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Il percorso espositivo, inaugurato lo scorso 30 Giugno, al secondo piano del museo Mann di Napoli, incorpora circa 250 reperti, molti dei quali provenienti dai depositi del museo, tra tavoli, sgabelli, cassapanche, sedili, tripodi, candelabri, maschere e affreschi. Un viaggio nel tempo, testimonianza vivida e raffigurativa, di come l'artigianato pompeiano, abbiano superato la storia, per poi diventare riferimento, anche nel design, nel periodo del '700 francese ed europeo.
Di incredibile fascino anche la Sala dei Grifi, con arredi ottocenteschi, con due cassapanche, risalenti al 1870, realizzate su originale pompeiano a forma di Grifo, volute su iniziativa di Giuseppe Fiorelli, allora direttore di museo degli Scavi di Pompei. L'intero allestimento, è stato curato da Massimo Osanna, Andrea Milanese e Ruggiero Ferrajoli,
Dal 6 Giugno al 24 Luglio, la rassegna dedicata alla scena artistica femminile, nella fascinosa location della Terrazza del giardino reale del Teatro San Carlo di Napoli.
La rassegna artistica, in programma dal 6 Giugno al 24 Luglio,porterà nella incantevole cornice della Terrazza del Giardino reale del Teatro San Carlo di Napoli, le giovani artiste under 30, al fianco di protagoniste della scena europea e nazionale, con l'intento di valorizzare e far risplendere l'immensa creatività al femminile. Un percorso, tra nuove realtà emergenti e affermate, che si pone come spazio importante di dialogo, confronto e dibattito, sia artistico che culturale, ponendo le giuste domande e riflessioni, in uno dei più importanti teatri di livello mondiale. Tra le voci protagoniste in programma: Altea e Ginevra, Anna Castiglia, Simona Molinari, Greta Zuccoli, Giulia Mei, Meg, Coro femminile del Teatro San Carlo, Emanuela Cappello, ad ogni evento , un reading di lettura sulla violenza di genere che vedrà in scena :Cristina Donadio, Mariangela D'Abbraccio, Marisa Laurito, Patrizia Imperato e tante altre.
Presentata la stagione 2025/2026, del Teatro Bolivar di Napoli, con il claim “Accendi. Illumina. Scegli”. Un messaggio, che sottolinea la scelta d'impegno, artistica e culturale, della direzione artistica Nu Tracks, composta da Anna Evangelistae Stefano Copino, che , in tempi labili, e disallineati, rende densa e viva l'importanza di stare dalla parte della coscienza civile, illuminando il buio dispersivo della realtà drammatica, con la bellezza delle arti teatrali. Il cartellone, presentato al pubblico e alla stampa in sala, e alla presenza della direzione artistica e della responsabile del Teatro Bolivar, Romina De Luca , è stato anticipato dalla evocativa e acrobatica performance “Funa”, con protagoniste Ginevra Cecere ,Viola Russo, su musiche di Julia Primicile Carafa. Apertura con Peppe Barra il 18 Ottobre, protagonista assoluto della tradizione napoletana e chiusura, di ampio stile e garbo, con Paolo Jannacci e Stefano Massini. Una programmazione ampiamente trasversale, ma che pone l'accento su tematichesociali e di riflessione, tra cui figurano Maurizio De Giovanni con Joe Barbieri, con un ampio spazio dedicato all' amore, Giulia Vecchio, eclettica e talentuosa attrice della nuova scena teatrale italiana, e Chiara Francini, attrice e scrittrice, che proporrà un empatico e delicato spettacolo dedicato alla maternità. Tra le scelte di quest' anno, anche MattiaTorre, che tra intelligenza e comicità proporrà il tema della famiglia e della violenza, e il comico Giobbe Covatta,già protagonista in passato al Teatro Bolivar, che tornerà in scena con uno spettacolo dedicato alle donne riletto in chiave ironica. La danza sarà anch'essa al centro della programmazione 2025, con la compagnia “Funa”, cheunirà air body dance e delicatezza femminile, e le voci internazionali e black dell' ’Harlem Gospel Choir, chearriverà per la prima volta in assoluto a Napoli.
Come sempre, ci sarà uno spazio dedicato al teatro dei più piccoli con gli spettacoli dell’8 novembre 2025 con “Coco – La festa de los Muertos”, il 21 febbraio 2026 con “Inside Out– Emozioni interattive” e l’11 aprile 2026 con “Il libro della Giungla”, tutti con inizio alle 11.30. Grande impegno, del Teatro Bolivar, anche per i progetti dedicati alla formazione teatrale, alla pedagogia, alla bottega teatrale, e al tema importante dell' inclusione, con protagonisti Fulvio Sacco e Martina Zaccaro. Annunciata la collaborazione con l'importante Zelig Open Mic, in ambito comico -teatrale, e i futuri percorsi in ambito di scrittura cantautorale, che puntano a tutelare un importante spazio culturale eteatrale nel cuore dello storico rione Martedi.
Per tutte le info su abbonamenti è possibile visitare il sito : www.teatrobolivar.com
Tra i 600 eventi prodotti, distribuiti su 30000 mq coperti, spazio importante anche al mondo sociale, con appuntamenti dedicati ai familiari delle vittime di strada che hanno partecipato al progetto di “Strade di Rinascita” voluto dalla Fondazione Silvia Ruotolo onlus, insieme al Comitato R.I.T.A., all’Associazione Giovanna Orefice e al Napoli Bike Festival, ma anche approfondimenti dedicati alla violenza sulle donne e alla piaga dei femminicidi con Una Nessuna e Centomila, e il percorso culturale-musicale This is Not A Love Song.
Dopo “Cinematic” e un intenso volume per celebrare i “40 anni di Litfiba”, Federico “Ghigo” Renzulli torna con il progetto “Dizzy”, uno spazio musicale, accompagnato da una pattuglia di incredibili amici musicisti, il cui il rocker e chitarrista, decide di tagliarsi uno proprio habitat musicale pregno di passione, libertà e caratteri distintivi.Riferimenti al Sud, dove è nato, alle sue origini avellinesi, ma anche blues-wave e a maestri di colonne sonore come Nino Rota, in una vertigine di sogni e distorsioni. Uno disco solido, autobiografico, e incredibilmente variegato, con riferimenti ai Rammstein, e al jazz degli anni 50'.
Da Terra Blues, ad Exotica, con omaggi ai veri ed essenziali club , dove si fa blues, vera radice della sei corde, in un progetto inclusivo, aperto, dal cuore famigliare, in cui ogni artista è un legame, e il riff incrocio di nuove strade.
Protagonisti come open-act del concerto di giovedì 10 Apriledi Ghigo Renzulli al Teatro Bolivar di Napoli, i Novaffair , sottolineano la loro ampia capacità di scrittura autoriale, proponendo a distanza di cinque anni dal loro ep “Aut-Aut”, un lavoro diverso, più ad ampio raggio, dai tratti concept, che si rifà a sonorità estere (Queens of Stoneueens Of The Stone Age, Arctic Monkeys ), pur mantenendo nella struttura compositiva e produttiva, un file rouge, di rock “nostrano”, sempre e comunque con un target tra alternative e classic rock. La visione di connettere brani, ad variesfaccetature della società moderna, caotica e tagliente, rappresenta l'anello di congiunzione, di un idea attuale, la mancanza e la perdita dei legami fondanti di ogni esser umano, è lì, che si disgregano amori e fratellanza, edemergono le distanze e la perdite. Sapiente, e cesellare la mano del “quinto cromatico” Massimo De Vita, produttore apprezzato a livello nazionale, già con numerosi progetti all'attivo, che regala compattezza all'intero album, fornendoun unione d'intenti , tra diversi corpi ed anime sul palco. Novaffair, offre uno sguardo alternativo, stiloso per gusto, ma non modaiolo, tinto nei versi e tagliente nelle sonorità, una dividendo che si discosta dal altre realtà e che si incorpora alla perfezione in abiti da rockers, puri, ma non crudi,eleganti ma senza artefatti.
Nove tracce da palco, da ascoltare, visionare , per un rock multi e technicolor.
Al Teatro Serra di Napoli un opera quasi distopica, immaginifica, che nella suo essere minimalista, pone le ambiguità della disumanità interposte a quelle della parola e del linguaggio. Francesca Fedeli e Gian Marco si interrogano sul futuro disallineato della modernità, dove la società è sempre più divisa e isolazionista, e il registro sonoro di un ricordo o del passato ci mette dinanzi a degli interrogativi cruciali, su come si stia evolvendo tutto intorno a noi, inmaniera frammentata e vertiginosa.
La pièce teatrale “Una Voce Umana”, che vede impegnataFrancesca Fedeli, già vincitrice di numerosi riconoscimenti a livello nazionale, e artista poliedrica e multiforme, denota tutto il carisma che essa rappresenta in scena, misto ad unafisicità, e al contempo una tensione narrativa, che fa compenetrare lo spettatore all'interno del suo racconto, tutto ciò è figlio di una ricerca e condivisione di lavoro, insieme al autore Gian Marco Ferone, di un opera altrettanto minimal (per quanto concerne la scenografia), ma molto simbolica,quanto evocativa. La questione, l'interrogativo, se non, il dubbio, che si pongono i due autori, è l'immenso ruolo che il “logos”, cioè la parola, interpreta all'interno della storia e della società moderna. Il linguaggio e la voce, seppur scarni e ridotti, si dipanano in un accurata ricerca di testimonianze che sgorgano dal passato, come domande o riflessioni esterne, come a rappresentare la disumanizzazione e unaspettacolarizzazione di eventi del passato, come il caso Rampi o Moreschi. Le loro grida, ugole o gridi di aiuto, sono talvolta inquietati, aberranti, e ci si chiede se non siano stati, talvolta, dei gemiti buttati nel mezzo di un circo mediatico, o utilizzati per ritorni personali o per coprire nefandezzeinsabbiate. La frenesia, l'illogicità moderna, così cupa, terrorizzante, è un voice over, che pone la stessa voce in modalità muta, lo stesso umano rimane travolta dalla modernità. La bestia, in scena, è colei che corre, ma lo faattraversando una società isolata, divisa, che non esiste, presa e ingarbugliata da un intelligenza artificiale,dominante e predominante, nei ritmi come nella quotidianità. E' considerevole, ma anche disarmante, come l'autrice si inserisca alla perfezione in tematiche di attualità, cositristemente note soprattutto a livello tecnologico, il confronto, con il mondo artificiale, non fa altro che renderci più soli, e in conclusione ci rimane il punto interrogativo: cosa ci resta di realmente umano in questo futuro quotidiano?.
Chi sopravviverà, a tutto ciò, vedrà.
“3021” è il nuovo album di Angela Baraldi, progetto discografico composto da 8 brani scritti dalla stessa artista e realizzati insieme a Federico Fantuz. Un percorso sonoro e musicale privo di sovrastrutture, in cui la Baraldi ha voluto sperimentare un nuovo viaggio, proiettandosi in una visione che riproponesse il suono dei pianeti dello spazio. Nella elaborazione della fase di scrittura, alta e intensa è la ricerca introspettiva del linguaggio, sempre attento alle sfaccettature più umane e terrene nella creazione dei versi, aspetto che fa da contraltare alla vastità e alla grandezza dell'immaginato spazio, contenitore che fa da sfondo alla realizzazione delle musiche e delle sonorità.
L'opera teatrale, firmata dal regista Ettore Nigro, con protagoniste le giovani attrici Clara e Anna Bocchino, (Produzione Piccola Città Teatro) ,si pone al centrodell'universo comunicativo attuale e contemporaneo, in maniera assolutamente acuta e performante, squarciando il pericoloso “velo modaiolo” della violenza sulla donne, restituendone un attenta e intelligente visione narrativa, che vuole far luce sulle dinamiche sostanziali, vive e di contenuti, di ogni limitazione, umiliazione e sottomissione della sfera femminile.
Di donne e di dati, se non se parla in modo corretto (ecoscienzioso), se ne rischia un abominevole uso “in tendenza”. La strada, già sin troppo tracciata, da salottitelevisivi, o eventi nazionali pregn di pajette e lustrini, pongono la donna come oggetto di continua mercificazione e scambio, delegata e rilegata a fenomeno di puro contorno scenografico. Figuriamoci, se l'argomento comunicativo, diventa un femminicidio ,un assassinio , o un abuso perpetrato ai danni di donna, la deriva è quella di trasformarsi in un drammatico talk- black show , dove il contorno ruba lo spazio alla sostanza e alla veridicità delproblema. In questo marasma generale, spesso e volentieri, è recondita l'idea di affrontare la drammaticità di un vero e proprio dramma culturale, in maniera corretta e probante. Ma per danno o per fortuna, la penna di Carlo Levi, ci ricorda che le parole sono pietre, è quest'ultime possono essere utilizzate in modo costruttivo e riflessivo, anche in una delle arti maggiormente antiche: il teatro. Dalla scrittura, al suono, sino al linguaggio, la comunicazione è la dote migliore in cui un esser umano, ha trasmesso le sue idee in maniera, netta e precisa. La Voce a te dovuta, tra le opere letterali“mature”, dello scrittore e poeta Pedro Salinas, è il collegamento tra cuore e penna, che ha il coraggio di insegnarci che l'amore è qualcosa di parallelamente reciproco, non direttamente proporzionale, alla presenza fisica del partner. Con un salto temporale , di quasi cento anni, e con le moderne modalità di fruizione comunicativa, l'opera scritta, diventa trasmutazione teatrale, e si riverberanella regia di Ettore Nigro, e nelle due figure di Nina e Cloe, sorelle, dialoganti e incerte, a cavallo tra razionalità e sogno. Due donne, giovani, che scelgono di raccontarsi e narrarsi, ma anche di colpire e scolpire su pelle, le loro fragilità e paure, e che riescono, attraverso una voglia diverità (messa in discussione dal loro diverso carattere), a parlarci, in maniera acuta e nitida, dell'oscuro abisso della violenza in amore. Non accarezzando la retorica, ma talvolta, mettendo in discussione il vero coraggio della denuncia, che risiede in maniera minoritaria in ognuno di noi. La lorovoce, diventa il mezzo di trasmissione di altre storie, che tutti, putroppo, ricolliamo nella sfera delle quotidiana di banalità o del “ è capitato”. La loro modalità di diffusione , è il Bunker 25, o podcast, che incarna alla perfezione ogni incertezza, che abbiamo su una tematica sin troppo labile e mai affrontanta con decenza. L'intelligenza, in questo spettacolo,diventa così,una forma d'arte, con l'abilità e la bravura teatrale di esserlo anche e sopratutto, in maniera onesta, realista e dialogante.
La V Edizione della rassegna di film indipendenti“CineMagma”, protagonista all'interno degli spazi del Teatro Sala Moliere di Pozzuoli, giunta alla sua serata conclusiva, ha regalato agli appassionati di cinema, e al pubblico presente in sala, una pregevolissima soirèe , condotta dal critico e storico del cinema Giuseppe Borrone e l'attore Nando Paone anticipata dalla proiezione del cortometraggio Pret'a Mmare del regista Francesco Guardascione. Le sezioni con rispettivi protagonisti premiati di seguito sono stati : Miglior Film “Chello N'Cuollo” di Olga Torrico (a ritirare il premio la protagonista Lavinia Sannino), Menzione Speciale a “La Giustificazione” del regista Alex Marano, Miglioreattore a Dino Porzio, protagonista di “Fatman”del regista Raffaele Patti, Miglior attrice- Premio Cetty Sommella aAurora Menenti protagonista di “Kore” della regista Fabiana Russo, Premio Miglior Montaggio Raimondo Crociani a Ivan Mazzone del film “Arctichoke- A mermaid not a punk”, Premio del Pubblico a “Fucking Boobs e Mani a terra del regista Paolo Cipolletta.
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