Lamborghini Aventador
Estrema, senza compromessi e italiana. La nuova Aventador non fa eccezione ai valori cardine del marchio Lamborghini. Incarna il meglio in termini di design, meccanica e tecnologia su quattro ruote ed è figlia della nuova filosofia aziendale che mette l’estetica al primo posto, seguita dall’handling, dall’accelerazione e dalla velocità massima.
L’estetica estrema, ispirata ai più moderni caccia bombardieri, è strettamente derivata dalla funzione che ciascuna componente deve svolgere per consentire all’Aventador di esprimere prestazioni fuori dal comune: 0-100 km/h in meno di 3 secondi e 350 km/h di velocità massima.
D’altra parte non capita spesso che venga data carta bianca ad un designer, soprattutto quando si tratta di un nuovo modello bandiera per un marchio esclusivo come Lamborghini. E invece, Filippo Perini ha potuto sbizzarrirsi in quello che resterà a lungo un punto di riferimento per il design di vetture supersportive. Linee tese ed acuminate non lasciano dubbi sull’aggressività della nuova Aventador.
Per raggiungere i 300 orari partendo da ferma occorrono appena 24,5 secondi: più o meno lo stesso tempo che impiega un iPad per avviarsi. Ma accelerazioni estreme devono accompagnarsi anche a decelerazioni senza compromessi. Perciò Aventador è in grado di fermarsi da 100 km/h in soli 30 metri, ovvero più o meno la lunghezza di un’ala del Boeing 787 Dreamliner. Per fermarla da 200 km/h a zero, basterebbe il ponte dell’Amerigo Vespucci: 128 metri. Questo grazie ad un peso contenuto in 1.575 kg a secco ottenuto con largo impiego di fibra di carbonio, a cominciare dalla monoscocca (pesa il 30% in meno rispetto a quella della Murciélago) che garantisce una rigidità torsionale del 150% superiore ed un’accresciuta sicurezza per i passeggeri.
Per ottenere il feeling di guida perfetto, Lamborghini è la prima casa automobilistica ad adottare sospensioni di tipo pushrod (come in Formula 1) nella produzione di serie il che permette di ridurre le masse oscillanti a vantaggio di una straordinaria precisione cinematica, della riduzione di peso complessiva e di carico sulle sospensioni per un handling veramente eccezionale.
Il motore V12 longitudinale posteriore sprigiona 700 CV (+8% vs Murciélago) e 690 Nm (+5%) con un’erogazione fluida e senza incertezze a fronte di consumi ed emissioni di CO2 ridotti del 20% (17,2 l/100 km e 398 g/km nel misto). Sono questi gli impressionanti numeri addomesticati da una centralina di gestione che macina mezzo miliardo di calcoli al secondo per offrire la massima motricità in tutte le circostanze attraverso la nuova trazione integrale con trasmissione Haldex IV e all’innovativo e fulmineo (50 millisecondi) cambio ISR7 (brevettato).
A dire il vero, Aventador cela abilmente tre auto in una grazie alle diverse modalità di guida selezionabili per regolare la velocità di risposta del cambio, ma anche la servoassistenza, la reattività ai comandi dell’acceleratore, il controllo di stabilità e la ripartizione di coppia sulle quattro ruote. Due invece le modalità per la gestione del cambio: automatico o manuale. Nel settaggio Strada, le cambiate sono morbide, anche in prossimità del limitatore di giri, e lo sterzo leggero. Le sospensioni pushrod offrono un confort insospettabile nella guida di tutti i giorni e la spaziosità dell’abitacolo ne permetterebbe l’uso quotidiano. Passando alla regolazione Sport si ottengono cambiate più veloci sia in modalità automatica sia manuale e lo sterzo si fa leggermente più pesante e la meccanica favorisce un comportamento leggermente sovrasterzante.
Ma è in modalità Corsa che il toro esce davvero allo scoperto. Lo sterzo si irrigidisce ed impone un’impugnatura solida alle 9:15, l’ESP diventa più permissivo nelle accelerazioni in uscita di curva regalando qualche accenno di sovrasterzo addomesticato dalla trazione integrale per regalare accelerazioni brucianti anche a ruote ancora sterzate. Quello che sconvolge maggiormente è la brutalità del cambio. Le salite di marcia in accelerazione avvicinandosi ai limiti di regìme provocano dei veri e propri ‘calci nel sedere’, con tanto di contraccolpo sul guidatore. Il balzo in avanti sembra quasi sollevare le ruote anteriori per una frazione di secondo ed è quindi consigliabile cambiare marcia a ruote dritte. A Vallelunga però ci sono un paio di curve dove si sale di un rapporto mentre si sta ancora completando la curva e la sensazione che si prova è veramente quella di un caccia bombardiere al decollo quando attiva i postbruciatori.
Una volta prese le misure delle diverse regolazioni elettroniche e meccaniche preimpostate nelle funzioni Sport e Corsa, il divertimento alla guida dell’Aventador è garantito. Soprattutto in pista, dove il rapporto peso potenza di appena 2,25 kg/CV (che segnerà a lungo il benchmark tra le supersportive) esalta le qualità atletiche di questa due posti estrema.
Gli interni sono dominati da un tunnel tempestato di pulsanti e dal bellissimo cruscotto con schermo LED che può essere impostato per visualizzare a piacimento un grande contagiri analogico con tachimetro digitale o viceversa, sempre circondati da tutte le informazioni utili sulla vettura. La cura dei dettagli è maniacale, come ci si aspetta da un Toro di razza. L’unico neo è costituito dalle leve del cambio poste dietro al volante e solidali con lo sterzo: sono troppo piccole! Volendo cambiare con le ruote ancora parzialmente sterzate, le opzioni sono due: palette solidali al volante oppure di dimensioni nettamente più generose.
Il prezzo dell’Aventador è di 263.000 € (tasse escuse) e da giugno sarà nelle 125 concessionarie Lamborghini (il doppio di appena 10 anni fa) sparse in 45 Paesi. Inutile affrettarsi, comunque, dato che la produzione dei primi 18 mesi (equivalente a circa 1.100 esemplari) è già stata venduta a scatola chiusa. A Singapore (4,5 milioni di abitanti) ne hanno già ordinate una sessantina, mentre in Cina siamo a 200 esemplari per una distribuzione degli ordini tutto sommato equa sui tre principali continenti in cui Lamborghini opera: Nord America, Europa e Asia-Pacifico.