Negli stessi anni settanta in cui ebbe inizio la mia militanza radiofonica, Angelo Foletto cominciava a scrivere per Repubblica, e così fu che da allora ci siamo incontrati centinaia di volte a conferenze stampa, dirette radiofoniche e concerti in giro per l’Italia, con il piacere aggiunto di una rara simpatia e amicizia anche extramusicale. Memorabili trasferte, dove trovavi la migliore accoglienza per ascoltare musiche di raro ascolto. Al Teatro Lirico di Cagliari, per esempio: una prima del repertorio lirico mai vista e ascoltata, e il giorno dopo Brian Eno e Chick Corea che trovavi nello stesso albergo al mattino per il breakfast!...poi le chiacchiere con Angelo sul concerto, la programmazione, i teatri italiani, ma la Scala cosa può fare, il FUS e i Conservatori: sempre informato sulle musiche e le sue regole esecutive, su vecchi e nuovi interpreti, i nuovi compositori…ma sempre disponibile e libero di parlare anche su argomenti scomodi che molti evitavano. E così quante volte ospite di Rotoclassica a tutto campo, anche in puntate monografiche, come quelle sul filone dei neoromantici, in studio a confrontarsi con le post-avanguardie. Gli scritti di Angelo sono sempre stati un viaggio appassionato nelle musiche e nelle letture che i musicisti ne davano, che poi diveniva quel “raccontare la musica” che pochi hanno saputo fare. Leggevo subito le sue recensioni aprendo le pagine di Repubblica, o altri mensili musicali, per il piacere di leggerle e di apprendere e capire qualcosa di più…
Oggi, dopo la sua scomparsa, si sono oramai scritte numerose buone parole dedicate alle cinquantennali attività di Angelo, testimone e cronista (come preferiva chiamarsi) che ci ha raccontato la musica nella sua interezza, senza barriere preconcette e con una rara competenza, soprattutto nell’amata opera lirica: ora è il momento che lo stesso Foletto racconti anche se stesso, in un incontro registrato nel febbraio 2024 nello studio C di Radio Popolare. A cura di Claudio Ricordi.