La destituzione di Kaboré dà un ulteriore segnale che l'area del Sahel (https://ogzero.org/regione/sahel/) ha imboccato la strada della soluzione militare di fronte alle crisi economico-securitarie, di corruzione delle oligarchie e dell'avanzamento della proposta jihadista (nonostante il decennale impegno di Barkhane in primis), portando alle estreme conseguenze la reazione al neocolonialismo francese: infatti si trovano le bandiere russe sventolate dalla piazza che appoggia i golpe in Mali come in Burkina-Faso, dove da qualche tempo ci si poteva aspettare un'insurrezione popolare e i militari hanno interpretato questo disagio, che da almeno due anni serpeggia nelle nazioni subsahariane, anche se chiaramente tendono poi a conservare il potere in ogni caso. Poi lo sguardo occidentale legge come restaurazione i gesti con cui esordisce la giunta golpista a Ouagadougou, in realtà forse avvengono perché quelle comunità assorbono gli eventi, riconducendoli agli interessi delle élite locali "globalizzate"... per capire di cosa si compongono questi interessi e come si collegano alle forme di collaborazione che provengono dall'esterno (una nuova forma di neocolonialismo multilaterale, a cui si affacciano Turchia e Cina con modalità diverse da quelle della Wagner, emanazione di Mosca) ci siamo rivolti a @EdoardoBaldaro, ricercatore alla Scuola Sant'Anna di Pisa e collaboratore dell'Ispi proprio per quest'area, che ci ha permesso di districarci tra queste molteplici dinamiche interne di potere civile e militare e dinamiche di area locale e globale, quindi inforchiamo lenti multifocali e prepariamoci a guardare al Sahel un po' inforcando il teleobiettivo sui singoli eventi e un po' allargando con un ampio grandangolo lo sguardo su questo catino pieno di oro, uranio, litio, rame.