(voce di SopraPensiero)
Padrone e Cane
Come avviene per tanti artisti contemporanei quando scopriamo i b-sides e ci accorgiamo che esiste un panorama assolutamente interessante di certi brani degli stessi autori che niente hanno da invidiare ai successi riconosciuti, allo stesso modo nella letteratura incontriamo tante cosiddette operette brevi, all’ombra dei capolavori, che si rivelano delle preziosità indiscutibili. Thomas Mann( 1875-1955) è conosciuto per la Montagna Incantata o la morte a Venezia. Dovrebbe essere famoso anche per i suoi brevi racconti, piccoli, ma intensi, descrittivi ed emozionanti. Se fosse un quadro sarebbe caratterizzato da pennellate leggere, chiaroscuri e nonostante l’oggettività delle descrizioni anche dalla molteplicità delle interpretazioni.
Bauschan è un cane che è stato raccolto per compassione dallo scrittore quando era fragile, macilento e triste; fra i due si instaura un rapporto amichevole che però non è caratterizzato da una visione buonista ed affettata, ma da un’interazione leale e sincera di libertà e felicità che emerge anche dalle liti e dai piccoli scontri che i due si trovano a vivere. Bontà di sentimenti e prospettive non banalità o buonismi che lasciano il tempo che trovano e che oggi abbandano negli slogan superficiali e non ragionati di certa società 2.0
Comunque la loro amicizia è vera e paragonabile ad un rapporto umano e Bauschan si affeziona realmente al suo dio tanto da non volerlo mai lasciare, quasi consapevole che l’uomo stesso non potrebbe fare a meno di lui.
Le gioie comuni rafforzano quel senso di attaccamento reciproco cementato da un’amicizia che vive,sopravvive e trova ogni giorno nuova linfa nonostante abitudini di vita estremamente differenti; il quadrupede e l’essere umano hanno individuato un equilibrio tanto razionale nella convivenza e nella condivisione, quanto romantico nell’avverarsi di un sogno che dipinge un’isola a loro misura, abile a dividerli ed isolarli per pochi momenti dal mondo ordinario. Perchè fra loro esiste un linguaggio che li lega e che nessuno, a parte i due diretti interessati è in grado di decifrare.
Mann è davvero capace di coinvolgere i suoi lettori entrando nella psicologia animalesca, traducendola con canoni umani e presentando i punti in comune fra i due orizzonti, quello umano e quello animale. Un piccolo mondo diventa un Grande racconto, a tratti dinamico, per certi versi commovente ma anche ironico ed autoironico. Mann ci descrive le abitudini della giornata, le piccole preziosità e le grandi situazioni della vita quotidiana attraverso il punto di vista del cane, quello dell’uomo, dando vita ad una visione di insieme dove la reale attrice protagonista è l’amicizia, elevata a concetto universale, non gli attori esseri viventi che invece recitano la parte di co-protagonisti.
E poi c’è la gioia di tutte le mattine, quelle in cui il cane fa mille piroette e scodinzola effettuando dei movimenti di allegria ed imbranataggine. E vengono fuori anche le sensazioni contrastanti del padrone che ama il suo amico, ma allo stesso tempo è colto talvolta da momenti di stanchezza e spossatezza nella gestione di questo simpatico intruso tanto impegnativo. Da non perdere le passeggiate in campagna dei due amici, momenti nei quali il rapporto a tratti si rafforza, a tratti entra in piccole crisi, per celebrare sempre e comunque il trionfo dell’amicizia.
Coloro che hanno un qualsiasi tipo di animale, un cane, un gatto un cavallo o altri amici di vita non possono perdere questo appuntamento con la psicologia animalesca, proprio perché tali fedeli coinquilini pur non avendo il dono della parola, si fanno capire con gli occhi, con i versi e con la loro compagnia.
Il piccolo racconto di Mann rappresenta un viaggio interiore che si crea dalla prospettiva di due punti di vista differenti ma che sono uniti e coesi da un minimo comun denominatore: la lealtà amichevole.
Emerge senza dubbio il rapporto con la natura che se per il p[...]