Sotto il cerone, le cicatrici
Jone dice che inganno la morte,
che col trucco dipingo un altro volto,
e quando lei arriva,
sospettosa, rapace,
non mi riconosce
e se ne va.
Forse è vero.
Forse è per questo
che ogni sera disegno labbra nuove
su questa bocca spaccata,
che spalmo polvere dorata
sulle occhiaie profonde come fosse comuni,
che mi inciprio il dolore
finché diventa polvere di stelle
nel cono di luce del palcoscenico.
Forse è vero.
Forse la morte ha bisogno
di visi nudi per reclamare i corpi,
e io, giocoliera della mia stessa ombra,
mi cambio pelle
ad ogni bisbiglio del sipario,
ad ogni applauso che risuona
come un requiem al contrario.
Ma sotto il cerone,
le cicatrici cantano il loro coro sommesso.
Ogni taglio, una nota stonata.
Ogni crepa, un’eco di pianto.
Se un giorno la morte si accorgerĂ di me,
se capirà che dietro il fard c’è solo carne aperta,
le chiederò una cosa soltanto:
non togliermi il trucco,
lasciami almeno questo inganno,
perché non saprei morire
senza un volto felice.
(dal Libro "Benvenuti al Circo", di Marcella Boccia)