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Puntata 18: «Essere padri, essere figli»
Due solitudini non fanno un padre
Cosa stai ancora aspettando di sentirti dire? E quanto di te hai messo a tacere, mentre lo aspettavi?
Per gran parte della mia vita ho aspettato che le acque si calmassero. Non prendevo mai la posizione scomoda: sorridevo, smussavo, rimandavo. E intanto, dentro, bruciavo. Lo chiamavo pazienza. Era il bisogno di essere accettato.
In questa puntata provo a capire da dove venisse, quell’attesa. La risposta era più vecchia di me. Da figlio ho aspettato per anni quattro parole da mio padre. Non sono mai arrivate. Non con quelle parole. E mentre le aspettavo ho imparato una regola che nessuno mi aveva mai detto ad alta voce: per meritarle non bisognava dare fastidio. Non alzare la voce. Non deludere. Quella regola me la sono portata dietro ben oltre lui, con chiunque potesse dirmi, in qualche modo, che andavo bene.
Quelle quattro parole le ho scritte nel finale della canzone che dà il nome a tutto questo progetto: Parole Sottopelle. L’ho scritta quando lui non poteva più ascoltarla. Non te le anticipo qui: in puntata arrivano cantate, dalla traccia originale. È giusto che arrivino così, nella mia voce, quando ormai era tardi per sentirle nella sua.
Poi sono diventato padre. E ho scoperto che l’attesa non si eredita soltanto: si insegna. C’è stato il giorno della prima bicicletta, io dietro di lui pronto a prenderlo, e lui che si volta per vedere se ci sono. E ci sono giorni in cui sono troppo severo, per cose che non sono davvero sbagliate, solo scomode per me. Giorni in cui lo sento borbottare, mentre se ne va: «Non sarò mai un bravo bambino». Lì riconosco l’inizio di tutto.
Leggo a voce alcuni versi di Dentro al Caos, la canzone che ho dedicato a lui. E per la prima volta porto in onda una canzone che sto ancora scrivendo: Torno a me, dieci regole per tornare a essere sinceri con se stessi. Ne leggo la sesta.
Il percorso fin qui. Nella Puntata 17 l’amore che si eredita, fatto di cose concrete più che di parole. Qui un’eredità più sottile: l’attesa. È la seconda di tre puntate legate tra loro.
Giovedì prossimo si riparte da una frase di mio padre, «vedrai che di tempo ce n’è». Parliamo del tempo che rimandiamo, convinti che ce ne sia ancora.
Non sono uno psicologo e non sono un padre perfetto. Sono un figlio che ha aspettato troppo, e un padre che prova a non insegnare la stessa attesa.
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
LE CANZONI: Parole Sottopelle, estratto dal finale della traccia originale firmata SA.MA. Versi letti a voce da Dentro al Caos e dall’inedita Torno a me.
PERCHÉ ASCOLTARLA
Se hai aspettato per anni una frase da tuo padre o da tua madre, se eviti i conflitti e lo chiami pazienza, se sei genitore e a volte ti sorprendi in una severità che non ti somiglia, questa puntata parla di te. Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Massimiliano Sartini non parla da psicologo, ma da uomo che ha attraversato cadute e risalite.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle (Youcanprint, 2025), il libro in cui Massimiliano Sartini racconta dieci «stanze» emotive della propria vita, ognuna legata a una canzone firmata SA.MA. Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.
Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi qualche minuto per te: sono preziosi, non sprecarli.
#Sottopelle #SeiMinutiPerSentirti #MassimilianoSartini #SAMA #ParoleSottopelle #podcastitaliano #padri #figli #paternità #padreefiglio #genitori #DentroAlCaos #TornoAMe
Puntata 17: «L'amore imperfetto»
Io sono fatto così
Stai amando qualcuno come vorresti essere amato, o come sei stato amato? E se quel tuo modo di amare, quello automatico, non l'avessi mai scelto davvero?
C'è una frase che quasi tutti abbiamo detto: «io sono fatto così». Sembra una descrizione di sé. Spesso è un'eredità. In questa puntata provo a smontarla, partendo da casa mia.
Sono nato quando mio padre aveva 46 anni e mia madre 44. Due persone che avevano già costruito una vita fatta di lavoro: d'estate il commercio sulla riviera, d'inverno la famiglia. Non mi hanno mai detto «ti voglio bene» in modo diretto. Il loro amore era fare in modo che non mi mancasse nulla. Ho imparato quella lingua così bene che per anni l'ho parlata anch'io: dare economicamente invece che emotivamente, essere presente fisicamente ma lontano dal dentro. Conservo ancora le foto di alcune domeniche invernali nell'entroterra riminese. Le sfoglio quando nessuno mi vede. Dentro c'è tutto l'amore che ho ricevuto: non mancante, solo in un'altra forma.
Poi ci sono due canzoni. Amami così come sei si apre con una domanda che non è retorica: come posso chiedere a qualcuno di amarmi davvero, se io per primo non so farlo con me stesso? La canzone Fatti avanti racconta invece come si chiede di essere amati quando si è smesso di fare a gara: non basta sentirsi, bisogna scegliersi. Ogni giorno. In modo imperfetto, a volte maldestro. Ma ripetuto.
E poi la crepa. Leonard Cohen ha scritto che c'è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce. Nella mia relazione di oggi ci sono crepe, e alcune le ho create io, con la stessa distanza che avevo imparato a tenere. Ma è proprio lì, in quel posto scomodo, che si può costruire qualcosa di più vero. Non nonostante le crepe: attraverso le crepe.
Il percorso fin qui. Nella Puntata 16 la fragilità che so scrivere ma fatico a dire a voce; qui la stessa difficoltà entra nella relazione più intima.
È la prima di tre puntate legate tra loro: l'amore che si sceglie, quello tra padri e figli, il tempo che non torna.
La domanda che resta per questa settimana: come stai amando, davvero? Non la versione che mostri. Quella sotto.
Giovedì prossimo questo amore imperfetto prende una forma ancora più precisa: padri e figli. Quello che si eredita, quello che si cerca di spezzare, nelle occasioni piccole in cui nessuno ti sta guardando.
Non sono un esperto di amore. Sono esperto di come ci si sbaglia ad amare, e di come, a volte, ci si riprova lo stesso.
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
- Stai amando qualcuno nel modo in cui vorresti essere amato, o nel modo in cui sei stato amato?
- C'è una crepa nella tua relazione più importante, non come difetto, ma come punto in cui entra la luce?
LE CANZONI: Amami così come sei e Fatti avanti, estratti dalle tracce originali firmate SA.MA. Citazione: Leonard Cohen, Anthem.
PERCHÉ ASCOLTARLA
Se ti sei mai giustificato con un «io sono fatto così», se ami in un modo che somiglia troppo a quello di chi ti ha cresciuto, se in una relazione importante c'è una distanza che nessuno nomina, questa puntata parla di te. Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Massimiliano Sartini non parla da psicologo, ma da uomo che ha attraversato cadute e risalite.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle (Youcanprint, 2025), il libro in cui Massimiliano Sartini racconta dieci «stanze» emotive della propria vita, ognuna legata a una canzone firmata SA.MA.
Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.
Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi qualche minuto per te: sono preziosi, non sprecarli.
#Sottopelle #SeiMinutiPerSentirti #MassimilianoSartini #SAMA #ParoleSottopelle #podcastitaliano #amore #coppia #amoreimperfetto #iosonofattocosi #LeonardCohen #AmamiCosiComeSei #FattiAvanti
Puntata 16: «Vivere e condividere le emozioni»
Chi ti ha insegnato a non piangere? E se nessuno te l'avesse mai detto a parole, ma tu l'avessi imparato lo stesso?
C'è un momento in cui ogni bambino impara che certe emozioni è meglio tenerle per sé. Non glielo insegnano con le parole, ma con i silenzi, con gli sguardi che cambiano, con un «dai, non fare così» detto da chi gli voleva bene ma non sapeva come starci dentro. Questa puntata parte da lì, da prima delle parole.
Mi chiamo Massimiliano Sartini. Sono alto un metro e novantadue e peso oltre centoventi chili: dietro le quinte non ci sono mai stato. Eppure quella presenza enorme si portava dentro qualcosa che nessuno vedeva. Essere enormemente visibili e profondamente nascosti allo stesso tempo: è uno dei paradossi più costosi che conosca. Dentro ci sono la delusione, il dire sì quando il cuore era no, la paura dell'abbandono, il bisogno di essere il pilastro. Anche quando il pilastro sta cedendo.
Poi la canzone, Non ho mai provato, che si apre con una battuta: avevo una canzone per Sanremo, poi ho pensato «e se mi dicono di no?», e non l'ho mai mandata. Fa sorridere. Poi ti riconosci. Perché nessuno mi ha mai detto di no: il no me lo sono detto da solo, prima ancora di chiedere. E lo stesso meccanismo ti fa rispondere «sto bene» quando non è vero.
Il percorso fin qui. Sottopelle è partito da una domanda, «come stai, davvero?». Abbiamo attraversato il peso del non detto, la voce e il silenzio di mio padre, le parole che entrano nel corpo e il corpo che parla quando la testa non ascolta. Poi la rabbia, il caos e, nella Puntata 15, la voce artificiale di SA.MA: un filtro che mi ha aperto una porta. Non tutte. Qui racconto una di quelle rimaste chiuse: la fragilità so scriverla, ma dirla a voce, nel momento, è ancora la cosa più difficile che conosca.
Il compito della settimana: una volta sola, quando senti qualcosa, prova a dirlo nel momento. Non dopo, non per iscritto. A voce. Anche solo per sapere che suono fa.
La settimana prossima: l'amore imperfetto, quotidiano, quello che a volte ripete i modelli ricevuti senza che ce ne accorgiamo.
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
LA CANZONE: Non ho mai provato, estratti dalla traccia originale firmata SA.MA
PERCHÉ ASCOLTARLA
Se sei quello forte, quello su cui tutti contano, quello che risponde «tutto bene» per non disturbare, questa puntata parla di te. Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Non parlo da psicologo, ma da uomo che ha attraversato cadute e risalite.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle (Youcanprint, 2025), il libro di Massimiliano Sartini in dieci «stanze» emotive, ognuna legata a una canzone firmata SA.MA. Tutti i proventi vanno al Centro Cani Guida Lions.
Tutte le puntate: parolesottopelle.it/podcast.html
Su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì.
#Sottopelle #SeiMinutiPerSentirti #MassimilianoSartini #SAMA #ParoleSottopelle #podcastitaliano #emozioni #fragilità #vulnerabilità #NonHoMaiProvato #pauradelgiudizio #cantautore
Puntata 15: «La voce AI e l'autenticità»
SA.MA e la voce che ho scelto
Si può dire la verità con una voce che non è la tua? E se fosse proprio quella voce a farti dire le cose che con la tua non hai mai detto?
Questa volta i minuti sono più di sei. Ho lasciato parlare la musica. In questa puntata le canzoni non le leggo io: le ascolti dalla traccia originale, con la voce artificiale vera. È il paradosso di cui parlo: volevo che lo sentissi, non che te lo raccontassi.
Mi chiamo Massimiliano Sartini. Le mie canzoni le firmo SA.MA: le iniziali di nome e cognome. Non una maschera: un punto d'incontro. I testi li scrivo io, tutti. Le ferite sono mie. La voce che le canta è costruita con l'intelligenza artificiale, e non è un segreto né un trucco. La mia voce vera non avrebbe retto certe emozioni. Non per come canto, ma per quello che la voce si porta dietro. La faccia, il nome, anni di persone che mi conoscono in un modo solo.
La Puntata 14 si era chiusa su una frase: un nome diverso non per nascondermi, ma per mostrarmi in modo più preciso. Qui faccio un passo in più. Perché quella frase era vera, ma non era tutta la verità.
C'è la storia di Samuele, giovane artista con cui avevo vinto un contest. Avevo scritto Sfiorami, scuotimi, salvami pensando alla sua voce. Lui l'ha ascoltata e mi ha detto una cosa semplice: non la sento mia. Sembrava un fallimento. Era un regalo: quella canzone non aveva bisogno della voce di un ragazzo, ma di quella di uno che ha quasi sessant'anni e si sta riprendendo in mano la vita.
Poi le canzoni. Più di quello che pensi, tango che riprende la melodia di Libertango di Piazzolla, scritta quando ho smesso di chiedere il permesso di essere me. Una canzone sull'autenticità cantata da una voce artificiale: il mezzo e il messaggio sono due cose diverse. E Un Sorriso a Labbra Strette, quella in cui sono più nudo: la paura della morte, il dubbio di non aver dato abbastanza a mio figlio, a Perla, a chi mi ha voluto bene. Cose mai dette a voce. Nemmeno a Perla, nemmeno al mio terapeuta.
Non è un manifesto sull'intelligenza artificiale. È il racconto di cosa mi ha permesso di dire una voce non mia, e di cosa ancora non riesco a dire nemmeno così. Il filtro mi ha aperto una porta. Non tutte.
E la settimana prossima: le emozioni che non ci hanno insegnato a sentire, o che abbiamo imparato a nascondere così bene da non riconoscerle più.
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
LE CANZONI: Più di quello che pensi · Un Sorriso a Labbra Strette, estratti dalle tracce originali firmate SA.MA
PERCHÉ ASCOLTARLA
Se hai mai affidato a una canzone, a una lettera o a un personaggio quello che non riuscivi a dire in faccia, questa puntata parla di te. E se ti chiedi cosa c'entri una voce artificiale con l'autenticità, qui c'è la risposta di chi l'ha scelta. Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle (Youcanprint, 2025), il libro in cui Massimiliano Sartini racconta dieci «stanze» emotive della propria vita, ognuna legata a una canzone firmata SA.MA. Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.
Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi qualche minuto per te: sono preziosi, non sprecarli.
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Puntata 14: «Le mani che raccolgono» — Chiedere aiuto
Perché chiedere aiuto è così difficile? E perché, proprio quando non ce la fai più, continui a ripetere «ce la faccio da solo»?
Per anni ho pensato che farcela da solo fosse la misura di quanto valevo. Poi un giorno il peso era lo stesso di sempre. Ero io che non ero più lo stesso.
La Puntata 13 si era chiusa su una frase: a un certo punto ti accorgi che non ce la fai da solo. La Puntata 14 riparte esattamente da lì, dal momento più difficile da ammettere.
Non è una puntata che ti spiega come si chiede aiuto. Niente consigli, niente tecniche. È il racconto di uno che per anni non ci riusciva: la paura di essere una delusione, il bisogno di dimostrare di non avere bisogno di nessuno, una gabbia costruita con le proprie mani, mattone dopo mattone. E nel periodo più buio, l'istinto di sempre: fare da solo.
Mio padre, a modo suo, me l'aveva detto: si può chiedere aiuto, non è una vergogna. Il problema non era lui. Ero io. È la parte più scomoda: scoprire che certe gabbie nessuno ce le impone. Ce le costruiamo da soli. E poi non sappiamo nemmeno quando le abbiamo chiuse.
Poi, due forme di fiducia. Qualcosa: la pratica buddista, che non porta il miracolo ma la lucidità di vedere la cosa giusta da fare. E la cosa giusta, quella volta, aveva un indirizzo preciso: lo studio di uno psicologo. E qualcuno: Perla, che una parte di quel peso la stava già portando, in silenzio, senza chiedere il permesso. Nella cena pronta quando non c'era fame. Nel non chiedere niente quando non c'erano risposte da dare.
In mezzo, la canzone: Sfiorami, scuotimi, salvami, in due estratti dalla traccia originale. «Sono pezzo, sono scheggia»: il momento in cui ti disfi. «Le tue mani sono luce, calore, raduno, mi raccolgono pezzo a pezzo»: il momento in cui qualcuno ti raccoglie. Non una guarigione, una ricomposizione. Diverso, non uguale. Intero, non perfetto.
Quello che resta non è una lezione. È una possibilità: il peso non diventa più leggero. Diventa diviso.
E la settimana prossima, un paradosso: a volte, per dire le cose più vere, non usiamo la nostra voce. SA.MA, una voce artificiale, e perché non è un modo per nascondersi.
Sei minuti per sentirti. Due domande da portare con te, e una terza, la più diretta finora: c'è qualcosa che stai portando da solo, adesso, che forse non dovresti portare da solo?
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
LA CANZONE: Sfiorami, scuotimi, salvami, estratti dalla traccia originale firmata SA.MA
PERCHÉ ASCOLTARLA
Se ti sei mai detto «ce la faccio da solo» anche quando non era vero, se hai mai rimandato una telefonata, un messaggio, una richiesta, per non sembrare debole, questa puntata parla di te. Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Solo qualche minuto e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e condivide quello che ha vissuto, non quello che sa.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, il libro in cui Massimiliano Sartini racconta dieci «stanze» emotive della propria vita, ognuna legata a una canzone. Le canzoni portano la firma di SA.MA. Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.
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Puntata 13: «Note di coda»
C'è una versione di te che mostri al mondo e una che tieni solo per te. Quanto distano?
La Puntata 12 si è chiusa dentro un'immagine precisa: il caos che ti spoglia, che non ti lascia più l'energia per tenere in piedi le maschere. È da lì che parte la Puntata 13: da quella nudità improvvisa, da quella distanza che scopri tra chi sei davvero e chi mostri agli altri.
Il tema di oggi non è l'apparenza da convegno, non è una lezione sui social. È qualcosa di molto più intimo: la fatica di essere una persona fuori e un'altra dentro. E soprattutto la fatica di togliersi la maschera, quando ci si è abituati a portarla.
Il cuore della puntata è una metafora sensoriale: quella del profumo. Le note di testa, quelle che colpiscono subito, che dicono buono, troppo dolce, troppo forte e le note di coda, quelle che restano nell'aria anche quando non ci sei più. L'apparenza è sempre una nota di testa. La sostanza è quello che rimane.
Il racconto è duplice, come sempre in Sottopelle. C'è l'esperienza vissuta: il film The Family Man, con Nicolas Cage, e la voce dell'ex-moglie che diceva «sotto sotto sei il manager anaffettivo» non un'identità, ma una maschera costruita dalle circostanze, indossata così a lungo da smettere di sentirne il peso. E c'è la canzone nata dalla stessa distanza: Troppo Rumore, già ascoltata in altre puntate ma raccontata qui da un'angolazione nuova non più l'anniversario dell'infarto, ma il rumore che resta quando la nota di testa finisce. «Stessa vita in vetrina, scorri, clicca, cambia nome, tanto non cambia niente» e poi il verso più onesto del brano: «forse sono io, forse è tutto fake». Non un'accusa. Un risveglio.
Anche una critica ricorrente al libro quel «linguaggio quasi diaristico» diventa qui chiave di lettura: è proprio la nudità a far scrivere ai lettori «è come se avessi letto qualcosa di mio».
Un avviso: la puntata di oggi è un po' più lunga del solito il tema aveva bisogno di più spazio per essere raccontato bene. Vale la pena restare.
Il gancio verso la Puntata 14 nasce proprio da qui: quando finalmente ti riconosci, quando torni alla versione più vera di te, arriva il momento più difficile capire che non ce la fai da solo, e che chiedere aiuto non è una sconfitta, ma il gesto più onesto che esista.
Sei minuti per sentirti anche se oggi sono qualcuno in più. Due domande da portare con te.
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
LA CANZONE: Troppo Rumore, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA
PERCHÉ ASCOLTARLA
Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Solo qualche minuto e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e condivide quello che ha vissuto non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, il libro in cui Massimiliano Sartini racconta dieci «stanze» emotive della propria vita, ognuna legata a una canzone. Le canzoni portano la firma di SA.MA. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire. Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.
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Puntata 12: «Dentro al caos»
Ti è mai capitato di trovare un senso, non nonostante il caos, ma dentro al caos?
La Puntata 11 si è chiusa con un invito concreto: tendere la mano, uscire dal silenzio. Ma farlo spesso non porta la chiarezza attesa: si finisce dentro il caos. Non quello da evitare ma quello che rivela qualcosa.
La Puntata 12 porta una distinzione piccola ma che cambia tutto: il senso non nasce nonostante il caos. Nasce dentro al caos. Ci hanno insegnato che prima di capire bisogna fare ordine, attraversare in fretta l'incertezza per tornare al controllo. Ma l'ordine non precede sempre la comprensione: a volte è il disordine, attraversato senza scappare, a consegnare qualcosa che l'ordine non avrebbe mai dato.
Il racconto è duplice, come sempre in Sottopelle. C'è l'esperienza vissuta: la notte del 28 giugno 2021, quando il caos è diventato fisico, reale, impossibile da ignorare e il senso vero non è arrivato quando quel caos si è calmato, ma proprio dentro di esso.
E c'è la canzone nata da lì: Dentro al Caos, scritta a gennaio 2025 e pubblicata il 16 marzo una data non casuale, il giorno dedicato ai giovani nella Soka Gakkai e il giorno in cui Massimiliano ha incontrato Perla. È dedicata al figlio Masayuki, e a tutti i ragazzi che vivono in mezzo al rumore e cercano un senso senza sapere dove guardare. Il testo nasce da un'immagine precisa: un bambino che disegna un sole enorme, fuori scala, con colori troppo accesi, come a dire «io ci credo ancora».
Dentro al Caos non è un brano isolato: insieme a Rispondimi Presto e Non sono ordinario, chiude nel libro Parole Sottopelle - Dove la vita pulsa e le emozioni diventano canzoni il «trittico interiore»: tre canzoni sorelle che vanno dalla dichiarazione di sé alla ricerca di una risposta, fino alla scoperta di un senso dentro il disordine.
La seconda domanda va al punto fermo: non la risposta che mancava, ma la cosa piccola che diceva «sono ancora qui». Nel periodo più caotico, l'infarto, il prima e il dopo, ci sono stati due ancoraggi: la pratica davanti al Gohonzon, anche quando la fede vacillava, e la scrittura. Non come terapia. Come presenza.
Il gancio verso la Puntata 13 è naturale: quando attraversi il caos e trovi il tuo punto fermo, inizi a vedere quanta distanza c'è tra chi sei davvero e chi mostri agli altri. È lì che comincia il tema dell'apparenza.
Sei minuti per sentirti. Due domande da portare con te.
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
LA CANZONE: Dentro al Caos, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA
PERCHÉ ASCOLTARLA
Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Solo sei minuti e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e condivide quello che ha, non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, il libro in cui Massimiliano Sartini racconta dieci «stanze» emotive della propria vita, ognuna legata a una canzone. Dentro al Caos chiude, con le sue due sorelle, il primo capitolo del libro. Le canzoni portano la firma di SA.MA. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire. Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.
Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi sei minuti — sono preziosi, non sprecarli.
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Puntata 11: «Rispondimi presto»
Quante volte al giorno scrivi a qualcuno? E quante, tra tutti quei messaggi, hai davvero chiesto «come stai»?
La Puntata 10 si è chiusa con una rabbia finalmente nominata: quando la stanza della rabbia si apre, il primo istinto non è urlare, ma è cercare qualcuno, tendere la mano. La Puntata 11 sta esattamente in quel gesto.
Viviamo iperconnessi e soli. Messaggi, notifiche, stories, videochiamate: siamo raggiungibili ventiquattr'ore su ventiquattro, sappiamo tutto di chiunque, anche di chi non abbiamo mai incontrato. E nonostante tutto questo, c'è ancora qualcuno vicino a noi a cui non riusciamo a dire quello che vorremmo. C'è ancora un «come stai davvero» che resta in gola.
Il racconto è duplice, come sempre in Sottopelle. C'è il paradosso vissuto in prima persona: con gli sconosciuti spesso è più facile aprirsi, mentre con le persone più vicine, quelle viste ogni giorno, a volte ci si blocca, come se la vicinanza alzasse la posta invece di abbassarla. E c'è la canzone nata da quel blocco: Rispondimi Presto, scritta nell'ottobre 2024, pensata per un amico lontano ma in realtà rivolta a chi, nella vita di Massimiliano, ha rappresentato un faro e un po' a se stesso. Non un grido: un sussurro. «Rispondimi, basta poco, anche solo ci sono.»
Rispondimi Presto non è un brano isolato: nel libro Parole Sottopelle apre, insieme a Non sono ordinario e a Dentro al caos, il «trittico interiore» — tre canzoni sorelle che vanno dalla dichiarazione di sé alla ricerca di una risposta, fino alla scoperta di un senso dentro il disordine. Il libro racconta anche come questa canzone sia nata dall'incontro con il pensiero del maestro spirituale Daisaku Ikeda, e da un bisogno preciso: scrivere una lettera che forse non sarebbe mai stata spedita, ma che andava scritta comunque, perché restasse sottopelle.
Non è una puntata sulla comunicazione. È una puntata su cosa succede quando smettiamo di misurare le persone in like e notifiche, e cominciamo a chiederci se qualcuno ci sta davvero ascoltando e se noi stiamo ascoltando qualcuno.
Il gancio verso la Puntata 12 è naturale: quando finalmente si tende la mano, spesso ci si ritrova dentro il caos. Non quello da evitare, ma quello che rivela qualcosa.
Sei minuti per sentirti. Due domande da portare con te.
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
LA CANZONE: Rispondimi Presto, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA
PERCHÉ ASCOLTARLA
Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule. Solo sei minuti e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e condivide quello che ha, non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, il libro in cui Massimiliano Sartini racconta dieci «stanze» emotive della propria vita, ognuna legata a una canzone. Rispondimi Presto apre, con le sue due sorelle, il primo capitolo del libro. Le canzoni portano la firma di SA.MA. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire.
Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.
Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi sei minuti — sono preziosi, non sprecarli.
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Puntata 10: «La stanza della rabbia»
Quando sei arrabbiato, davvero arrabbiato, cosa ne fai? Non ti chiediamo se ti arrabbi: quello lo fanno tutti. Ti chiediamo cosa succede dopo.
La Puntata 9 si è chiusa con una domanda sospesa: il corpo tiene il conto di tutto quello che non ascoltiamo, e quello che accumula non sparisce. Si converte. La Puntata 10 raccoglie quel filo e lo porta nella stanza più evitata di tutte: quella della rabbia. Non quella che urla e spacca. Quella più pericolosa, perché non fa rumore. Quella che sta ferma, sotto, e logora in silenzio, una parola non detta alla volta, un'aspettativa tradita alla volta. Fino al giorno in cui certi nomi ti chiudono lo stomaco senza un motivo.
Il racconto è duplice. C'è la rabbia vissuta: quella tenuta in un posto separato, come un ospite che non hai invitato, perché ci hanno insegnato che arrabbiarsi è perdere il controllo. E c'è la rabbia osservata: quella che nasce guardando le live in cui i ragazzi condividono la loro foto profilo e aspettano che qualcuno gli dica quanto valgono, un voto da uno a dieci, ma non per vanità, ma per sapere di esistere, e quanto sono accettati. Una rabbia che non va verso di loro, ma verso gli adulti della stessa generazione che alzano le spalle e dicono «è normale, alla loro età», come se normale fosse una risposta.
Da questa osservazione nasce Solo il meglio di me, la canzone scritta a gennaio 2026 e uscita il 16 marzo, pensando al mondo che troverà suo figlio Masayuki. Dentro c'è un verso che Massimiliano non canta ma dice, a voce, guardando in faccia la propria generazione: «È il vuoto che lasciamo noi grandi, quando smettiamo di essere fari e diventiamo fantasmi.»
Non è una puntata sulla gestione della rabbia. È una puntata su cosa succede quando smettiamo di reprimerla e cominciamo a darle un nome, a riconoscere che dietro ogni rabbia silenziosa c'è quasi sempre qualcuno di preciso, una cosa detta o non detta che non abbiamo ancora finito di portare.
Il gancio verso la Puntata 11 è naturale: quando la stanza della rabbia si apre davvero, il primo istinto non è urlare. È cercare qualcuno.
Sei minuti per sentirti. Due domande da portare con te.
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
LA CANZONE: Solo il meglio di me, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA
PERCHÉ ASCOLTARLA
Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per gestire la rabbia». Solo sei minuti e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha tenuto la rabbia chiusa in una stanza per anni, e che condivide quello che ha imparato, non quello che sa. Se hai una rabbia sottopelle a cui non hai ancora dato il permesso di esistere, piccola o grande che sia, questa puntata è per te.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, un progetto multimediale che intreccia un libro a dieci «stanze» emotive, un disco e questo podcast. Le canzoni nascono dal vissuto e portano la firma di SA.MA. SOTTOPELLE: Sei minuti per sentirti. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire. Tutti i proventi del progetto Parole Sottopelle vanno al Centro Cani Guida Lions.
Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Iscriviti per non perdere nessuna delle 36 puntate: prenditi sei minuti. Sono preziosi, non sprecarli.
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Puntata 9: «Il corpo che parla»
Quando è stata l'ultima volta che ti sei guardato allo specchio, e ti sei riconosciuto davvero? Non un'occhiata veloce. Non per controllare i capelli. Negli occhi.
La Puntata 8 ha lasciato una domanda sospesa: il corpo sa quando stai cedendo qualcosa di te, anche quando la mente fa finta di niente. La Puntata 9 raccoglie quel filo e lo porta fino in fondo. Il tema è il corpo come interlocutore — non un involucro, non un mezzo di trasporto, non qualcosa da allenare e poi ignorare per il resto del tempo. Qualcuno che parla. Che ha sempre parlato. E che Massimiliano, per anni, non ha ascoltato.
Il racconto è duplice. C'è il segnale piccolo, arrivato per primo e forse più eloquente: una foto di sé, quarantasette o quarantotto anni, il sorriso ancora sulle labbra ma non più negli occhi. Guardarsi allo specchio e non riconoscersi più. Un ingrigimento che non riguardava la barba, né i capelli. E c'è il segnale grande, quello che il corpo usa quando il sussurro non basta più: la notte tra il 28 e il 29 giugno 2021, la sala operatoria, il cuore che si ferma per tre secondi mentre lui è cosciente.
In mezzo, tutto quello che aveva reso quel silenzio possibile: il lavoro come unica gratificazione, la paura che uno stipendio solo non bastasse, il Covid, l'arrivo di Masayuki e la domanda se fosse pronto a essere padre. E una frase, scritta come una liberazione dentro la canzone Abbastanza non mi basta: «non ho più tempo da perdere» . Una strofa che si è rivelata la stessa frase che lo ha portato in sala operatoria. Perché quando non ti senti mai abbastanza, non ti fermi mai. E quando non ti fermi mai, non senti: non la stanchezza vera, non i segnali, non il corpo che chiede di fermarsi.
Non è una puntata sulla malattia. È una puntata su cosa succede quando smettiamo di trattare il corpo come un mezzo per arrivare da un impegno all'altro, e cominciamo a considerarlo qualcuno con cui parlare che usa il respiro, il peso sulle spalle, gli occhi in una fotografia per dirci cose che la mente preferisce non sentire.
Il gancio verso la Puntata 10 è naturale: quando il corpo non viene ascoltato abbastanza a lungo, quello che si accumula non sparisce. Si converte. E la forma in cui si converte più spesso è la rabbia.
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
LA CANZONE: Abbastanza non mi basta — la strofa del tempo, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA
PERCHÉ ASCOLTARLA
Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Solo sei minuti e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e che condivide quello che ha — non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, un progetto multimediale che intreccia un libro a dieci «stanze» emotive, un disco e questo podcast. Le canzoni nascono dal vissuto e portano la firma di SA.MA. SOTTOPELLE — Sei minuti per sentirti. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire. Tutti i proventi del progetto Parole Sottopelle vanno al Centro Cani Guida Lions.
Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi sei minuti — sono preziosi, non sprecarli.
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