È senza fine l’aggressione israeliana sul Libano, nonostante il teorico cessate il fuoco: nelle ultime ore raid israeliani hanno colpito sia l’est del Paese – con quattro morti e tre feriti a Zellaya – sia il sud, dove è stato ordinato lo sgombero di altri dodici villaggi, ben lontani dal confine.
Dal 2 marzo, il bilancio è pesantissimo: 2.702 morti, oltre 8.300 feriti e circa un milione di sfollati in un Paese che conta poco più di quattro milioni di abitanti. I negoziati tra il governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, e Beirut sembrano scomparsi dai radar, mentre le autorità libanesi accusano Israele di aver utilizzato munizioni al fosforo bianco contro la città di Bint Jbeil, dove Hezbollah continua a resistere.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il punto della situazione con il giornalista Pasquale Porciello, corrispondente da Beirut per il quotidiano Il Manifesto. Ascolta o scarica.
Raid e aggressioni continue anche in Palestina. Nella Striscia di Gaza sono 7 le persone uccise e 11 quelle ferite nelle ultime 24 ore, mentre Israele amplia ulteriormente l’area occupata: alla cosiddetta “linea gialla” si aggiunge ora una nuova “linea arancione”, che porta al 63% la porzione della Striscia occupata da Israele, causando nuovi sfollamenti per migliaia di persone. Almeno un milione e mezzo di palestinesi vive oggi sotto le tende. La situazione sanitaria è sempre più grave, con Save the Children che chiede l’apertura immediata di un corridoio medico per curare i feriti ed evacuare i casi più gravi.
Dalla Striscia alla Cisgiordania Occupata, dove continuano le scorribande e i piani di espansione israeliani: tre palestinesi sono rimasti feriti in un attacco di coloni nell’area di Masafer Yatta, da anni nel mirino dell’occupazione. A Gerusalemme, invece, ha fatto il giro del web un video che mostra un colono sputare ripetutamente sulla Cattedrale di San Giacomo, edificio religioso armeno del XII secolo.
Nuovi episodi repressivi si sono tuttavia verificati anche sul piano della solidarietà internazionale.
A New York si sono verificati scontri tra polizia e manifestanti antisionisti durante una protesta contro un evento immobiliare israeliano in una sinagoga di Manhattan, dove venivano messi all’asta immobili situati negli insediamenti illegali in Cisgiordania. Le forze dell’ordine hanno utilizzato spray al peperoncino contro manifestanti e giornalisti. Resta alta l’attenzione anche sui due attivisti della GSF II,
Saif Abukeshek e Thiago Avila, detenuti in Israele dopo essere stati fermati in mare a fine aprile. Entrambi sono in
sciopero della fame contro quella che definiscono una detenzione illegale. Avila ha ricevuto in carcere la notizia della morte della madre; la famiglia ha chiesto un rilascio temporaneo per consentirgli di partecipare ai funerali, richiesta sostenuta anche dalle Nazioni Unite, che sollecitano la liberazione immediata dei due. Finora, nessuna risposta da parte israeliana.
Intanto si preparano a ripartire da Creta, domani, le 31 barche della GSF II non bloccate o rese inservibili dagli israeliani. La Flotilla punterà verso la Turchia e non direttamente a Gaza. Altre barche si uniranno dalla Grecia e dalla Turchia. In navigazione nel Mediterraneo anche le 4 barche della Freedom Flotilla, partite da Siracusa il 2 maggio. Per questi equipaggi provocazioni e tensioni continue, con il il sorvolo di un elicottero militare, poi droni e l’avvicinamento a luci spente di imbarcazioni non identificate, con ogni probabilità israeliane.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Shokri Hroub, dell’Unione Democratica Arabo Palestinese e responsabile logistica di Freedom Flotilla Italia. Ascolta o scarica.