Angelo Spina.
Famiglia partita da Siniscola per il Belgio negli anni ’60: carbone, turni infiniti e quella vita che ti fa crescere in fretta. Gli chiedo: “Italia. La prima cosa che ti viene in mente?”
Non esita un secondo:
“Casa nostra, Siniscola.” Non dice “patria”. Non dice “paesaggio”.
Dice casa nostra — quella piccola, con il mare che ti chiama da 400 metri.
La Caletta. L’odore di salsedine. La montagna dietro.
Il suo sogno? Andare a caccia con lo zio, niente di epico… eppure è epico. Torna una-due volte l’anno.
E sì, vorrebbe viverci.
Ma in Belgio c’è il lavoro sicuro, l’officina Alfa/FIAT/Jeep, la casa comprata.
Il solito paradosso della diaspora:
la vita costruita altrove, il cuore parcheggiato a Siniscola.