Tamside

Preferisco


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In questa puntata parlo del valore dell’anonimato e dell’umiltà: due gesti semplici che ci insegnano a stare al mondo senza inseguire maschere o soldi. Ricordo che i titoli autentici che diamo alle nostre giornate sono ciò che costruisce davvero il nostro cammino, e che prima di amare un cuore bisogna attraversarne ogni strato, come si attraversa una roccia che si sgretola e diventa un luogo dove riposare.


Rifletto su quanto sia fragile chi si agita: spesso chi sembra muoversi troppo ha solo bisogno di una gita, di un respiro. E insisto sul fatto che la dignità è una chiamata che merita risposta. Parlo poi del “melting pot” delle esperienze: ciò che impariamo diventa un ponte, un modo per stare a galla quando tutto sembra affondare. L’unico vero salvagente è il silenzio che ti permette di dire: “Io ho questo, e va bene così”.


Racconto che non serve competere su chi ha più problemi: vale di più chi usa il proprio sapere per aiutare l’altro. Le parole non devono restare suono, ma trasformarsi in azione o in silenzio che pensa.


Spiego il senso del verbo “preferisco”: quel “pre” è tempo, è calma, è la possibilità di scegliere con lucidità. Anche il rischio, a volte, parla a bassa voce proprio perché ci invita a riflettere. Nei litigi ci si taglia con parole appuntite, ma è vero che anche le parole che feriscono lo fanno perché tengono a noi, perché smuovono, perché obbligano a guardare meglio l’altro.


Concludo invitando chi ascolta a prendersi un attimo davanti allo specchio: a ridere, a parlare con la parte migliore di sé, a chiedere se ha voglia di una chiacchierata, di due schizzi d’acqua e di qualche lezione gratuita di sorriso.

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