(Testo di riferimento: Matteo 6,1-18 - La Bibbia)
Ciao a tutti.
Benvenuti al dodicesimo episodio della serie sul vangelo di Matteo. Stiamo analizzando il sermone sul monte e siamo arrivati ad una sezione in cui Gesù mise in luce le motivazioni interiori che guidano gli atteggiamenti religiosi esteriori... Un tema decisamente interessante... Vi lascio il tempo di iscrivervi al canale se non lo avete ancora fatto, e poi entriamo in tema.
«Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, per essere osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli. (Matteo 6,1)
Nelle sezioni precedenti abbiamo visto che Gesù aveva invitato i suoi discepoli a non considerare i farisei come uno standard di devozione a Dio insuperabile, anzi ognuno di loro avrebbe dovuto andare oltre lo standard farisaico per piacere a Dio. Gesù ci aveva lasciati di stucco con la sua interpretazione autorevole della legge che dimostrava l'inefficacia dell'approccio farisaico.
Nel capitolo che stiamo leggendo, Gesù spostò la sua attenzione sulle motivazioni interiori che potevano spingere alcune persone a mostrare la loro pietà, la loro devozione a Dio, in pratiche buone ma per motivi cattivi, ovvero per essere visti dagli altri uomini, più che per piacere a Dio.
Gesù fu chiarissimo sul fatto che, se le motivazioni sono sbagliate, non devi aspettarti l'approvazione di Dio. Infatti, se quello che cerchi è l'approvazione degli uomini, quello è il premio che avrai!
Come vedremo in questa sezione Gesù esemplifica questo principio riferendosi a tre pratiche che erano considerate essenziali per un Giudeo devoto: l'elemosina, la preghiera e il cosiddetto "digiuno".
Proseguiamo la lettura:
Quando dunque fai l'elemosina, non far suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. Ma quando tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, affinché la tua elemosina sia fatta in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. (Matteo 6,2-4)
Ovviamente è una buona cosa fare l'elemosina, facendo offerte per aiutare qualcuno che si trova nel bisogno, ma cosa accade quando il dono diventa una scusa per attirare l'attenzione sul donatore agli occhi dell'opinione altrui?
"Quello è il premio che ne hanno", afferma Gesù. In sostanza il donatore riceve esattamente il premio che stava perseguendo, quello di essere apprezzato dagli uomini per la sua generosità. Ma il Signore, che conosce le sue motivazioni, non resterà particolarmente impressionato.
Invece, se una persona dona senza preoccuparsi che nessuno conosca l'entità del suo dono, anzi senza curarsi neppure che altri vengano a sapere del suo dono, allora lo farà proprio perché è spinto dall'amore verso il prossimo e dal desiderio di piacere a Dio.
L'espressione di Gesù "non sappia la tua sinistra quel che fa la destra" si riferiva proprio al non spargere la voce per ottenere il riconoscimento degli altri, ma a tenere la cosa segreta. Dio conosce anche i gesti compiuti in segreto, ne tiene conto e in qualche modo mostrerà la sua approvazione.
Lo stesso valeva per la preghiera. Quali erano le motivazioni che spingevano a pregare, soprattutto in pubblico? Leggiamo...
«Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne ha...