Oggi in Cristo

Sotto il fuoco amico


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Io andai a casa di Semaia, figlio di Delaia, figlio di Metabeel. Or egli se ne stava rinchiuso là. E mi disse: “Troviamoci assieme nella casa di Dio, dentro il tempio; e chiudiamo le porte del tempio; perché essi verranno a ucciderti, e verranno a ucciderti di notte”. Ma io risposi: “Un uomo come me si dà forse alla fuga? Un uomo come me potrebbe entrare nel tempio e vivere? No, io non vi entrerò”. Io compresi che egli non era mandato da Dio, ma aveva pronunciato quella profezia contro di me, perché Tobia e Samballat lo avevano pagato. Lo avevano pagato per impaurirmi e spingermi ad agire a quel modo e a peccare, per avere un precedente che mi causasse una cattiva reputazione e il disonore.

O mio Dio, ricòrdati di Tobia, di Samballat, e di queste loro opere! Ricòrdati anche della profetessa Noadia e degli altri profeti che hanno cercato di spaventarmi!

(…)

In quei giorni, anche dei notabili di Giuda mandavano frequenti lettere a Tobia, e ne ricevevano da Tobia, poiché molti in Giuda gli erano legati per giuramento perché egli era genero di Secania figlio di Ara, e Iocanan, suo figlio, aveva sposato la figlia di Mesullam, figlio di Berechia.

Essi dicevano bene di lui perfino in mia presenza, e gli riferivano le mie parole. E Tobia mandava lettere per impaurirmi.



(Neemia 6:10-14, 17-19 – La bibbia)
Serie completa pensieri sul libro di Neemia
Il fuoco amico sta a indicare, nel gergo militare, quella situazione in cui un soldato venga a trovarsi sotto il fuoco dei propri commilitoni o alleati.
Trovarsi sotto il fuoco amico è una delle cose più spiacevoli che ci possa capitare nella nostra vita. Cosa c’è di peggio che essere bersaglio degli attacchi dei nostri amici, fratelli o compagni? Cosa c’è di peggio che essere colpito proprio dalle persone che sono più vicine a noi?
Neemia si trovò proprio nella spiacevole situazione in cui oltre a dover fronteggiare il nemico esterno, doveva guardarsi dalle persone del suo stesso popolo.
Semaia era probabilmente una persona di cui Neemia si fidava, infatti egli accettò di andare a casa sua per incontrarlo. Ma Semaia si dimostrò un falso profeta che aveva accettato di tradire Neemia dietro compenso. Egli cercò di spingerlo a scappare e a rifugiarsi nel tempio per evitare di essere ucciso.
Ma Neemia riconobbe che non poteva essere una vera parola da parte di Dio, infatti se si fosse rifugiato nel tempio per salvarsi la vita, egli avrebbe infranto la legge secondo cui solo ai sacerdoti era permesso entrare nel santuario (Nu 18:7)! Neemia comprese che Semaia, e quindi i suoi mandanti Tobia e Samballat, volevano metterlo in cattiva luce disonorandolo di fronte al popolo.
Probabilmente Semaia non era stato l’unico a vendersi al nemico, infatti Neemia nella sua preghiera cita anche la profetessa Noadia e altri profeti che avevano cercato di spaventarlo. Quanto dovette essere difficile per Neemia doversi guardare dalle stesse...
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Oggi in CristoBy Omar Stroppiana