Silvio Vinci

The Seeker -LIVE @harlem sassari 30 jan 2026


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Il 30 gennaio 2026 all’Harlem di Sassari i Factory hanno messo in scena una di quelle serate che sembrano “normali” solo a chi non era lì: pub pieno, sguardi addosso, birre in mano e quell’aria da club sotterraneo in cui ogni nota rimbalza sulle pareti e torna indietro più vera.
La scaletta (le prime 10 in lista) è stata un viaggio coerente e in crescendo: l’attacco con “The Seeker” ha acceso subito la miccia, diretto, ruvido, senza preamboli. Subito dopo “She Came In Thru The Bathroom Window” ha spostato l’umore su un groove più elastico e cantabile, facendo capire che la band aveva voglia di giocare con dinamiche e incastri, non solo di “spingere”.
Il cuore della prima metà è stato il triangolo “Delta Lady” → “The Weight” → “Love The One You’re With”: tre mondi diversi, ma tenuti insieme da un suono caldo e live, con la sala che rispondeva come un corpo unico. “The Weight” ha fatto la magia: cori, sguardi tra i musicisti, quel sapore da racconto collettivo che nei pub funziona più di qualsiasi virtuosismo. E “Love The One You’re With” ha portato la serata su un piano quasi celebrativo, con un’energia che non scade mai nel caos.
Quando è arrivata “Almost Cut My Hair” il concerto ha cambiato marcia: più elettrico, più psichedelico, più “Factory”. Qui si è sentita la personalità della band: non una cover band, ma un gruppo che usa i classici come materiale vivo, da modellare e incendiare. Da lì in poi la scaletta è diventata un treno: “Hope You’re Feeling Better” ha aggiunto quel sapore latino-rock e la spinta da jam controllata, mentre “Feeling Alright” ha riaperto il sorriso del pub, con la gente che si muoveva e parlava ma senza mai smettere di seguire.
Il finale con “With A Little Help From My Friends” e “The Night They Drove Old Dixie Down” è stato la chiusura perfetta: prima la fratellanza, il coro, la mano tesa al pubblico; poi l’epica narrativa, più scura e intensa, che lascia addosso qualcosa anche quando le luci si riaccendono. Dieci brani soltanto, ma abbastanza per segnare una linea: i Factory dal vivo non “eseguono”, raccontano.
Una serata breve nella quantità, piena nella sostanza: sound da club vero, pubblico caldo, band compatta e con la faccia giusta. E quella sensazione, quando scendi dal palco (o ti alzi dal tavolo), di aver partecipato a qualcosa di semplice e speciale allo stesso tempo.
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