Opposte emozioni africane: Gen Z ad Antananarivo, Odinga a Nairobi, Kagame a Kigali, Samia Suluhu Hassan a Dar es Salaam
Dal Madagscar al Marocco, dal Kenya al Senegal, dall’Uganda al Sahel quell’80% della popolazione nata nel nuovo millennio sta creando il cambiamento e con Freddie Del Curatolo, che dalla sua Nairobi si è spostato a Dar es Salaam per seguire le elezioni, abbiamo messo in relazione le istanze portate dalla Gen Z con l’elefantismo di certi apparati di potere arroccati dietro a irremovibili ultraottantenni emanazioni di famiglie e clan che controllano paesi postcoloniali dall’ondata di indipendentismo degli anni Sessanta.
I ragazzi malgasci parlano di movimento di cittadinanza e popolare, lontano da partiti, contro la corruzione del nepotismo; ai francesi chiedono di non intromettersi né parteggiare per uno o per l’altro. Non pensano sia logico che il movimento sfoci in un partito, anche se vedono delle significative personalità tra loro. L’impegno è finalizzato al movimento e si limita alle richieste di una piazza che ci tiene a mantenere la mobilitazione per la mobilitazione stessa e trova i suoi limiti all’interno delle rivendicazioni. Non gli interessa parlare di rovesciamento del potere, o del sistema; le richieste riguardano pragmaticamente ciò che manca e nel mirino sono essenzialmente le oligarchie corrotte e nepotiste.
Ma quanto ci si può fidare dei cinquantenni del Capsat, la forza d’élite dell’esercito di Antananarivo che ha deposto Rajoelina, unendosi ai manifestanti ma anche dichiarando la presa del potere e Randrianirina si è dichiarato presidente, mescolando la rivolta giovanile con la bandiera di One Piece e un golpe militare assimilabile a quelli del Sahel? Quanto si rischia di intravedere l’ombra lunga di Mosca anche a quelle latitudini nell’Oceano Indiano? Quali differenze si possono riscontrare con la rivolta della Gen Z keniana del giugno 2024?
Soprattutto, è ancora una rivolta della Gen Z, o è un golpe militare del Capsat?
Potrebbe essere entrambi, nel senso che i ragazzi si sentono ancora mobilitati e in grado di infiammare ancora le piazze e i militari li hanno ringraziati, prendendo però il potere, benché a parole per gestire la transizione (un po' lunga, però: 24 mesi per arrivare a organizzare elezioni).
Freddie Del Curatolo mette sull’avviso del fatto che il livore antifrancese che, grazie all’insipienza di Macron – ma anche all’implosione del controllo postcoloniale francese sui passati protettorati –, il vuoto permetta a potenze come Cina, Russia e Turchia di prendere il posto di Parigi, ma forse questo è endemico in ogni caso di entropia di una supremazia.
Certo il controllo del Madagascar significa piazzarsi in mezzo alle rotte commerciali più importanti attualmente (comprese le costruzioni di ferrovie di collegamento come Lobito), ma le indagini di Freddie nella vicina Tanzania hanno ricevuto soltanto enigmatiche risposte da parte del potere di Dar es Salaam: «I giovani tanzaniani non hanno bisogno di rivolte; stanno bene così»; sarà, ma libertà di stampa e diritti civili sono stati soppressi e alle prossime elezioni del 29 ottobre sono stati squalificati gli oppositori al regime del Ccm di Samia Suluhu Hassan. Un partito al potere dal 1961. Sembra quasi che Uganda, Ruanda, Tanzania guidino le dittature africane che convivono con i paesi in rivolta, in mezzo enormi paesi come Nigeria, Senegal e il Kenya che piange Odinga, un vecchio ammirato per una vita di promesse.