“Ricorda di me…”. Così cantava Antonello Venditti.
O “non ti scordar di me” di Giusy Ferreri.
Oggi, invece, in alcuni casi, molti vogliono essere…dimenticati.
Da qui il diritto all’oblio.
Cos’è? Quando e perché lo si chiede? Ed in che modo?
Se hai commesso un crimine oppure se hai subito un crimine, e il tuo caso è assurto agli onori delle cronache, allora probabilmente digitando il tuo nome su google verranno fuori articoli, foto, forum riguardo alla tua vicenda personale.
Chiaramente questo non è piacevole.
Tutto ciò minaccia il diritto all’identità di una persona che non può rimanere incatenato, vita natural durante, a quel fatto commesso anni prima.
Sarebbe una perdurante gogna mediatica.
Ergo, si potrà invocare il diritto ad essere dimenticati.
Ma quando si può rivendicare il diritto all’oblio?
Quando la notizia sia stata già assimilata dalla collettività.
Quando è passato ormai del tempo e la notizia non è più attuale.
Come attuare il diritto all’oblio?
Basterà contattare Google, oppure il proprietario del sito o il Garante della Privacy diffidandoli e chiedendo la rimozione degli articoli o la deindicizzazione.
Sembra facile a dirsi ma complicato ad attuarsi.
Per questo ti consiglio di far svolgere la pratica ad un legale esperto in questa materia.
Bene, se i soggetti che ho citato risponderanno “picche”, allora occorrerà andare dinanzi al Giudice per ottenere giustizia.
Bene, voglio raccontarti la storia di due mie clienti per i quali abbiamo rivendicato il diritto ad essere dimenticati.
I miei due assistiti erano figli di un importante dirigente pubblico accusato di aver utilizzato indebitamente la carta aziendale.
Costoro comparivano soltanto di riflesso nell’inchiesta; tant’è che non erano stati né indagati né imputati.
Eppure giornali e trasmissioni televisive si sono accaniti contro di loro, mettendoli alla gogna mediatica.
Dopo ben 18 mesi rispetto al presunto fatto-reato ancora comparivano gli articoli su google.
Sicché con il mio studio legale ci siamo messi all’opera ottenendo, per molti di questi, la deindicizzazione degli articoli.
Nella trasmissione l’”Arena” condotta da Marco Giletti si è parlato di quest’inchiesta e io mi sono battuto per affermare un principio: se non sei giudicato colpevole i media non possono tenerti in eterno sulla graticola speculando sul tuo nome per fini economici e pubblicitari.
Diceva Humpry Bogart: “E’ la stampa bellezza e tu non puoi farci niente”.
Non sempre però se decidi di far valere i tuoi diritti!
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Se vuoi espormi il tuo caso giudiziario chiamami, oppure scrivimi e sarò pronto ad ascoltarti e ad aiutarti…perché…
Io sono Francesco D’Andria e sono dalla tua Parte.
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