La crisi del '300 è una delle categorie storiografiche più studiate dagli storici di ogni epoca. Le variabili di una crisi che colpì, seppur in maniera diversa, tutta l'Europa, sono molteplici. Questa lezione si propone di analizzarle, a cominciare dalla considerazione che alcuni indicatori di crisi erano presenti prima della grande frattura rappresentata dall'epidemia di peste del 1347-1350. L'Europa, alla fine del XIII, aveva arrestato lo sviluppo che l'aveva vista protagonista dopo l'anno 1000. La curva demografica, che aveva portato al raddoppiamento della popolazione, si era arrestata; le condizioni climatiche erano peggiorate, l'agricoltura faceva registrare una interruzione di messa a coltura di nuove terre e la produzione artigianale stava rallentando. Poi, la peste giunta dall'oriente a bordo delle navi genovesi, falciò l'Europa, dal Mediterraneo al Baltico, dimezzandone la popolazione. La seconda parte della lezione è dedicata alle conseguenze della peste. Come reagirono i diversi stati e i diversi sistemi socio-economici a questo sconvolgimento? I prezzi prima aumentarono, poi crollarono, la rendita agricola crollò, le manifatture diminuirono drasticamente la produzione. Nell'Europa mediterranea si ebbe un aumento del latifondo e della rendita parassitaria degli aristocratici; nell'Europa atlantica lo sviluppo di un agricoltura libera dai legami signorili; nell'Europa orientale la diffusione capillare della servitù della gleba. Dove il contadino era libero, nell'Italia centrosettentrionale, in Francia e Inghilterra, la contrazione economica e il peggioramento delle condizioni di vita provocarono intensi moti di rivolta che, privi di una organizzazione e di una strategia politica, si prestarono ad essere represse nel sangue.