Il mondo torna in balia delle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che nella notte italiana ha parlato alla nazione rilanciando la linea dura contro l’Iran: “Serviranno 2-3 settimane per colpire duramente”, ha avvertito, minacciando attacchi tali “da farlo tornare all’età della pietra”.
Il presidente ha ribadito che la diplomazia è ancora al lavoro, ma ha chiarito che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti sono pronti a colpire gli impianti energetici iraniani. Da Teheran, però, arriva una smentita netta sull’esistenza di un tavolo negoziale.
Intanto, sul terreno, l’aggressione entra nel suo 34esimo giorno mentre proseguono i bombardamenti israelo-statunitensi sull’Iran, con strutture civili nuovamente coinvolte. Tra gli obiettivi colpiti anche l’istituto medico Pasteur di Teheran. Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, gli attacchi avrebbero danneggiato oltre 113.000 siti civili, tra cui abitazioni, attività commerciali e centri educativi. Raid aerei colpiscono anche Israele, con attacchi partiti da Iran e Libano. Droni sono stati intercettati nei cieli di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
In questo contesto il tycoon ha dichiarato di stare seriamente considerando l’uscita degli Stati Uniti dalla Nato, criticando l’alleanza per non aver sostenuto l’aggressione militare contro l’Iran e definendo la coalizione “una tigre di carta”. Anche il segretario di Stato USA ha aperto alla possibilità di riconsiderare il loro rapporto con la Nato dopo la guerra.
Nel frattempo, Londra riunisce oggi la coalizione dei “volenterosi” per discutere una possibile riapertura diplomatica dello stretto di Hormuz. Al vertice partecipano leader di 35 Paesi, tra cui l’Italia.
Sul fronte economico i mercati invertono la rotta dopo l’euforia di ieri: pesano le parole di Trump, negativi i futures sull’avvio dei listini. Il petrolio torna sopra i 100 dollari al barile, mentre il gas registra nuovi rialzi e a preoccupare è soprattutto l’impatto sull’inflazione. Nel suo bollettino economico, la Banca centrale europea segnala che i rischi restano orientati al rialzo, in particolare nel breve termine. Il protrarsi della guerra in Medio Oriente potrebbe infatti spingere ulteriormente i prezzi dell’energia, con effetti diretti sull’inflazione dell’area euro.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista e americanista Martino Mazzonis. Ascolta o scarica.