Torino è divisa. La tensione profonda che attraversa la città può essere colta come guerra civile, condizione immanente e permanente della forma moderna della relazioni sociali: una lotta intestina e costante tra modi di esistenza incompatibili, dove la pacificazione urbana esige una violenza sociale costante, razzista, classista. Questa violenza non si esaurisce nella repressione esplicita, nella polizia in senso stretto, ma comprende tutte le pratiche e i discorsi apparentemente “pacifici” attraverso cui la macchina urbana definisce, confina e rimuove dallo spazio tutte le presenze considerate eccedenti e pericolose. La coesione civile emerge come effetto di questa violenza, continuamente messa alla prova dalla presenza, dentro alla città, di popolazioni irriducibili o ostili al suo ordine.
Alle Basse di Stura la guerra civile dall’alto verso il basso mostra il suo volto più crudo: discarica tossica e umanità in eccesso, veleno industriale e sgomberi, la modernità che produce scarti e poi li ricicla o li sacrifica, per creare altro valore e altra polizia. Eppure, conserva anche la possibilità di guerra civile dal basso contro l’alto: l’illegalismo abitativo, le resistenze agli sgomberi, sfidano l’ordine della proprietà e della sicurezza, sono forme di non-sottomissione e conflitto praticate da chi è tagliato fuori dalla città.
Ne parliamo con Manuela Cencetti, autrice di “Sgomberi Dolci. La violenza contro campi rom, baraccopoli e occupazioni abitative” (Eris, 2026). Un libro che smaschera quarant’anni di guerra urbana contro i poveri “cattivi”, condotta anche dalla sinistra e dal terzo settore – i “buoni”, con la loro retorica partecipativa che nasconde la spietata logica securitaria della città.
00.00 – La guerra civile interna a Torino
04.55 – Le Basse di Stura, zone trasformate in discarica dall’industrializzazione, ospitano baraccopoli concentrate in quell’area per mano di altri sgomberi, e che il Comune minaccia oggi di sgomberare tramite fondi PNRR
16.50 – Dalle Ferriere FIAT alla Spina 3 si svela la continuità tra la violenza industriale del capitalismo degli Agnelli e la sua attuale “rigenerazione”, che ricicla gli scarti in capitale urbano e controllo poliziesco
23.00 – La nascita dei cosiddetti “campi rom” legali negli anni Settanta, dispositivo amministrativo che traduce l’eccedenza umana in categoria etnica confinabile, a cui si affianca la creazione di una polizia locale “per nomadi”
34.07 – La figura eccedente dei baraccati negli anni Cinquanta-Sessanta, tollerati perché funzionali alla produzione, ma costruiti come scarto e minaccia sociale
41.00 – La proliferazione delle baraccopoli illegali dagli anni Ottanta, legate a migrazioni, guerre e l’allargamento a est del mercato del lavoro UE. La figura del campo come logistica dell’eccedenza umana, tra mobilizzazione e immobilizzazione.
50.20 – Lo sgombero di Lungo Stura Lazio nel 2013-15: le destre parlano di ruspe, le sinistre di “sgomberi dolci”, che riproducono in forma partecipativa la gestione securitaria e mortifera della popolazione eccedente — scaricando sugli sgomberati la responsabilità della propria eliminazione e distinguendo tra poveri “buoni” e “cattivi” tramite lo strumento del patto di emersione.
01.08.05 – La risposta allo sgombero da parte dei “cattivi”: l’occupazione di Via Asti e l’immediata neutralizzazione
1.03.50 – Nella Torino ottocentesca, l’intervento dei Santi Sociali integrava disciplina morale e ordine pubblico, costituendo un modello di governo della povertà che, sotto l’etichetta di innovazione sociale e con la partecipazione del Terzo Settore, continua oggi a combinare assistenza, controllo e accumulazione finanziaria su scala più ampia.
1.06.15 – Oggi a Torino la guerra diventa paradigma esplicito di governo urbano: zone rosse, retate, sgomberi, ma anche nuove occupazioni delle case popolari e rottura della pacificazione urbana.