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By Scaldasole BooksTV & Film
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  • What's Up Doc?
    PerchΓ© il documentario Γ¨ stato uno dei generi cruciali, maggiormente riconosciuti e ammirati, del cinema italiano contemporaneo? E perchΓ©, soprattutto, Γ¨ il luogo in cui meglio si riflette sul ruolo delle immagini nel mondo?

    Questo incontro affronterΓ  le forme attraverso cui il cinema documentario prova a tradurre e mediare il mondo, interrogandosi sul motivo per cui percepiamo le sue immagini come qualcosa di β€œreale” rispetto a quelle del cinema di finzione. Negli ultimi venticinque anni, infatti, il documentario si Γ¨ affermato non semplicemente come un genere tra gli altri, ma come un campo di pratiche capace di ridefinire continuamente il rapporto tra immagini e realtΓ , configurandosi come spazio estetico ed etico in cui si mettono in discussione il potere delle immagini, la responsabilitΓ  dello sguardo e la posizione dello spettatore. La relazione con la letteratura, esplicita o indiretta, attraversa molte delle esperienze analizzate nel volume, mostrando come ogni gesto di messa in forma del reale sia anche un atto narrativo.

    Luca Mosso e Giulio Sangiorgio, critici cinematografici e curatori del numero 611/612 della rivista Bianco e Nero, proveranno a dare risposta a queste domande, affrontando tali questioni con particolare attenzione ai maggiori esponenti e alle opere piΓΉ significative del cinema documentario contemporaneo in Italia.

    A questo intervento dalla natura introduttiva seguiranno altri due incontri, nei quali Giulio Sangiorgio dialogherΓ  coi registi Massimo D'Anolfi e Michelangelo Frammartino, approfondendo il genere documentario alla luce della loro poetica.
    1 hr 2 min
  • Una piccola parte del tutto
    Dal 2006 Massimo D’Anolfi porta avanti la sua pratica cinematografica insieme a Martina Parenti: un cinema documentario che mantiene una dimensione artigianale, basata sulla ricerca sul campo.

    Nei loro film D'Anolfi e Parenti hanno sempre applicato il proprio sguardo senza prendere posizione in alcuna altra forma. In questo modo il loro cinema ha acquisito una profonditΓ  quasi saggistica, indagando attraverso il loro sguardo temi complessi come il funzionamento di infrastrutture civili (nei film Il castello e Blu) e il potere militare (in Materia oscura e Guerra e pace).

    Senza utilizzare parole, i loro film riescono a mettere in relazione temi come la resistenza anticoloniale dei nativi americani, le statue del Duomo di Milano e le forme di vita unicellulare (in Spira Mirabilis), fino all'indagine sugli altri regni del mondo non umano di Bestiari, erbari, lapidari.
    D'Anolfi e Parenti esprimono cosΓ¬ un senso di interconnessione con tutto ciΓ² che Γ¨ altro dall’umano, attraverso immagini nelle quali la molteplicitΓ  di tempi diventa percepibile dal nostro sguardo come stratificazioni geologiche.

    In questo incontro, Giulio Sangiorgio dialogherΓ  con Massimo D'Anolfi per una lettura del genere documentario alla luce della sua poetica.
    1 hr 8 min
  • Danza e cinema. Il corpo filmico e coreografico di Yvonne Rainer
    𝐏𝐫𝐚𝐭𝐒𝐜𝐑𝐞 𝐜𝐒𝐧𝐞𝐦𝐚𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐒𝐜𝐑𝐞 𝐝𝐒 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐒𝐯𝐒𝐬𝐒𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞π₯ 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞
    π·π‘Žπ‘›π‘§π‘Ž 𝑒 π‘π‘–π‘›π‘’π‘šπ‘Ž. 𝐼𝑙 π‘π‘œπ‘Ÿπ‘π‘œ π‘“π‘–π‘™π‘šπ‘–π‘π‘œ 𝑒 π‘π‘œπ‘Ÿπ‘’π‘œπ‘”π‘Ÿπ‘Žπ‘“π‘–π‘π‘œ 𝑑𝑖 π‘Œπ‘£π‘œπ‘›π‘›π‘’ π‘…π‘Žπ‘–π‘›π‘’π‘Ÿ

    π‘Œπ‘£π‘œπ‘›π‘›π‘’ π‘…π‘Žπ‘–π‘›π‘’π‘Ÿ (1934) Γ¨ una danzatrice, coreografa e cineasta americana, nota per essere una delle fondatrici del π½π‘’π‘‘π‘ π‘œπ‘› π·π‘Žπ‘›π‘π‘’ π‘‡β„Žπ‘’π‘Žπ‘‘π‘’π‘Ÿ , collettivo artistico di importanza centrale per la danza del XX secolo, nato negli Stati Uniti tra gli anni 60 e 70 e considerato movimento ideatore della π‘π‘œπ‘ π‘‘π‘šπ‘œπ‘‘π‘’π‘Ÿπ‘› π‘‘π‘Žπ‘›π‘π‘’. La sua estetica radicalmente anti spettacolare, espressa nel π‘π‘œ π‘€π‘Žπ‘›π‘–π‘“π‘’π‘ π‘‘π‘œ del 1965, si sviluppa attraverso entrambe le discipline (danza e film), rifiutando inizialmente ogni tipo di narrazione ed emotivitΓ . Nella ricerca e pratica coreografica e cinematografica di Yvonne Rainer centrale Γ¨ la questione dello sguardo, sia dal punto di vista del danzatore che dello spettatore. La coreografa interroga i fondamenti dello sguardo nei confronti del corpo in movimento e del gesto danzante, nella sua presenza fisica o nella sua rappresentazione in immagini filmiche. Come poter guardare senza riprodurre logiche di dominio e seduzione? Attraverso la visione e il commento delle sue brevi piΓ¨ces filmiche e la sua fondamentale partitura coreografica, π‘‡π‘Ÿπ‘–π‘œ 𝐴, osserveremo in che modo la costruzione dell’immagine in movimento sia fortemente influenzata dalla sua conoscenza del corpo e della danza.
    A cura di Giulia Basaglia


    Giulia Basaglia, Γ¨ attualmente libraia. Dopo una prima formazione in Lettere Moderne all'UniversitΓ  Statale di Milano prosegue il suo percorso specializzandosi in Organizzazione dello spettacolo dal vivo presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano. Collabora in seguito con le compagnie di danza contemporanea ZappalΓ  danza, MK, Santasangre e cura il lavoro della danzatrice e coreografa Annamaria Ajmone. In seguito prosegue gli studi a Parigi, presso l'UniversitΓ  Paris 8 Vincennes - Saint Denis specializzandosi in Storia dell'arte e Estetica della danza con una doppia ricerca incentrata sull'esposizione della danza contemporanea all'interno di spazi museali e sulla ricerca e pratica della coreografa e danzatrice Lisa Nelson, importante figura della postmodern dance.
    48 min
  • Gli home movies tra memoria e oblio
    𝐏𝐫𝐚𝐭𝐒𝐜𝐑𝐞 𝐜𝐒𝐧𝐞𝐦𝐚𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐒𝐜𝐑𝐞 𝐝𝐒 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐒𝐯𝐒𝐬𝐒𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞π₯ 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐺𝑙𝑖 β„Žπ‘œπ‘šπ‘’ π‘šπ‘œπ‘£π‘–π‘’π‘  π‘‘π‘Ÿπ‘Ž π‘šπ‘’π‘šπ‘œπ‘Ÿπ‘–π‘Ž 𝑒 π‘œπ‘π‘™π‘–π‘œ. π‘ƒπ‘Ÿπ‘Žπ‘‘π‘–π‘β„Žπ‘’ 𝑑'π‘Žπ‘Ÿπ‘β„Žπ‘–π‘£π‘–π‘œ 𝑒 𝑑𝑖 "π‘Ÿπ‘–π‘’π‘ π‘œ" 𝑑𝑒𝑙 π‘π‘–π‘›π‘’π‘šπ‘Ž π‘Žπ‘šπ‘Žπ‘‘π‘œπ‘Ÿπ‘–π‘Žπ‘™π‘’

    Il patrimonio filmico costituito dai cosiddetti film di famiglia (β„Žπ‘œπ‘šπ‘’ π‘šπ‘œπ‘£π‘–π‘’π‘ , π‘“π‘–π‘™π‘š 𝑑𝑒 π‘“π‘Žπ‘šπ‘–π‘™π‘™π‘’) Γ¨ ormai da diversi decenni al centro delle attenzioni nell’ambito delle pratiche archivistiche e artistiche e della ricerca accademica, sia in Italia che a livello internazionale. Varcando le soglie degli archivi che si occupano con scrupolo e passione del loro recupero – attraverso le attivitΓ  di restauro, digitalizzazione e catalogazione – questi film vengono quindi β€œsradicati” dal loro contesto originario, la famiglia: da documenti filmici concepiti e fruiti in una ristretta cerchia famigliare, si trasformano in patrimonio culturale a disposizione della collettivitΓ . Ripercorrendo le tappe del nuovo percorso di vita di alcuni di questi film, e soffermandosi sulle pratiche d’archivio e le possibilitΓ  di riuso e rielaborazione, l’incontro vuole porre l’attenzione sulla molteplicitΓ  di sguardi, letture e riflessioni che si schiudono alla loro visione.Β 
    AΒ cura di Karianne Fiorini

    Karianne Fiorini si occupa di film di famiglia dai primi anni Duemila, nella veste di archivista, ricercatrice e curatrice indipendente. Tra il 2003 e il 2015 Γ¨ tra i fondatori e responsabili di Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna, per poi dedicarsi all'elaborazione dei percorsi di formazione Re-framing home movies - Residenze in archivio dedicati al riuso creativo dei film di famiglia, e alla formazione in ambito accademico. Dal 2023 Γ¨ docente di Storia e fonti del documento audiovisivo nell'ambito della Scuola di specializzazione in beni archivistici e librari dell'UniversitΓ  Sapienza di Roma e dal 2020 Γ¨ Presidente di Re-framing home movies - Associazione nazionale per la salvaguardia e la valorizzazione dei film di famiglia e delle memorie audiovisive private.
    1 hr 5 min
  • RealtΓ  chimera. Percorsi di trasfigurazione del reale, tra cinema documentario e sperimentale
    𝐏𝐫𝐚𝐭𝐒𝐜𝐑𝐞 𝐜𝐒𝐧𝐞𝐦𝐚𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐒𝐜𝐑𝐞 𝐝𝐒 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐒𝐯𝐒𝐬𝐒𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞π₯ 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞
    π‘…π‘’π‘Žπ‘™π‘‘π‘ŽΜ€ π‘β„Žπ‘–π‘šπ‘’π‘Ÿπ‘Ž. π‘ƒπ‘’π‘Ÿπ‘π‘œπ‘Ÿπ‘ π‘– 𝑑𝑖 π‘‘π‘Ÿπ‘Žπ‘ π‘“π‘–π‘”π‘’π‘Ÿπ‘Žπ‘§π‘–π‘œπ‘›π‘’ 𝑑𝑒𝑙 π‘Ÿπ‘’π‘Žπ‘™π‘’, π‘‘π‘Ÿπ‘Ž π‘π‘–π‘›π‘’π‘šπ‘Ž π‘‘π‘œπ‘π‘’π‘šπ‘’π‘›π‘‘π‘Žπ‘Ÿπ‘–π‘œ 𝑒 π‘ π‘π‘’π‘Ÿπ‘–π‘šπ‘’π‘›π‘‘π‘Žπ‘™π‘’

    Uno dei paradigmi genetici della cultura cinematrografica Γ¨ quello di un’arte capace di restituire trasparentemente la realtΓ : rappresentare per farci vedere come le cose sono. Ma Γ¨ davvero possibile? Nel regime smart dell’informazione, dove ogni esperienza e ogni angolo di mondo sono potenzialmente comunicabili e a portata di like, il cinema sembrerebbe chiamato invece a lavorare su quello che altri linguaggi letteralmente rimuovono: inquadrare, osservare, e persino raccontare, sono sempre atti di trasfigurazione, in cui ci Γ¨ tanto piΓΉ possibile lambire la flagranza irriducibile del reale, quanto piΓΉ siamo capaci di abbracciare la dimensione inconscia delle immagini. Montaggio, straniamento e fuori campo concorrono a definire l’epifania relazionale del dispositivo cinema: mentre noi guardiamo il mondo, il mondo ci ri-guarda.Β 
    A cura di Marco Longo

    Marco Longo, produttore creativo per Berenice Film, si occupa di documentario e progettazione transdisciplinare, con attenzione al dialogo tra cinema e arti performative. Insegna materie audiovisive al CISA di Locarno, all’ICMA di Busto Arsizio e collabora con la Civica Scuola di Cinema L. Visconti, la Fondazione San Fedele, il Locarno Film Festival. È programmer per FuoriFormato Festival a Genova, e redattore della rivista online Filmidee.
    56 min
  • Il cinema dei sonnambuli. Sogni mediali e tecnologie del risveglio
    𝐏𝐫𝐚𝐭𝐒𝐜𝐑𝐞 𝐜𝐒𝐧𝐞𝐦𝐚𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐒𝐜𝐑𝐞 𝐝𝐒 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐒𝐯𝐒𝐬𝐒𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞π₯ 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞
    𝐼𝑙 π‘π‘–π‘›π‘’π‘šπ‘Ž 𝑑𝑒𝑖 π‘ π‘œπ‘›π‘›π‘Žπ‘šπ‘π‘’π‘™π‘–. π‘†π‘œπ‘”π‘›π‘– π‘šπ‘’π‘‘π‘–π‘Žπ‘™π‘– 𝑒 π‘‘π‘’π‘π‘›π‘œπ‘™π‘œπ‘”π‘–π‘’ 𝑑𝑒𝑙 π‘Ÿπ‘–π‘ π‘£π‘’π‘”π‘™π‘–π‘œ

    Il cinema si Γ¨ sempre interessato a sonnambuli e sognatori. Eppure, non Γ¨ semplice capire come le immagini materiali possano somigliare ai sogni. Alcuni autori hanno cercato di replicare in immagini e sovrimpressioni la bizzarria dei sogni (dal primo film psicoanalitico di Pabst alle esplorazioni nell’inconscio di Lynch, passando per i sogni hitchcockiani scenografati da DalΓ¬); altri hanno equiparato lo schermo del sogno e quello del cinema (Buster Keaton, ma anche il cinema terapeutico di Les MystΓ¨res des roches de Kador di LΓ©once Perret del 1912); infine, le recenti produzioni di realtΓ  virtuale sembrano le piΓΉ adatte a replicare il carattere immersivo delle immagini oniriche (come ad esempio The Key di CΓ©line Tricart). In un percorso a metΓ  strada tra cultura visuale e archeologia dei media, cercheremo di capire come l’inconscio possa esteriorizzarsi e diventare immagine mediale e collettivamente esperibile.Β 
    A cura di Giancarlo Grossi

    Giancarlo Grossi Γ¨ ricercatore di Cinema, fotografia, televisione presso l’UniversitΓ  Cattolica del Sacro Cuore. Si occupa dal punto di vista dell’ archeologia dei media dell’ intersezione tra cinema e psicologia. Tra le sue pubblicazioni, i libri Le regole della convulsione. Archeologia del corpo cinematografico (Meltemi, 2017) e La notte dei simulacri. Sogno, cinema, realtΓ  virtuale (Johan & Levi, 2021).
    1 hr 3 min

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Pratiche cinematografiche di condivisione del sapereΒ Γ¨ un ciclo dedicato al cinema di confine, un cinema che mette al centro l’esperienza dello spettatore e la sua percezione come…