Anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, è tra i 20 indagati nell’ambito delle inchieste sull’urbanistica per le quali i pm hanno chiesto sei arresti. Le ipotesi di reato, sono di false dichiarazioni su qualità proprie o di altre persone relativamente alla nomina del presidente della Commissione per il paesaggio del Comune, Giuseppe Marinoni, e di induzione indebita a dare o a promettere utilità intorno al progetto del ‘Pirellino’ dell’architetto Stefano Boeri e dell’imprenditore Manfredi Catella, presidente del gruppo Coima. Nella richiesta di misure cautelari per l’Assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi i magistrati scrivono di “eversive degenerazioni dell’assessore in sintonia con il Sindaco Sala”.
Per la Procura a partire dal 2011 attorno alla Commissione paesaggio, organismo che valida le pratiche urbanistiche, è stato costruito un “Piano di governo del territorio ombra che al posto di garantire interessi pubblici garantiva quelli privati.
Era solo il 31 marzo scorso quando quando cittadinanza, associazioni, comitati avevano manifestato in piazza a Milano davanti Palazzo Marino per “chiedere un radicale cambio di passo nel governo della citta’. Non solo per fermare il DDL “Salva Milano” ma anche per dire basta ai diktat del “capitale finanziario immobiliare che da anni determina le trasformazioni urbanistiche” e che hanno trasformato il capoluogo meneghino nella capitale dell’emergenza abitativa e del consumo di suolo.
Nell’appello della manifestazione si leggeva: “Le indagini della Procura Milanese hanno scoperchiato un sistema che coinvolge politica, istituzioni milanesi, associazione dei costruttori, ordini professionali, un sistema di potere fondato sulla commistione tra ruoli pubblici e privati e dalle “porte girevoli” tra ambiti che dovrebbero rappresentare interessi sociali distinti. Ogni circostanza è stata buona per estrarre ricchezza senza redistribuzione, Expo(2015), PGT (2012-2019), Scali Ferroviari (2017), San Siro, Olimpiadi (2026), svendita del patrimonio pubblico abitativo: sono queste tutte occasioni nelle quali si è palesato l’obiettivo di messa a profitto di ogni mq del suolo urbano aderendo agli interessi della speculazione a discapito dei bisogni della cittadinanza”.
Solo pochi giorni fa invece la manifestazione “Città pubblica, case per tutti e tutte” del 3 luglio, che ha toccato luoghi significativi della “rigenerazione urbana” nel suo quadrante Sud-Est. Da Piazzale Lodi, con il Villaggio olimpico nell’ex Scalo di Porta Romana fino a Piazzale G. Rosa, nel quartiere di Corvetto, laboratorio di vecchie e nuove esclusioni, nucleo caratterizzato da grandi insediamenti di edilizia residenziale pubblica volutamente abbandonata e accerchiato dalle operazioni immobiliari circostanti.
La piattaforma della manifestazione, una convergenza tra vari soggetti, dai sindacati inquilini (Sicet e Unione inquilini) alle reti cittadine per il diritto all’abitare, ai centri sociali, ai comitati di inquilini e abitanti, a organismi del volontariato sociale, ai partiti della sinistra, non si limita solo a una critica al “malsviluppo” urbanistico di Milano, con la sua caratterizzazione speculativo-finanziaria, e alle sue conseguenze sociali (sfratti, gentrificazione, espulsione), ma propone punti qualificanti d’intervento politico in positivo, con obiettivi anche regionali e nazionali, caratterizzati dal rilancio e dalla qualificazione dell’intervento pubblico, dopo anni di quel “liberismo reale” -da ultimo incarnato dal cosiddetto decreto “Salva-Milano” per ora inabissato- che però tuttora imperversa e che va contrastato con decisione.
La ricostruzione dei fatti con Duccio Facchini direttorte del mensile Altreconomia Ascolta o scarica
L’analisi di Lucia Tozzi, giornalista e studiosa di politiche urbane autrice questa mattina di un articolo sul Manifesto dal titolo “Citta’ di cemento – non cè sviluppo senza redistribuzione” Ascolta o scarica