Nelle ultime settimane la guerra in Iran sta ridisegnando la struttura dell Medio Oriente e la Turchia si trova in una posizione che è al tempo stesso scomoda e centrale.
Come accade ormai da qualche anno, la Turchia si propone come mediatore, posizionandosi come il paese che parla con tutti — con Washington, con Teheran, con Damasco — in un momento in cui quasi nessun altro può permettersi di farlo.
Tuttavia, a un anno dalla caduta del regime di Bashar Al Assad in Siria, lì la Turchia gioca un ruolo più proattivo, anzi, da vero e proprio architetto del nuovo ordine (o disordine che dir si voglia),
il principale attore esterno che plasma la nuova Siria, con interessi convergenti su sicurezza delle frontiere, gestione dei rifugiati e contrasto delle minacce comuni. Il tutto gestendo la rivalità con Israele e la questione curda che tanto si intreccia con la situazione delle Forze Democratiche Siriane ancora presenti.
Ne parliamo con Samuele Abrami e Riccardo Gasco che ha di recente aperto il suo Substack che vi consigliamo di seguire: https://substack.com/@gasco66
Tra gli altri articoli interessanti da cui abbiamo preso spunto:
- Turkey and Syria's Iran crisis di Hannah Lucinda Smith: https://engelsbergideas.com/notebook/turkey-and-syrias-iran-crisis/
- Risks and opportunities for Turkey's Middle East policy: leading or following the change? di Samuele Abrami: https://www.cidob.org/publicaciones/risks-and-opportunities-turkeys-middle-east-policy-leading-or-following-change
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