In un regno lontano,
Dimenticato nelle profondità del mondo
Regna sovrana,
La Regina delle Spade.
Saggezza e Forza le fan d’ancelle;
Bussole e Lumi nelle scelte,
Permettono alla Lama, di riflettere la sua Luce.
In una notte di Luna Nuova, un mercante arrivò
Inginocchiandosi ai piedi della Donna.
Mostrò cortesia, riverenza e rispetto
E l’ammaliò.
Le porse uno Specchio d’argento in dono
Promettendole il realizzarsi d’ogni fantasia,
Dalle più semplici, materiali
Alle più oscure e carnali.
Incantata dai suoi occhi,
Scuri e profondi,
Nemmeno lo ascoltò.
In quell’abisso così denso, si rispecchiò,
Il dono accolse, mai esitò.
Accolse l’Eremita al suo fianco Sinistro;
Gli mostrò ogni suo potere,
Le bellezze e la Luce del suo regno,
Mantenendo sempre lo sguardo
Nel riflesso di quelle pupille.
Passò un Eone, lo specchio non fu più toccato,
E l’uomo temette d’esser dimenticato.
Lo rubò, per una sera,
Portandolo nel regno a chi vi era.
Più gente vi si specchiava,
Più la sua Aura aumentava
E lo specchio, in nero, tramutava.
Nei tempi successivi,
Il regno non prosperava,
La Regina disperava;
La sua Spada, pian piano, s’attenuava.
L’Eremita, assai fortificato,
Non trovando più Essenza,
Abbandonò la terra ormai spenta,
Ma ciò che si è donato, non lo si può mutare
E sofferente, lo specchio, dovette lasciare.
Alta nel cielo, la Luna Piena, nello specchio,
Si mostrò di sera, alla donna affranta
Che lo prese; artefice della Condanna.
Un vortice oscuro uscì dal vetro,
Demoni e draghi presero il volo,
Sputarono fiamme, lanciarono ombre,
Rapendo la donna, nella cornice;
Strappandola dal suo regno di Luce.
Si ritrovò su un’isola,
Circondata da oceani, immensi.
Le tempeste abbattevano alberi,
Il mare creava vortici;
Il suo cuore, dal dolore,
Perse ogni puro colore.