Finora, in questa serie, abbiamo parlato di tumori che si manifestano inizialmente in una parte ben precisa del corpo: seno, prostata, polmone, fegato, cervello, stomaco e colon. Nel tempo, per ciascuna di queste neoplasie (e per tutte le altre note) sono state studiate e individuate delle cure specifiche. Grazie ai progressi della ricerca, negli ultimi anni questa impostazione si è arricchita delle procedure di cui ci parla Michele Milella, docente di Oncologia medica e direttore del dipartimento di Ingegneria per la medicina di innovazione dell’Università di Verona.
Oggi, l’accesso a cure personalizzate è sempre più una realtà che cambia in modo radicale l’impostazione delle cure in campo oncologico. I farmaci cosiddetti agnostici sono la nuova frontiera della terapia oncologica: non colpiscono più un solo tipo di tumore, come fa la gran parte dei medicinali attuali, ma vanno a bersagliare un gruppo di geni mutati, potenzialmente responsabili dello sviluppo della malattia. Si tratta di geni «ubiquitari», che sono cioè comuni a diversi tumori, indipendentemente dall’organo in cui originano. Tutto questo lo ha sperimentato in prima persona Mario, un paziente che ha affrontato tre tumori diversi, sfruttando queste nuove possibilità di cura.