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Nel mese di Nisan, il ventesimo anno del re Artaserse,
il vino stava davanti al re; io lo presi e glielo versai.
Io non ero mai stato triste in sua presenza.
Il re mi disse: «Perché hai l’aspetto triste? Eppure non sei malato;
non può essere altro che per una preoccupazione».
Allora fui colto da grande paura, e dissi al re: «Viva il re per sempre!
Come potrei non essere triste quando la città dove sono le tombe dei miei padri
è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco?»
E il re mi disse: «Che cosa domandi?»
Allora io pregai il Dio del cielo;
poi risposi al re: «Se ti sembra giusto e il tuo servo ha incontrato il tuo favore,
mandami in Giudea, nella città dove sono le tombe dei miei padri, perché io la ricostruisca».
Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: «Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai?»
La cosa piacque al re, che mi lasciò andare, e gli indicai una data.
—
(Neemia 2:1-6 – LA BIBBIA)
Serie completa pensieri sul libro di Neemia
Può capitare a tutti di trovarsi in situazioni che richiedono una certa reattività, situazioni in cui non abbiamo molto tempo per decidere cosa dire e, inoltre, la nostra risposta può essere decisiva.
Nel caso di Neemia, interrogato dal re, una risposta non soddisfacente poteva costargli la vita! Infatti, Neemia stava svolgendo il suo compito di coppiere, versando il vino nella coppa del re, quando il re lo interrogò circa la sua tristezza, il suo cattivo umore così visibile. Neemia fu colto da grande paura perché essere tristi davanti ad un re poteva essere interpretato come un’insoddisfazione per il proprio servizio presso di lui. Le conseguenze sarebbero potuto essere davvero spiacevoli per Neemia.
Inoltre, sappiamo dal libro di Esdra che il re Artaserse aveva già interrotto la costruzione delle mura di Gerusalemme in precedenza. Non sembrava quindi prudente chiedere a quel medesimo re un permesso per andare a ricostruire le mura! La situazione era molto delicata.
Eppure Neemia trovò il coraggio di esprimere il motivo della sua tristezza: la sua amata città di Gerusalemme era ancora in rovina; come poteva non essere triste?
A questo punto, quando il re domandò quali erano le sue richieste, leggiamo una frase che mi ha colpito molto: “Allora io pregai il Dio del cielo;” poi risposi al re…”. Neemia era sotto pressione, incalzato da una domanda del re, eppure pregò prima di rispondere. Ma come fece a pregare nel tempo che intercorreva tra la domanda del re e la propria risposta? Quanto durò questa preghiera?
Credo sia logico pensare ad una preghiera quasi istantanea, del tipo:“Signore, è questa l’occasione che aspettavo? Dammi tu il coraggio di parlare.”
Subito dopo, infatti, Neemia trovò il coraggio di rispondere con la sua richiesta di poter tornare in Giudea...