L’esercito israeliano attacca nuovamente una Flotilla. Nelle prime ore di mercoledì 8 ottobre, colpite in acque internazionali le 9 imbarcazioni di Freedom Flotilla Coalition (FFC) e Thousand Madleens to Gaza (TMTG), a 120 miglia nautiche dalle coste palestinesi di Gaza.
A bordo 145 persone, di numerose nazionalità, rapite insieme agli aiuti sanitari e alimentari destinati agli ospedali di Gaza. Ora sono in viaggio, contro la loro volontà, verso Ashdod, per l’imprigionazione – illegale – nel carcere di Ketziot, lo stesso della Global Sumud Flotilla, che conta ancora una mezza dozzina di persone dietro le sbarre.
Sulle 9 imbarcazioni di FFC e TMTG c’erano anche 9 persone con passaporto italiano, oltre a attivisti di mezzo mondo; sono soprattutto medici, alcuni parlamentari (non italiani, ma soprattutto spagnoli e francesi, tra cui l’eurodeputata dei Verdi Melissa Camara) e giornalisti.
Tra questi ultimi anche Henri Sulku, giornalista finlandese di Turning Point Mag.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Benedetta Argentieri, giornalista italiana e tra le fondatrici di Turning Point. Ascolta o scarica.
Subito dopo l’assalto, lanciati presidi e iniziative di piazza in mezza Italia; almeno una settantina le città mobilitate.
Appuntamento anche a Brescia, ore 18, in piazza Rovetta, mercoledì 8 ottobre, con il Coordinamento Palestina.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista di mercoledì 8 ottobre, in prima mattinata, con Michele Borgia attivista del Media Group in contatto con la Coalizione Internazionale della FFC Ascolta o scarica
La corrispondenza con Riccardo Farnetti, dell’ufficio stampa della Thousand Madleens to Gaza Ascolta o scarica
Su Radio Onda d’Urto Matteo, che fa parte del gruppo responsabile della logistica della Thousand Madleens to Gaza, che ci parla di quest’organizzazione Ascolta o scarica
Comunicato stampa della FFC:
“Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, l’esercito di occupazione israeliano ha attaccato e sequestrato la Flotilla in piene acque internazionali, a 120 miglia nautiche (220 km) da Gaza, commettendo un ennesimo atto di pirateria, in violazione palese del diritto marittimo internazionale e delle Convenzioni delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).
La Freedom Flotilla Coalition (FFC) e Thousand Madleens to Gaza (TMTG) confermano che le imbarcazioni dirette a Gaza — 8 barche a vela e la nave Conscience — sono state intercettate, abbordate con la forza e attaccate illegalmente alle 04:34 di oggi, mentre navigavano in una zona dove Israele non ha alcuna giurisdizione né diritto di intervento.
A bordo si trovavano equipaggi interamente disarmati, composti da medici, infermieri, giornalisti, parlamentari e attivisti internazionali. Tutte e tutti sono stati rapiti e sequestrati con la forza, mentre le 18 tonnellate di aiuti umanitari destinate a Gaza — medicinali, apparecchiature respiratorie, forniture alimentari e nutrizionali — sono state confiscate illegalmente.
Questi aiuti erano diretti principalmente agli ospedali di Gaza; dopo due anni di assedio e bombardamenti, la popolazione vive in condizioni di carestia e collasso sanitario, e i medici ci hanno chiesto aiuto, dato che non hanno più medicinali e sono esausti.
“Israele non ha alcuna autorità legale per detenere volontari internazionali a bordo di navi civili umanitarie”, ha dichiarato David Heap, membro della Canadian Boat to Gaza e del Comitato di Coordinamento della Freedom Flotilla Coalition. “Questo sequestro viola apertamente il diritto internazionale e sfida le ordinanze vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia, che impongono un accesso umanitario senza ostacoli a Gaza. I nostri volontari non sono soggetti alla giurisdizione israeliana e non possono essere criminalizzati per aver consegnato aiuti o denunciato un blocco illegale. La loro detenzione è arbitraria, illegittima e deve terminare immediatamente.”
Questo nuovo crimine segue il sequestro illegale e la detenzione arbitraria degli equipaggi delle navi della Global Sumud Flotilla, nonché delle precedenti missioni Handala e Madleen, e l’attacco con droni israeliani contro la nave Conscience lo scorso maggio nelle acque europee, che lasciò l’imbarcazione in fiamme e fuori uso.
Si tratta di una strategia deliberata di violenza e intimidazione, volta a impedire la solidarietà internazionale e a criminalizzare la cooperazione umanitaria. Israele mostra ancora una volta di non temere alcuna conseguenza, protetto dall’inerzia complice dei governi occidentali, che tacciono di fronte a crimini evidenti, violazioni sistematiche del diritto internazionale e atti di guerra contro civili disarmati.
Israele continua ad agire nell’impunità più assoluta, violando: le ordinanze vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) che impongono il libero accesso degli aiuti umanitari; le Convenzioni di Ginevra, che tutelano civili e operatori umanitari; il diritto del mare, che garantisce la libertà di navigazione in acque internazionali; e ogni principio etico e umano alla base del diritto internazionale.
La Freedom Flotilla Coalition e Thousand Madleens to Gaza denunciano con forza questo ennesimo crimine di guerra e chiedono a tutti i governi, alle Nazioni Unite, alla Corte Penale Internazionale e alla società civile mondiale di agire immediatamente per fermare l’escalation e imporre la fine dell’assedio genocida contro Gaza.
La fine immediata del blocco illegale e mortale imposto alla Striscia di Gaza;
La cessazione del genocidio israeliano contro la popolazione civile;
Il rilascio immediato e incondizionato di tutti i volontari rapiti;
La consegna diretta e immediata degli aiuti umanitari ai palestinesi, senza alcun controllo israeliano;
L’apertura di un’inchiesta internazionale indipendente sui crimini commessi contro la Flotilla e i suoi membri;
La piena responsabilità e condanna ufficiale per gli attacchi militari israeliani contro imbarcazioni civili umanitarie in acque internazionali.
La comunità internazionale ha il dovere morale e giuridico di reagire.
Ogni silenzio, ogni rinvio, ogni neutralità è complicità con il crimine.
Le nostre navi non portavano armi, ma coscienza, solidarietà e umanità.
Ed è proprio questo che Israele teme di più.