“Song Of a Baker” – Factory – the MODern Blues Project (Mark IV) | Rehearsal Session
“Song Of a Baker” è una di quelle tracce che, in sala prove, si impastano davvero: non per caso, ma perché hanno bisogno di calore, sudore e ripetizione per prendere forma. La Mark IV dei Factory la affronta con lo spirito giusto: groove compatto, dinamiche curate e quella libertà psichedelica che arriva solo quando la band smette di “suonare un brano” e inizia a farlo vivere.
La base è un blues moderno, ma con le cuciture ben visibili: batteria e basso tengono la struttura come un telaio, lasciando però spazio ai respiri. Sopra, Davide spinge con la chitarra elettrica in modo deciso, non tanto con l’assolo “da vetrina”, quanto con una spinta continua: riff che si aprono, frasi tese, feedback controllato, e un’attitudine che porta il pezzo fuori dal recinto del blues classico. È una chitarra che non accompagna: guida.
Silvio risponde con l’Hammond come farebbe un vecchio amplificatore valvolare: scalda, satura, riempie gli spazi e li rende tridimensionali. Non è solo tappeto armonico: è un secondo motore che alterna colpi di drawbar, stabs e passaggi più liquidi, creando quell’effetto “carosello psichedelico” che fa sembrare la sala prove più grande di com’è. Quando i due si incastrano—chitarra che morde, organo che avvolge—il brano prende una direzione chiara: vigoroso, ruvido, ma sorprendentemente elegante.
Il finale è la scelta che chiude il cerchio: l’Hammond lascia gradualmente il centro al piano, e lì “Song Of a Baker” cambia luce. Il pianoforte non arriva per addolcire, ma per mettere un punto fermo, quasi cinematografico: poche note, peso giusto, e quella sensazione di sipario che si abbassa dopo una cavalcata elettrica. È un modo intelligente di chiudere una sessione di prove: non con l’ultimo colpo forte, ma con una firma.
In sintesi, questa versione è un tassello perfetto per la Mark IV: si sente l’assestamento del repertorio, ma anche una direzione già adulta. Chitarra in spinta, Hammond in fiamme, e un piano finale che mette ordine nel caos: i Factory stanno trovando un suono che è insieme blues, mod e psichedelia—senza travestimenti, solo sostanza.