L'ospite di questa puntata è Martin Giovanazzi, aspirante guida alpina e maestro di sci della Valle del Sarca. Cresciuto in una famiglia legata profondamente alla montagna, racconta il proprio modo di vivere l’alpinismo come un’esperienza soprattutto condivisa: un’avventura fatta di linee nuove, compagni di cordata, amicizie che diventano fratellanza e storie da riportare a valle.
La conversazione si apre dal suo rapporto con la montagna e con il rischio. Per Giovanazzi, il limite non è una soglia fissa, ma qualcosa che si ridefinisce continuamente: in base all’ambiente, alle condizioni, alle persone con cui si è legati in cordata e alla capacità di dire “no” quando la situazione lo richiede.Il cuore della puntata è il racconto di due esperienze che hanno segnato profondamente il suo modo di stare in montagna: la morte del padre, travolto da una valanga quando Martin era ancora piccolo, e un grave incidente personale sugli sci, in cui è caduto per centinaia di metri in un canale ghiacciato.
Da queste esperienze nasce una consapevolezza forte: la montagna resta il luogo della bellezza e della libertà, ma ogni scelta va misurata anche pensando a chi resta a casa.In parallelo, Martin racconta il valore della professione di guida alpina: accompagnare le persone non significa solo portarle in cima, ma insegnare loro a leggere l’ambiente, valutare i pericoli, ascoltarsi e riconoscere quando è il momento di tornare indietro. Una forma di trasmissione che per lui è anche un modo per restare vicino alla figura del padre.La puntata si chiude sul tema della memoria.
Martin racconta alcune vie aperte e dedicate a persone care, tra cui una linea in ricordo del padre e Super Nava, dedicata all’amico Simone Navarini. La montagna diventa così anche uno spazio in cui trasformare il dolore in un gesto condiviso, lasciando tra le pareti un segno di affetto, amicizia e continuità.