Provvedimenti disciplinari per aver espresso dissenso: è questa la vicenda che coinvolge alcuni studenti dell’Università degli Studi di Bergamo, destinatari di un procedimento avviato dopo la contestazione del 23 gennaio durante un evento con l’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori.
Quel giorno, un gruppo di studenti del collettivo Unibg for Palestine, regolarmente iscritti all’iniziativa, ha esposto uno striscione e letto un comunicato critico nei confronti dell’ospite, contestandone le posizioni considerate sioniste. L’azione si è svolta all’interno dell’aula e si è conclusa senza interruzioni permanenti dell’evento, con l’uscita dei manifestanti.
A distanza di un mese, l’ateneo ha notificato l’avvio di un procedimento disciplinare, richiamando presunte violazioni legate alla tutela della sicurezza e della dignità negli spazi universitari.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Gabriel e Diego, di UniBg for Palestine. Ascolta o scarica.
Di seguito il comunicato condiviso dal collettivo UniBg for Palestine.
“L’Università ha dimostrato per l’ennesima volta quanto non sia un’istituzione democratica, autonoma e aperta al dialogo come vuole far credere e noi come collettivo sentiamo il dovere di denunciare e di difenderci dalla forte repressione che stiamo subendo in questo momento.
In seguito ai fatti risalenti all’evento del 23 gennaio, in cui il nostro collettivo ha contestato l’europarlamentare Giorgio Gori e una frase detta in quell’occasione ed estrapolata dal contesto ha avuto rilievo nazionale, il Rettore aveva minacciato pubblicamente di procedere con provvedimenti disciplinari.
In data 20 febbraio nel tardo pomeriggio, quasi un mese dopo l’accaduto, alcuni studenti hanno ricevuto una mail di convocazione dal rettorato per l’avvio di un provvedimento disciplinare. Il lasso di tempo impiegato dalla governance per muoversi in questa direzione non è casuale, ma si inquadra in una strategia politica ben precisa.
Tutti noi siamo stati contattati l’ultimo giorno ritenuto valido dal regolamento, che prevede un massimo di 30 giorni dal fatto per poter essere convocati, una mossa subdola che ha il solo scopo di non permettere di organizzarci per il prossimo Senato e che cerca di allungare i tempi attendendo di fatto il placarsi dell’attenzione pubblica.
Nelle lettere di convocazione è descritto pedissequamente il ruolo che ognuno di noi ha avuto nella vicenda, come se ci trovassimo nell’aula di un tribunale, come se fosse un crimine esprimere il proprio dissenso nei confronti di chi appoggia un’ideologia razzista e suprematista e denunciare il ruolo della nostra istituzione nel genocidio in Palestina e nell’industria bellica.
Infatti, alcuni di noi hanno come unico “capo d’accusa” quello di aver fatto irruzione nell’aula e di aver interrotto un evento a cui di fatto erano regolarmente iscritti e a cui avevano tutto il diritto di partecipare per esprimere la propria opinione. Il dissenso non è un reato, ma lo diventa se si interrompe un evento di una persona importante e se mette in luce la complicità della nostra Università su scala nazionale.
Il nostro ateneo non è un luogo libero e disinteressato dalle dinamiche genocidarie del sionismo, del nostro governo e di tutti i Paesi occidentali. Per identificare gli studenti coinvolti la governance ha chiesto la collaborazione della Digos, un fatto gravissimo che si colloca nel clima repressivo che stiamo vivendo nel nostro Paese.
A Unibg interessa solo l’immagine che dà all’esterno in modo da poter mantenere i propri rapporti commerciali. Non appena il PD ha denunciato la nostra azione, con la solidarietà di personalità da destra a sinistra nei confronti di Gori e l’episodio ha avuto una risonanza mediatica, il rettore si è sentito in dovere di intervenire.
La stessa determinazione nel punirci non è mai stata applicata nell’impegnarsi seriamente a rescindere gli accordi in vigore con Israele e a interrompere ogni complicità con aziende belliche come
Leonardo S.P.A.
L’università è un’azienda e noi non possiamo permettere che le logiche di potere, di profitto e la repressione di questo governo la rendano un mero ingranaggio di questo sistema. Le nostre mozioni per sospendere gli accordi e istituire uno studio per indagare questi rapporti non sono state approvate dal Senato Accademico e sono state votate solo dopo due anni di lotta.
Noi studenti di Unibg4palestine rivendichiamo nuovamente la rabbia della frase detta in aula e sosteniamo la resistenza palestinese. Difendere un popolo che sta subendo un genocidio non può essere punito. Noi non lasceremo che la repressione termi la nostra lotta.
Chiediamo a gran voce a tutti gli studenti e cittadini di continuare a combattere per fermare la macchina genocidaria e di non fermarsi davanti a queste istituzioni ipocrite che vorrebbero ridurci al silenzio.
Con la stessa rabbia di sempre.