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Ricordando Miguel Ángel Longo: tra storia e orgoglio


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Il tempo scorre, ma certe figure restano scolpite come incisioni su pietra calcistica. Miguel Ángel Longo, ex difensore e capitano del Cagliari, avrebbe compiuto oggi 87 anni. Nato a Buenos Aires il 25 marzo 1939, il suo viaggio nel calcio iniziò con il Club Atlético Temperley, prima di attraversare l’oceano e approdare in Italia.

Fu la Juventus a notarlo e a portarlo nel proprio settore giovanile, ma il destino aveva in serbo un’altra maglia, quella rossoblù. Nel 1960, Longo approdò al Cagliari, allora in Serie C, dando il via a un percorso che lo avrebbe reso uno dei simboli della crescita del club isolano.

Promozioni, leadership e il salto nella storia della Serie A

Con determinazione e spirito battagliero, Miguel Ángel Longo fu protagonista delle prime grandi scalate del Cagliari. Dopo due stagioni in terza serie arrivò la promozione in cadetteria, seguita dallo storico approdo in Serie A nel 1964.

Sotto la guida di Arturo Silvestri, soprannominato Sandokan, Longo divenne una colonna difensiva insostituibile. Leadership silenziosa ma incisiva, tanto da guadagnarsi la fascia di capitano. In rossoblù collezionò ben 242 presenze in campionato, condite da 2 reti, incarnando solidità e appartenenza.

L’episodio della monetina e un’eredità indelebile

Tra i tanti momenti che hanno segnato la carriera di Miguel Ángel Longo, uno resta inciso nella memoria collettiva del calcio italiano: durante Inter-Cagliari del 14 gennaio 1968, il difensore venne colpito da una monetina all’occhio. Un episodio che portò alla vittoria a tavolino per i sardi.

Quella stagione sfiorò il sogno più grande: lo Scudetto, mancato di un soffio con il secondo posto nel 1968-69. Poco dopo, Longo lasciò la Sardegna nell’ambito di un’operazione di mercato con l’Atalanta (Corrado Nastasio fece il percorso inverso), chiudendo la carriera a soli 31 anni. Restò legato ai compagni di squadra cagliaritani, con un dettaglio che lo testimonia in maniera inequivocabile: quando il Cagliari fresco di Scudetto fu ospite a La Domenica Sportiva una settimana dopo il trionfo, Longo si trovava in quello studio televisivo, seduto proprio alle spalle dell’indimenticabile Eraldo Mancin.

Dal campo alla panchina, fino al ricordo eterno

Conclusa l’esperienza da calciatore, Longo intraprese la carriera di allenatore nelle serie minori, continuando a vivere il calcio con la stessa passione. La sua vita si spense prematuramente il 2 giugno 2001, a soli 61 anni, lasciando un vuoto profondo.

Oggi il suo nome torna a vibrare tra i ricordi più autentici del Cagliari: non solo un difensore, ma un simbolo di crescita, sacrificio e identità. Una figura che appartiene a quell’epoca in cui il calcio sapeva costruire legami destinati a durare ben oltre il fischio finale.

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