la trasmissione radiofonica è dedicata come seconda puntata, ad oggetti di uso quotidiano ed in particolare alle POSATE. Ho descritto nella prima puntata la Storia del cucchiaio, con un excursus storico, ma anche antropologico e sociologico, senza omettere di raccontarvi aneddoti e curiosità. Questa puntata è dedicata alla #STORIA DELLA FORCHETTA Anche in questa puntata ampio spazio è dedicato agli albori e all’evoluzione di questa posata nel corso del tempo e presso le diverse culture. L’uso comune di questa posata è abbastanza recente. Come mai tale lentezza nella sua diffusione nel corso dei secoli? Il motivo va ricercato proprio nel suo nome. La parola “forchetta” deriva infatti da “forca”, uno strumento che nel Medioevo era associato, oltre che al lavoro nei campi, a un’arma di tortura. Basti pensare all’espressione per i condannati a morte: «Essere mandati alla forca». La forca inoltre è un oggetto che iconograficamente è sempre stato simbolo del diavolo e nella società fortemente cristiano cattolica del Medioevo qualsiasi cosa diabolica era fortemente da evitare. Ecco dunque che, l’uso della forchetta, per la sua forma considerata demoniaca, non ebbe subito una larga diffusione, ma venne a lungo osteggiata dalla cultura cristiana. Vi stupirà ma, nonostante fosse conosciuta già nell’antica Grecia, la forchetta come la intendiamo noi è un’invenzione abbastanza recente. Infatti originariamente la cosa più simile alla nostra “forchetta” era quello che oggi noi chiameremmo “forchettone”, uno strumento a due rebbi (=denti) utilizzato principalmente per cucinare e servire il cibo. Al tempo infatti per mangiare si preferivano dita, cucchiai e coltelli. Secondo un reperto archeologico esposto presso il Museo di Ventimiglia sembra che fosse già in uso presso i Romani, ma il passaggio a un arnese a più denti per infilzare in tavola pare sia avvenuto nell’alto Medioevo alla corte di Bisanzio, dove un acuminato pugnale si trasformò prima in un imbroccatoio (tipo spillone) e poi in una forchetta. Dopo il mille, troviamo le forchette a Venezia, Pisa, Firenze, ma soprattutto in mano a borghesi e mercanti, mentre nelle corti vigeva ancora l’etichetta tradizionale delle tre dita, che imponeva di attingere direttamente dal piatto per pescare il cibo solido. Una notizia inequivocabile dell’uso della forchetta personale da tavola la dobbiamo a San Pier Damiani (1007-1072), il quale narra che a Venezia nel 1003: si svolse il banchetto nuziale del figlio del Doge Orseolo II. La sposa, la principessa bizantina Maria Argyropoulaina, utilizzò durante il ricevimento una forchetta d’oro a due rebbi, scandalizzando tutti gli ospiti. Lei però poi continuò a servirsene anche negli anni successivi, infilzando piccoli bocconi che precedentemente si faceva tagliare dai servitori. La forchetta fino ad allora conosciuta in Occidente era stata solo la “ligula o lingula” a due rebbi usata nella Roma del Tardo Impero per mangiare datteri e piccoli dolci al miele. Ricordiamoci che i Romani per portare cibo alla bocca usavano il coltello. Un’ulteriore testimonianza ci arriva da Ludovico Antonio Muratori, autore degli “Annali d’Italia”, che indica nel 1071 la presenza della forchetta alla mensa allestita per le nozze del doge Domenico Silvio con un’altra principessa bizantina, ma ancora in epoca tardo medioevale nelle corti si era giudicati raffinati se si mangiava “maestosamente” con le mani. Caterina de’ Medici, quando sposò re Enrico II di Francia, portò con sé la sua collezione di argenteria da tavola, che comprendeva anche le forchette, che utilizzò al banchetto di nozze del 1533, destando scalpore tra la corte che non apprezzò subito quella novità. A conferma di questa riluttanza verso la forchetta segnalo una cronaca che vedrebbe protagonista Caterina de' Medici. Sembrerebbe che quando la regina fece provare la posata a punte al marito Enrico II e ai commensali, questi si rivelarono piuttosto maldestri nel maneggiarla. Carlo I d’Inghilterra, nel 1633, dichiarò che “Si considera decoroso l’utilizzo della forchetta”. Bisogna aspettare il 1684, quando il “Re Sole” Luigi XIV ne intuì la funzionalità ed eleganza e ne promosse la diffusione alla corte di Versailles, per vederne una larga diffusione tra l’aristocrazia francese prima ed europea poi. I rebbi della forchetta, che derivano dal francese “ripil” ovvero “pettine con denti di ferro”, passarono dall’essere due, poi tre nel Cinquecento e infine agli attuali quattro tra Settecento e Ottocento. Fu un napoletano, Gennaro Spadaccini, ciambellano alla corte di Ferdinando IV di Borbone, che introdusse il quarto rebbo, per facilitare l’arrotolamento degli spaghetti, formato di pasta già molto amato a Napoli in quell’epoca. Si può affermare quindi che la forchetta ebbe da quel momento notevole diffusione nel Sud Italia dove si consumava pasta lunga. Infatti nell'Italia del nord, dove non erano diffuse le stesse abitudini alimentari, arrivò solo successivamente questa posata. Ma mentre la popolazione cittadina borghese e mercantile cercava di usarla tutti i giorni, i nobili la ritenevano non obbligatoria, da aggiungersi semmai ad altri indispensabili segni di civiltà quali: abbondanza di tovaglie e tovaglioli, e abluzioni ripetute prima e dopo i pasti. Dalle corti italiane la forchetta si diffuse lentamente in Europa, dove ancora nel Seicento gli aristocratici mostravano resistenze ad abbandonare l'uso delle dita (regali posate), come testimoniano le tradizioni della corte di Luigi XIV. Successivamente, grazie alla Rivoluzione Industriale ottocentesca, anche la classe media e gli strati più bassi della popolazione poterono permettersi di usare forchette. Ricordiamoci inoltre che fino all’inizio del Novecento, il popolo, in generale, aveva l'abitudine di mangiare con le mani o il cucchiaio, e la forchetta (quando c’era) era destinata al capo famiglia. Con il benessere economico iniziò a essere utilizzata anche a livello popolare per diventare oggi protagonista delle “mise en place” di tutto l’Occidente. Non poteva mancare, anche in questa puntata, il riferimento alla forchetta nella letteratura e nell’arte. A tal proposito segnalo due quadri, nei quali è stata dipinta la forchetta. Uno è di Sandro Botticelli: “Nastagio degli Onesti” (1483), in cui si vedono in primo piano due donne sedute con la forchetta, e dello stesso periodo un quadro di Sodoma . “S. Benedetto a tavola con i suoi monaci”: in primo piano un piatto con verdure, con a lato un prototipo di forchetta a tre punte. Si tratta di una delle prime immagini in cui compare la forchetta, che non nasceva come posata individuale, ma per prelevare il cibo dal piatto comune; diremmo oggi, come posata dì portata. Vi ricorderò anche alcuni modi di dire legati alla forchetta, ma anche quali sono le severe prescrizioni del Galateo sull’uso della forchetta.