Prima domenica di Quaresima, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:
"In questa prima domenica di Quaresima la liturgia ci chiede con chi vogliamo stare: con Adamo ed Eva che hanno scelto la via della disobbedienza a Dio, oppure con Cristo, il nuovo Adamo che, invece, ha percorso la via dell’obbedienza e della fedeltà.
La prima lettura, tratta dal Libro della Genesi, ci conduce alle origini della nostra esistenza e ci aiuta a scoprire la verità su noi stessi. Ci ricorda che l’uomo è plasmato dalla terra, è polvere, quindi creatura fragile, limitata, non autosufficiente. Ma quella polvere è stata raggiunta dal soffio di Dio. L’essere umano, dunque, non è soltanto materia, ma creatura voluta a immagine e somiglianza di Dio, chiamata alla comunione con Colui che gli ha dato la vita. In questa sta la sua vera dignità e grandezza. Proprio per custodire questa verità, Dio pone un limite: non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male. Non si tratta di un divieto capriccioso, ma del segno concreto che l’uomo non è il Creatore e a Lui deve la sua esistenza.
È precisamente su questo punto che si inserisce la tentazione. Il serpente insinua ad Eva un dubbio sottile che genera sospetto nei confronti di Dio: “Dio non ti vuole bene. Ti sta togliendo qualcosa. Ha paura di te, perché teme che tu possa diventare come Lui. Allora non obbedire”. La tentazione nasce quando il limite, che è custodia della comunione, viene reinterpretato come ostacolo alla felicità. Da qui prende forma il peccato: la pretesa di essere la misura di tutto, di vivere senza riferimento a Colui dal quale veniamo. La donna vede che il frutto è bello agli occhi, buono da mangiare, desiderabile per acquistare saggezza, e lo prende. Il testo è molto realistico: il peccato non si presenta mai come qualcosa di evidentemente brutto o distruttivo. Non avrebbe presa su di noi. Si presenta, invece, sotto le apparenze del bene: come qualcosa di attraente, promettente, persino ragionevole. Non scegliamo il male perché lo riconosciamo come tale, ma perché lo scambiamo per un bene più facile, più immediato, più nostro. Ed è proprio in questo scambio che si consuma l’inganno. E quando ci si lascia ingannare, il risultato è drammatico: “Si aprirono gli occhi e si accorsero di essere nudi.” La promessa era: diventerete come Dio. Il risultato è: paura, vergogna, rottura. Il peccato non rende più grandi; rende più soli".
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