Fino alla seconda metà dell’800, mentre le Alpi occidentali erano già note agli alpinisti europei le Dolomiti erano semi-sconosciute, non erano neanche sull’itinerario dei grand tourist che dall’Europa calavano in Italia alla ricerca del sublime, con penne e taccuini.
Il più famoso di loro, Johann Wolfgang Goethe, nel suo “Viaggio in Italia”, nel 1786, nota, quando passa dal Brennero certe “belle rupi calcari che si presterebbero a studi pittorici”. La costruzione della strada d’Alemagna, agevolò l’arrivo dei primi turisti attratti dall’idea di visitare le terre natie del pittore Tiziano. Per la strada che porta a Cortina salirono poi tanti scrittori: i primi Rudyard Kipling, Vita Sackville West, Arthur Schnitzler, Ernest Hemingway, e tra gli italiani, Giosuè Carducci. Eugenio Montale, Dino Buzzati, Giorgio Bassani e Alberto Moravia. Sullo sfondo dei loro racconti si stagliano le sagome dei massicci del Cadore e dell'ampezzo: il Sorapis, le Marmarole, le Tre Cime di Lavaredo, le Tofane, la Croda da Lago, il Civetta, la Marmolada e le grandi Pale di San Martino.
"Il sole calante le aguglie tinga e le pallide Dolomiti
si che di rosa nel cheto vespro le Marmarole care al Vecellio rifulgan".
Giosuè Carducci, Cadore.
©Elleboro Editore - AA. VV.