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Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it episodes

  • La nuova etica procedurale della capsula per suicidarsi
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7936

    LA NUOVA ETICA PROCEDURALE DELLA CAPSULA PER SUICIDARSI di Tommaso Scandroglio
    Sarco. Così si chiama perché ricorda un sarcofago. Solo che nei sarcofagi venivano messi i cadaveri ed invece nel Sarco ci finiscono le persone vive per poi diventare cadaveri. Ne avevamo già parlato a suo tempo: Sarco è una capsula dove la persona entra, preme un pulsante e infine viene liberato nella capsula dell'azoto che provoca prima il sonno della persona e poi la sua morte. Questa bara per vivi e morituri è stata ideata da Philip Nitschke, il fondatore di Exit International, un'organizzazione pro eutanasia.
    Per la prima volta lunedì è stata utilizzata in Svizzera. L'associazione di aiuto al suicidio The Last Resort (L'ultima risorsa) l'ha messa a disposizione di una donna statunitense di 64 anni che ha fatto collocare la capsula nel mezzo di una foresta nel canton Sciaffusa e poi è spirata al suo interno. In Svizzera l'aiuto al suicidio è legale, ciò nonostante sono scattate le manette per alcune persone. Cerchiamo di capirne il motivo.
    MOTIVI EGOISTICI?
    Come da comunicato della Polizia di Sciaffusa, il capo di imputazione per questi sospettati è stato quello di istigazione e aiuto al suicidio per motivi egoistici. L'art. 115 Codice penale elvetico così recita: «Chiunque, per motivi egoistici, istiga alcuno al suicidio o gli presta aiuto è punito, se il suicidio è stato consumato o tentato, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria». Dunque il reato non è consigliare a qualcuno di uccidersi o aiutarlo a togliersi la vita, bensì fare tutto questo mossi da motivi egoistici. La Polizia non ha voluto indicare i nominativi delle persone sotto custodia e quindi è anche difficile solo intuire se c'è fondamento a questo tipo di accusa.
    Ma non finisce qui. Ci sono alcune criticità legali inerenti proprio all'uso di questa capsula. Il consigliere federale Elisabeth Baume-Schneider, rispondendo a un quesito durante la tradizionale Ora delle domande al Consiglio nazionale, ha dichiarato: «La capsula per suicidio Sarco, presentata lo scorso mese di luglio dall'associazione The Last Resort, non è conforme alla legge sotto due aspetti». In primo luogo «la capsula non soddisfa i requisiti sulla sicurezza dei prodotti. Per questo non dovrebbe quindi essere immessa sul mercato». In secondo luogo «l'uso dell'azoto al suo interno non è compatibile con la legge sui prodotti chimici».
    Ora appare paradossale che una macchina pensata per dare la morte non sia sicura, tanto insicura che c'è scappato il morto. Probabilmente il consigliere federale alludeva alla sicurezza di terze persone. Interessante poi il rilievo della Baume-Schneider che l'azoto non andrebbe bene per uccidere le persone secondo la normativa vigente.
    I DUE PROBLEMI DELLA NUOVA ETICA
    Il problema è dunque duplice.
    Il primo: puoi aiutare qualcuno a morire a patto che lo fai in modo disinteressato - non per motivi egoistici, recita la legge - ossia se non ne ricavi un utile. Il primo problema apre la porta ad altre difficoltà. Con quale strumento valutare una mozione dell'animo come le motivazioni interiori? Come sondare e quindi appurare i motivi egoistici? Attraverso gli atti, eventualmente gli scritti e le testimonianze? Strumenti imprecisi visto l'oggetto dell'indagine. Un'altra difficoltà è la seguente: quando un motivo è egoistico? Quale criterio usare? Aiutare la nonna affetta da demenza senile ad andarsene perché affranti dal dolore di vederla così poco lucida è un motivo egoistico? Collaborare al suicidio di una persona non tanto perché si è vicini alla sua sofferenza ma perché si crede nell'eutanasia è un motivo egoistico? Tali incertezze interpretative sono lesive del principio di tassatività delle norme penali che impone di delimitare con precisione e chiarezza il confine tra ciò che è legittimo e ciò che non lo è.
    Un secondo problema è legato al fatto che, come visto, l'azoto non sarebbe sostanza legittima per uccidere. Dunque le persone sotto custodia sono in carcere non perché hanno aiutato qualcuno a morire, ma perché hanno aiutato qualcuno a morire non rispettando le norme vigenti. Il problema è quindi meramente procedurale. Se la signora americana fosse morta tramite intervento farmacologico, come si usa nella clinica elvetica Dignitas, nessuno sarebbe finito dietro le sbarre. Questo ci porta a dire che si è perso completamente di vista l'aspetto morale principale della vicenda: è moralmente illecito aiutare qualcuno a suicidarsi. Tale aspetto è stato sostituito da una preoccupazione puramente procedurale. La condotta antigiuridica è dunque solo quella che non rispetta alcune procedure. Il male si è burocratizzato.
    Non è questione che riguarda solo l'aiuto al suicidio in Svizzera, ma più ampiamente buona parte delle condotte contrarie ai principi non negoziabili: in Italia ad esempio non puoi accedere al suicidio assistito se non rispetti i quattro criteri indicati dalla Consulta. Finisci poi nei guai con la giustizia se abortisci o ricorri alla fecondazione artificiale in strutture non deputate a farlo. È la nuova etica. L'etica procedurale.
    6 min
  • Cattolici nelle banlieue culturali
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7914

    CATTOLICI NELLE BANLIEUE CULTURALI, MA C'E' ANCORA IL DOMANI di Tommaso Scandroglio
    Irrilevante. La cultura cattolica oggi è irrilevante. E parliamo sia della cultura autenticamente cattolica sia di quella fintamente cattolica, tinta tra il verde ambientalismo e i multicolori LGBT. Quest'ultima è anonima perché mimetica, ossia imita, seppur con toni più sbiaditi, il trend popolare in fatto di costumi e scostumatezze. È una Chiesa camaleonte. E qui sta la condanna all'estinzione di tale cultura. Seguir la Chiesa docente quando, mollata la dottrina e diventata fan della chimica, bercia contro l'anidride carbonica? Meglio la Thunberg, perché più radicale. Decidersi di andare a Messa perché benedette sono pure le coppie omoerotiche? Preferibile Vladimir Luxuria o Alessandro Zan perché più puri nelle loro fatiche rivoluzionarie. Prendere in mano la Bibbia perché ormai abbiamo navi che raccolgono in mare migranti battenti la bandiera della CEI? Più credibile farsi battezzare come mozzo sulla Sea-Watch dal capitano Carola Rackete.
    Veniamo però alla cultura autenticamente cattolica. Anche questa è sprofondata nella insignificanza più nera, ma per motivi opposti. Il mondo è nemico di Cristo e quindi anche del suo pensiero, fatto tutto di angoli acuti e lati taglienti. La nave di Pietro ha scaricato in un paio di scialuppe di salvataggio alcuni membri dell'equipaggio perché questi avevano deciso di continuare la spedizione in mare aperto, a loro affidata dall'Armatore, quando invece capitano ed ufficiali avevano pensato bene di tornare in porto. Difficile continuare la missione seppur non impossibile.
    I TRE MOTIVI DELL'IRRILEVANZA DEI CATTOLICI
    Fuor di metafora: il primo motivo dell'irrilevanza della cultura cattolica sta nel fatto che è sostenuta da quattro gatti.
    Secondo motivo: lo sparuto gruppo di superstiti comanda appunto un paio di bagnarole. A parte qualche eccezione, i cattolici, quelli veri, non sono direttori di importanti giornali, rettori di università, governatori di regione, ceo di grandi aziende, star di Hollywood. Il motivo è assolutamente conseguente a ciò che si appuntava prima: non c'è posto nel mondo per chi lo combatte. Ed infatti, nel rispetto del detto "follow the money", la cultura cattolica vale economicamente zero. Zero è il suo peso nel mondo oggi.
    Terzo motivo: il cattolico proprio non riesce ad imparare la lingua del secolo. Risultato: è incompreso, talmente incompreso che l'interlocutore capisce esattamente l'opposto di ciò che il cattolico si perita di comunicare e quindi muove a lui guerra perché il suo pensiero è inaccettabile.
    Il cattolico sostiene ad esempio che l'omosessualità, l'aborto e l'eutanasia siano dei veleni. L'interlocutore capisce che costui odia a morte l'omosessuale, la donna che ha abortito e il paziente che si è tolto la vita.
    Il cattolico spiega che il divorzio è contro l'amore coniugale. L'interlocutore capisce che costui è nemico della libertà delle persone.
    Il cattolico dice che Cristo è la salvezza per tutti. L'interlocutore capisce che costui non rispetta i seguaci delle altre religioni.
    Insomma, la cultura cattolica è incomunicabile perché non esiste un Google translator "Mondo-fede cattolica". Mancano proprio le minime premesse comunicative, i praeambula della ragione. Se dici tondo e tutti, ma proprio tutti, capiscono quadrato non puoi che essere ignorato, anzi sempre più spesso perseguitato perché non hai ancora accettato il fatto lampante che il cerchio è fatto di angoli.
    Il paradosso grottesco sta nel fatto che Papa Francesco ci esorta ad andare nelle periferie. Ma siamo noi che viviamo nelle periferie, nelle baraccopoli della storia (che però sono assolutamente degnissime perché si celebra il culto a Dio con i sacri crismi). In centro ci stanno gli scippatori della speranza che ti hanno tolto la possibilità di cambiare vita dicendoti di rimanere nel peccato perché comunque Dio ti ama come sei; i truffatori della verità che, con la coscienza sporca, hanno sporcato anche le coscienze degli altri con il risultato che ciò che pare buono, allora buono lo è senz'altro; i violentatori del sacro che hanno stuprato la sacra liturgia; i sequestratori della dottrina che hanno chiesto come riscatto che tu spenga il condizionatore e applichi meglio la 194. Siamo dunque noi a vivere nelle banlieue culturali, nei sobborghi del pensiero. Siamo noi a far da contorno ad un'epoca così liquida che non ha più contorni.
    GUARDIAMO AL FUTURO
    Eppure c'è un eppure. Se il tempo odierno non vuole con tutte le sue forze essere evangelizzato, guardiamo al tempo futuro. Se non possiamo dare le perle ai porci, custodiamole per giorni più promettenti. Oggi forse tutti noi siamo chiamati a diventare, nel senso letterale del termine, conservatori. Custodi non di una cultura, ma dell'unica cultura che possa vantarsi di questo nome, per poi tramandarla in tempi migliori. Tutti noi siamo dunque chiamati a diventare monaci postmoderni. Tra il IV e l'VIII secolo i monaci conservarono la cultura classica e la medesima cultura cristiana mentre il mondo attorno a loro implodeva. I monasteri, si sa, divennero centri che brillavano nel buio della devastazione provocata dalle invasioni barbariche. Il termine "barbaro" deriva del greco e significa "balbettante": ossia lo straniero per i greci era colui che balbettava l'idioma greco, colui che non sapeva parlare bene la loro lingua. Il barbaro oggi non sa parlare per nulla bene la lingua della fede, della verità, della carità. Noi allora dobbiamo vivere come monaci tra barbari.
    E quindi ogni volta che tentiamo di spiegare a nostro figlio, il quale vuole andare a convivere, che è meglio non convivere con le scelte mediocri, ma che bisogna sempre puntare all'eccellenza quando si tratta di amore; all'amico che vuole divorziare che così divorzierà dalla propria felicità; alla collega che vuole il figlio in provetta che uccidere i propri figli non è il modo migliore per averne uno in braccio; ai ragazzi in oratorio che chi si vergogna di Cristo, Cristo si vergognerà di lui; ogni volta che faremo una di queste cose dovremo essere animati non dalla speranza che il nostro interlocutore venga persuaso dalla bontà dei nostri ragionamenti - in un mondo dove nessuno ragiona, l'intelletto è un tasto muto - bensì dalla speranza che agendo così noi perlomeno stiamo conservando il seme buono sotto la neve, custodiamo sottoterra un tesoro che un giorno qualcun altro dissotterrerà. Se non lo faremo, non rimarrà nulla della buona Novella domani.
    È una evangelizzazione che guarda non tanto al figlio, amico, collega di oggi, ma al figlio, amico, collega di domani. Questo allora il nostro compito: noi dobbiamo diventare memoria per il futuro, memoria del futuro.

    7 min
  • L'uomo usa l'IA per l'eugenetica
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7950

    L'UOMO USA L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER L'EUGENETICA di Tommaso Scandroglio
    Pare scontato che alla fecondazione artificiale debba essere accoppiata l'intelligenza artificiale. In un mondo artefatto come il nostro, più virtuale che reale, la tecnologia è la nuova natura dell'uomo. Tale altisonante preambolo per introdurre una notizia che viene dalla Spagna: l'uso dell'intelligenza artificiale per individuare gli embrioni migliori da impiantare nell'utero della donna nel processo di fecondazione artificiale. La tecnica si chiama Metaphor e usa della microscopia iperspettrale per generare centinaia di immagini in 3D degli embrioni, grazie alle quali è possibile evidenziare alcuni processi metabolici come la respirazione cellulare e il consumo di energia. Applicata sui topi, questa metodica ha raddoppiato il successo di individuare gli embrioni che hanno maggiori possibilità di arrivare sino alla fine. Il prossimo step sarà applicarla agli uomini. In breve si tratta di eugenetica, perfezionata grazie all'IA.
    Questa scoperta ci permette di articolare alcune brevi riflessioni sul rapporto tra IA e - siamo coscienti che il termine è un poco forte - sopravvivenza umana. In primis questa applicazione ci fa ancor meglio comprendere che l'IA non pensa. Il soggetto che pensa riesce anche a formulare giudizi etici. L'IA è un esecutore materiale assai sofisticato di input provenienti dagli uomini. L'IA non ha riflettuto sulla moralità o immoralità della selezione che andrà a compiere. L'esegue perché questo è il comando umano ricevuto.
    In secondo luogo questa tecnica necessariamente sarà applicata in altri ambiti analoghi. Pensiamo al genoma, quell'immensa biblioteca dove sono custodite le informazioni genetiche di ciascuno. Lì si annidano anche degli errori di grammatica, delle tare genetiche. Ora, il più delle volte, rimangono occulte agli occhi umani finché non si appalesano in qualche patologia. Ma l'IA potrebbe scovarle anzitempo e predire che Tizio, da bambino, da ragazzo o da adulto, si ammalerà di una certa malattia o avrà una certa disabilità. I genitori sarebbero disposti a farlo nascere? E dato che, così pare, tutti noi portiamo impresso nel nostro genoma un paio di geni difettosi, chi potrebbe più scampare alla selezione non naturale, ma a quella artificiale? Inoltre c'è da domandarsi come potrebbero reagire ad esempio le compagnie assicurative negli States che pagano le cure sanitarie dei propri clienti. Quelli che portano in sé una bomba ad orologeria pronta ad esplodere si vedrebbero aumentare il premio assicurativo.
    Altra applicazione possibile dell'IA: sarà lei a decidere chi dovrà o no vivere e, dato che lo farà in modo scientifico, il suo giudizio sarà inappellabile. Ad esempio un paziente che da anni è allettato e non risponde più a nessuno stimolo, verrà giudicato dall'IA come non più abile a vivere. Parimenti i disabili gravi, i neonati fortemente pretermine, etc. Insomma quei pazienti che già oggi l'intelligenza o la stupidità umana candidano all'eutanasia, domani saranno scovati più facilmente e con criteri maggiormente oggettivi dall'intelligenza o stupidità artificiale. La falce dell'IA mieterà sempre più vittime. Ma non sarà lei la colpevole, perché l'IA è una macchina e quindi non ha libertà. È un burattino. Sarà il burattinaio invece ad assumersi ogni responsabilità.
    4 min
  • Il bimbo-lupo ci proietta verso la disforia di specie
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7948

    IL BIMBO-LUPO CI PROIETTA VERSO LA DISFORIA DI SPECIE di Tommaso Scandroglio
    C'era una volta un bimbo che si credeva un lupo. Non è l'inizio di una favola, ma l'inizio di un pezzo di cronaca. Il pezzo di cronaca è stato scritto dal Daily Mail il quale ci informa che un bambino che frequenta le scuole medie in Scozia si crede un lupo e gli organi scolastici hanno permesso allo studente di identificarsi ufficialmente come tale. Forse le vere bestie sono i docenti, il preside e il personale amministrativo che hanno concesso simile facoltà.
    Il personale scolastico ha fatto sapere che ha offerto allo studente un supporto psicologico da un «operatore del benessere» (figura professionale che vorremmo costantemente accanto a ciascuno di noi, ammettiamolo). L'operatore ha informato che, per trattare il caso del bambino-lupo, ha usato le linee guida del governo scozzese chiamate Getting It Right For Every Child (Girfec), ossia Far la cosa giusta per ogni bambino. E all'operatore e alla scuola è parso giusto assecondare il delirio del minore che da fantasia carnevalesca, grazie all'intervento degli adulti, si è consolidata in un atteggiamento potremmo dire psicotico.
    Nelle linee guida c'è uno strumento che si chiama Ruota del benessere che aiuta i bambini a «superare le disuguaglianze» e ad assicurare che le loro esigenze e il loro parere saranno ascoltati in quelle «decisioni che riguardano la loro vita». Dunque, se il bimbo si crede lupo occorre assecondarlo. Possiamo solo immaginare cosa potrebbe accadere al resto della classe o a tante altre classi qualora alcuni studenti non particolarmente brillanti a scuola si sentissero degli asini. Lo studente lupastro è stato anche astuto o fortunato, dato che ha scelto una specie protetta e dunque potrà ululare in classe senza tema di essere zittito perché tutelato dal divieto di non discriminazione.
    La scuola ha fatto sapere che la questione è seria e non risibile, dato che il discente soffre di disforia di specie, espressione che ovviamente è assente in letteratura scientifica (ma non temete che prima o poi comparirà). E così come c'è chi è uomo e si crede donna – e questa è la famigerata disforia di genere - ora c'è anche chi è essere umano e si crede animale - e questa è la disforia di specie. Ora, se il mio percepito riferito alla mia persona deve essere sempre riconosciuto da terzi, ne consegue che le categorie della disforia saranno numerose come le autopercezioni, perché non si può discriminare tra disforia e disforia.
    Dunque, potremmo avere la disforia di regno: una persona si crede una felce oppure un muschio o un'ortica o infine un cristallo di quarzo; la disforia di artificiosità se uno si crede un robot, uno smartphone, un castello o, in caso di bassa stima di sé, un bidet; la disforia di realtà se uno pensa di essere un personaggio di fantasia: se un bambino è un lupo, nulla vieta che la sua compagna di banco possa essere Cappuccetto Rosso; la disforia religiosa, quando un credente ritiene di essere un angelo, un demone o addirittura Dio con tutte le prerogative che dovremmo riconoscergli; la disforia filosofica, se Tizio pensa di essere un concetto o un'ideologia o una tesi di pensiero; la disforia grammaticale o sintattica, se uno crede di essere un articolo determinativo o una subordinata; la disforia personale se Carlo pensa di essere Marco (forse a motivo dell'avvenente moglie di Marco), la quale disforia ha più declinazioni. Ad esempio quella storica: Caio che si crede Napoleone o Giulio Cesare o Dante. Oppure quella professionale: Sempronio, che è contabile, si crede un neurochirurgo o un pilota di aerei di linea (e dato che non potete discriminarlo pregate che non diventi vostro medico o che non dobbiate imbarcarvi sull'aereo pilotato da lui). Tutti disturbi deliranti che verranno prontamente sanati dal politicamente corretto.
    Torniamo alla notizia del bimbo lupo a cui sommessamente consigliamo, se incline alla socialità, di evitare di incontrarsi con i suoi simili. Dopo aver letto che i docenti assecondano la credenza lupesca del loro studente, dobbiamo allora constatare che esiste una disforia più pericolosa delle altre: la disforia dell'intelletto. Essere stolti e credersi intelligenti.
    5 min
  • Bambini su commissione per gli scapoli inglesi
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7949

    BAMBINI SU COMMISSIONE PER GLI SCAPOLI INGLESI OVER 50 di Tommaso Scandroglio
    Dal 2019 la legge inglese permette l 'accesso alla pratica della maternità surrogata anche ai single, uomini compresi, senza limiti di età. Il The Mail on Sunday ha chiesto al governo di accedere ad alcuni dati riguardanti proprio i single maschi e l 'utero in affitto. Il quotidiano inglese ha pubblicato una sintesi di questi dati: negli ultimi cinque anni, 293 sono stati gli uomini over 50 che hanno chiesto di diventare padri legali tramite l 'utero in affitto, tra questi 95 erano single. Il record in fatto di età è stato battuto da uno scozzese di 73 anni.
    Alcuni commentatori fanno notare che esiste un rischio concreto che alcuni pedofili possano ottenere un bambino da seviziare tramite un procedimento assolutamente legale come la pratica della maternità surrogata. Su altro fronte la genitorialità acquisita tramite l 'utero in affitto e, in modo più ampio, tramite fecondazione artificiale eterologa non necessita di tutte quelle verifiche a cui sono sottoposti i genitori quando decidono di adottare un bambino che biologicamente non è loro.
    Ma al di là di questi rilievi assolutamente condivisibili, il fenomeno dei maschi single over 50 che conquistano lo status di padri per mezzo di donne a nolo, magari non fornendo neppure il proprio seme, diventa paradigmatico di un certo sentire diffuso, di una certa sensibilità e quindi di una certa cultura. La cultura del "senza". Il tempo presente scorre senza Dio, un 'assenza imposta dalla suprema legge della libertà individuale. Cancellata la prima paternità, la paternità per eccellenza, la paternità degli uomini scade nel disordine e così un quasi pensionato si può ritrovare padre legittimo di un bambino senza figura materna.
    Oggi si vive non solo senza Dio, ma anche senza natura umana (e questo ci fa concludere, tra l 'altro, che l 'ambientalismo non può essere vero amico della natura). Sta scritto in noi che il figlio deve essere frutto d 'amore e di un amore carnale. Nei laboratori della fertilità è impossibile sintetizzare l 'amore. Inoltre un bambino deve crescere nel ventre di sua madre, non di una locataria retribuita. E poi un bambino deve essere educato non da un padre-nonno. Da aggiungere che questi bambini cresceranno senza la madre e spesso senza il padre biologico. Lo stesso committente lo crescerà senza moglie, né compagna. Padri senza madri.
    Un altro "senza" è il "tu". Noi viviamo senza gli altri, chiusi in un solipsismo da buco nero, dove anche la luce non riesce a sfuggire dal suo centro di gravità. Gli altri non esistono per se stessi, ma per noi, ossia sono specchi di Narciso che riflettono la nostra immagine affinché possano regalarci il piacere del consenso, del like, della lode, dell 'apprezzamento. Gli altri sono solo utili ad ingrassare il nostro ego. Stessa sorte toccherà a questi bambini di uomini soli e âgée. Non sono stati voluti per se stessi, bensì per soddisfare le voglie dei committenti. Sono strumentali al desiderio di paternità. C 'è chi dopo i 50 prende il brevetto di pilota e chi prende il brevetto di padre.
    Ciò ci porta a dire che questi figli nati da maternità surrogata sono essi stessi surrogati perché nascono con un altro "senza": senza l 'autenticità delle condizioni naturali. Surrogati perché mimano il figlio autentico nato dal letto condiviso di un padre e di una madre. La dignità di questi bambini viene allora compromessa e vilipesa proprio dalla scelta della mono-genitorialità senescente e della surrogazione della maternità. Vengono squalificati nella loro condizione, sono bambini volutamente di serie B perché mancanti di molti diritti. Figli di molti "senza".
    5 min
  • La parrocchia prima di tutto, anche prima della Madonna, anche se siamo a Medjugorje
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7935

    LA PARROCCHIA PRIMA DI TUTTO, ANCHE PRIMA DELLA MADONNA, ANCHE SE SIAMO A MEDJUGORJE di Tommaso Scandroglio

    Prima la parrocchia, poi la Madonna. Questo in sintesi il pensiero del Dicastero per la Dottrina della Fede espresso nella nota La Regina della Pace circa l’esperienza spirituale legata a Medjugorje. Il passaggio in cui il cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández ha creato nei laboratori del suo Dicastero questa perla teologica è il seguente: «Ci sono altre espressioni che corrono il rischio di essere interpretate in un senso sbagliato, come accade nei messaggi per la parrocchia. In essi la Madonna sembra desiderare un controllo su dettagli del cammino spirituale e pastorale - richieste di giornate di digiuno o indicazioni di specifici impegni per i diversi tempi liturgici -, dando così l’impressione di volersi sostituire agli organismi ordinari di partecipazione. [...] I messaggi della Madonna, però, non possono sostituire ordinariamente il posto del parroco, del consiglio pastorale e del lavoro sinodale della comunità circa le decisioni che sono oggetto del discernimento comunitario, grazie al quale la parrocchia matura nella prudenza, l’ascolto fraterno, il rispetto degli altri, il dialogo» (29).
    Il ragionamento è il seguente: la Madonna non può sostituirsi alla parrocchia, al cammino indicato dal parroco e dal consiglio pastorale. Ergo questi messaggi non vengono da lei. Sono stati partoriti in piena autonomia dai veggenti (presunti veggenti per il Dicastero): «Tali ripetute esortazioni indirizzate ai parrocchiani sono una comprensibile espressione dell’intenso amore dei presunti veggenti nei confronti della loro comunità parrocchiale» (29). Insomma, una sorta di dannosa proiezione dei desiderata dei veggenti (presunti veggenti).
    APPARSA O NON APPARSA
    Anche se Maria non fosse mai apparsa a Medjugorje, rimane in piedi il concetto erroneo espresso dalla nota: la parrocchia è più importante della Madonna. Affermazione che esige almeno due presupposti. Il primo: la parrocchia e tutti i suoi organismi interni sono di diritto divino positivo. E dunque l’istituzione della parrocchia, al pari della Chiesa cattolica, è un dato rivelato. Secondo presupposto: la Madonna si trova in una posizione gerarchicamente inferiore rispetto al ruolo della parrocchia nell’economia della salvezza (a breve, per i tipi Libreria Editrice Vaticana, Le litanie parrocchiali).
    Questo passaggio della nota esprime in modo adamantino come Mons. Fernandéz intenda la Chiesa: un organismo burocratico di carattere partecipativo che svolge i suoi compiti di assistenza secondo criteri privi di trascendenza e assai simili a quelli che regolano una qualsiasi Carta dei servizi del cittadino: prudenza, ascolto, rispetto degli altri, dialogo. Il ruolo di Madre di Dio, insieme alla montagna di tutti gli altri titoli spesso dogmaticamente a lei riconosciuti dalla Chiesa nei secoli, non è sufficiente a Maria per scalzare dal primato pastorale la parrocchia, perché parroco, coadiutore, membri del consiglio pastorale ne sanno più di lei e meglio di lei in materia di salvezza.
    UNA VERA E PROPRIA CONTRADDIZIONE
    Se perciò da una parte Maria tuttalpiù potrebbe sedere nel Gruppo Mamme della parrocchia di Nazareth, su altro fronte dà fastidio la sua concretezza e appare pure sospetta. Da sempre la Madre di Gesù nelle sue apparizioni dava prova di essere donna anche molto pratica («Fate quello che egli vi dirà» è la prova provata di questa asserzione): chiedeva di costruire santuari, di praticare digiuni, di recarsi da tal persona o talaltra, di riferire alcune parole, di recare con sé alcuni oggetti, faceva sgorgare fonti, etc. Tutto questo realismo e questo sano pragmatismo fanno storcere il naso al Dicastero che ha un’immagine disincarnata di Maria (la persona nelle cui carni si è espresso in modo sommo il concetto di incarnazione), spiritualizzata, quasi che Maria avesse altro a cui pensare rispetto a digiuni e santuari.
    La Madonna, quella vera, dovrebbe librarsi su paesaggi ideali sui quali fioriscono concetti vaghi e immateriali come amore, fratellanza, rispetto. Insomma dovrebbe essere paradigma eccelso dello spirito fumoso della sinodalità. La concretezza a volte presente nei messaggi stride allora con l’aurea e apollinea rappresentazione che di lei se ne sono fatti al di là delle mura leonine ed intacca, sporcandolo, il suo sacro manto.
    Una vera e propria contraddizione, se guardiamo bene: infatti la figura del parroco, gli organismi parrocchiali, i sinodi - tutti strumenti particolarissimi e assai tecnici, aspetti molto concreti della vita ecclesiale - appaiono ai nuovi gestori della res catholica fondamentali, imprescindibili, addirittura più importanti del contenuto della fede (perché lo strumento/il processo ha più valore del fine perseguito perché fine esso stesso). E dunque per il Magistero attuale tutta questa minutaglia organizzativa è lodevolissima e rappresenta il centro della fede cattolica - il sinodo è tutto, ormai lo abbiamo imparato bene - ma guai se Maria fa lo stesso e scende nel concreto, quel concreto che è l’unico spazio esistente entro cui ci salveremo o ci danneremo.

    5 min
  • C'è bacio e bacio nell'iperspazio woke al contrario
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7889

    C'E' BACIO E BACIO NELL'IPERSPAZIO WOKE AL CONTRARIO di Tommaso Scandroglio

    C'è bacio e bacio. Il primo bacio a cui ci riferiamo è stato dato dal ciclista francese Julien Bernard alla moglie. Le quattro labbra si sono incontrate durante la cronometro Gevrey-Chambertin della settima tappa del Tour de France. Bernard si è fermato un attimo ed ha baciato la moglie che teneva in braccio il figlio, mentre intorno a lui i tifosi gli facevano gran festa. Bernard ha poi tagliato il traguardo con un distacco di 3'11" dal vincitore Remco Evenepoel.
    L'Unione Ciclistica Internazionale (UCI), con sede in Svizzera, però deve essere poco incline al romanticismo dato che ha comminato una sanzione pecuniaria al ciclista di 200 franchi. Quell'effusione è stata giudicata non consona, non appropriata ai valori sportivi incarnati dall'UCI. Da campione la risposta del campione: «Scusami Uci per aver danneggiato l'immagine dello sport, ma sarei felice di pagare 200 franchi ogni giorno per vivere momenti come questi».
    Secondo bacio. Giovedì scorso la judoka Alice Bellandi ha vinto la medaglia d'oro battendo l'israeliana Inbar Lanir. Terminato l'incontro è andata subito ad abbracciare la compagna Jasmine Martin, 23enne judoka sudrafricana, e poi l'ha baciata. Intervistata dalla Gazzetta dello Sport ha alzato il ditino: «Non vedo perché qualcuno continui a scandalizzarsi: se aveste vinto un oro, chi avreste baciato prima degli altri?». In questo caso la riprovazione è al rovescio: acuto biasimo verso tutti coloro che non si sdilinquiscono per l'incontro di labbra di pari sesso. La Bellandi è stata premiata sul podio e dai media. Nessuna ammenda, se non quella chiesta in danno di coloro i quali ancor indugiano in un mondo fatto di maschi e femmine che si cercano a vicenda.
    Quando la Terra girava ancora intorno all'asse del buon senso, il bacio saffico suscitava moti di vergogna. Ora che il nostro pianeta è uscito fuori orbita e si sta perdendo nell'iper spazio woke dove sono presenti solo pianeti popolati da tanti omini arcobaleno, è il bacio tra portatori di cromosomi diversi a suscitare scandalo.
    E non potrebbe che andare così. In spregio alle anime belle e imbelli che sono in stato dialogante permanente, la verità non può coabitare con i gusti sessuali onnivori, il giusto con i diritti civili, il ragionevole con le variopinte ambizioni LGBT. O dentro gli uni e fuori gli altri o viceversa. Il bacio della judoka esclude quello del ciclista, perché si sa: il bacio cattivo scaccia quello buono. Non ci sono due pesi e due misure, ma i pesi e le misure sono le medesime. Il pensiero unico è dunque esito inevitabile di una lotta per la sopravvivenza darwiniana. I più forti attualmente sono i diversamente maschi che si vestono con parrucche e paillettes; i transfrontalieri del sesso; i sodomizzatori delle opere di Leonardo; chi ha inteso alla lettera la locuzione "ogni simile ama il suo simile"; i medici che hanno preso i bambini per mutanti sessuali; i politici che non scrivono leggi, ma opere di fantascienza; gli influencer che macinano stereotipi; le carnascialesche associazioni che fanno incursione nelle scuole e non fanno prigionieri.
    «Con un bacio tu tradisci il Figlio dell'uomo?». Oggi capiamo che queste parole di Gesù non erano rivolte solo a Giuda, ma a tutto il nostro consesso umano, ad interi popoli e nazioni che tradiscono il piano di Dio manco per trenta denari. La salvezza? O andiamo tutti in Malesia - dove ad un band inglese è stato chiesto di pagare 2,4 milioni di dollari per un bacio omo scambiato sul palco tra due componenti del gruppo - oppure insceniamo clamorose forme di protesta attiva: che i sopravvissuti e coraggiosi etero, ormai apolidi in questo mondo, inizino a baciarsi castamente in pubblico. Il decoro ringrazierà.

    4 min
  • Brutta, blasfema, ideologica: l'apertura delle olimpiadi è un flop
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7871

    BRUTTA, BLASFEMA, IDEOLOGICA: L'APERTURA DELLE OLIMPIADI E' UN FLOP di Tommaso Scandroglio

    Brutta. Forse la peggiore di sempre. Questi i commenti più frequenti sui social riguardo la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici. Brutta non solo per il cattivo gusto. Per citare un paio di episodi: un tizio che impersonava un dio Dioniso tutto dipinto di blu stravaccato in una insalatiera; la guardia repubblicana che ha inscenato un balletto pop tra ballerine altrettanto pop.
    Ma brutta anche perché nulla c'entrava con lo sport. Non solo per la location: sulla Senna e non in uno stadio. Ma perché molti spettacoli, anzi molti spettacolini visti e le performance non avevano nessuna attinenza con le discipline olimpiche. Ad esempio c'era una discoteca su una chiatta sulla Senna, una sfilata di moda con abiti orrendi e con modelli spesso in abiti femminili, un pianoforte che andava a fuoco mentre veniva suonato da un coraggioso pianista, un cavallo meccanico che solcava le acque della Senna e molto altro. E gli atleti? Relegati su dei battelli, mera cornice di questo spettacolo circense a cui la regia televisiva ha dedicato la maggior parte delle inquadrature.
    Fosse però solo una questione estetica si potrebbe chiudere un occhio. Ma oltre all'estetica anche l'etica è stata vilipesa. Si accennava prima alla sfilata di moda. Su un lato della passerella e al suo centro i creativi nonché cretini della cerimonia di apertura hanno pensato bene di realizzare una parodia dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Al posto di Nostro Signore una donna obesa, con un'aureola che ricordava la Santa Ostia e che gestiva davanti a sé una consolle per mixare la musica, e ai suoi lati, disposti come gli apostoli dell'Ultima cena, alcune drag queen, trans e una bambina che si è messa pure a ballare.
    PROTESTANO PERFINO I VESCOVI
    La Conferenza episcopale francese ha giustamente alzato la voce e in un comunicato così si è espressa: «Questa cerimonia purtroppo prevedeva scene di derisione e di scherno del cristianesimo, che deploriamo profondamente. [...] Pensiamo a tutti i cristiani di tutti i continenti che sono rimasti feriti dall'eccesso e dalla provocazione di certe scene». Sulla stessa frequenza d'onda Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontifica Accademia per la Vita, il quale, in una intervista a Il Giornale, afferma che l'ideale di libertà incarnato dai Giochi «è stato infangato da una blasfema derisione di uno dei momenti più santi del cristianesimo».
    Poi sono comparse le statue d'oro - il kitsch è la cifra stilistica dell'ideologia - di donne ritenute importanti. Una sfilata di figure femminili in cui necessariamente mancava, per fare solo un esempio, Santa Giovanna d'Arco. Però al suo posto c'era una certa Simone Veil (con la V e non con la W), ex presidente del Parlamento europeo. I suoi meriti? «Donna chiave nella legalizzazione dell'aborto», si poteva leggere sui teleschermi.
    Insomma l'apertura dei Giochi è stata occasione nemmeno per far propaganda al gender, all'aborto e a buona parte degli ingredienti della sottocultura woke, ma per farne la reclame. Sì, perché in fondo l'esito di questa baracconata è stato scontato, sterile, raffazzonato. Tanto sguaiato quanto triste. C'era più voglia di provocazione che arte, tanto che l'ansia di essere originali a tutti costi è sfociata nello stereotipo.
    LA RISPOSTA DEL CIELO
    Ma le blasfemie inscenate e la promozione dell'aborto rimangono intatte nel loro turpe significato tanto che hanno gridato vendetta al Cielo e il Cielo ha risposto con un acquazzone impressionante, e nella notte successiva con un misterioso black out che ha colpito moltissime zone della città, ma non ad esempio la Basilica del Sacro Cuore che è rimasta visibilissima come una cattedrale fatta di luce mentre tutta Parigi affogava nel buio, come attesta una impressionante foto che sta girando in internet.
    In questa Olimpiade non poteva infine mancare Sua Maestà l'Ambientalismo. I letti degli alloggi degli atleti sono in cartone, così si possono riciclare. I materassi sono realizzati in plastica riciclata. Quindi ecosostenibili, ma scomodi. L'aria condizionata non c'è negli alloggi. Così ha ordinato il sindaco donna di Parigi, Anne Hidalgo, decisa a dimezzare la CO2 rispetto ai giochi di Londra 2012. Le camere vengono rinfrescate grazie ad impianti di raffreddamento sotto il pavimento. Il problema sta nel fatto che a detta dei diretti interessati non sono così efficaci. E allora Australia, Canada, Danimarca, Germania, Grecia, Italia, Norvegia e Regno Unito pensano di acquistare in loco dei condizionatori portatili. Solo che costano e quindi alle delegazioni più povere non rimarrà altro che sudare sotto il sole dell'inclusività.
    Di fronte alle critiche il sindaco ha fatto spallucce: «Molto rispetto per il comfort degli atleti», ha dichiarato, ma «la sopravvivenza dell'intera umanità» le sta più a cuore. Resta un mistero come faccia l'umanità a sopravvivere grazie alla mancanza di condizionatori negli alloggi olimpici e di come, per converso, qualche grado in meno stermini il genere umano. E poi, per essere coerenti sino in fondo, perché allora non aboliamo le Olimpiadi dato che producono non montagne, ma intere catene alpine di CO2? Pensiamo solo a tutti i voli per portare atleti, delegazioni e spettatori a Parigi. E allora questo ci pare tanto un ambientalismo di facciata da perseguire fintanto che non intacca alcuni interessi, alcuni portafogli, tra cui quelli di chi ha organizzato questa Olimpiade parigina.
    7 min
  • Criopreservazione, la nuova (e redditizia) frontiera del transumanesimo
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7814

    CRIOPRESERVAZIONE, LA NUOVA (E REDDITIZIA) FRONTIERA DEL TRANSUMANESIMO di Tommaso Scandroglio
    La vita eterna non è certo dono di Dio, bensì di Tomorrow.bio una società che, appena muori, ti congela, rectius: ti criopreserva per poi scongelarti quando la tecnologia riuscirà a resuscitare i morti, come fece Gesù con Lazzaro.
    La procedura è la seguente. Prima devi diventare membro di questo circolo Frankenstein. Costo: 25 euro al mese. Poi ci sono i costi per tenerti a -196 in azoto liquido da qui fino addirittura al ritorno di Nostro Signore. Se vuoi il pacchetto all inclusive, ossia conservare tutto il corpo, occorre un'assicurazione sulla vita di 200mila euro. La fesseria di un'assicurazione sulla vita per rimanere morto per sempre. Se invece del menù completo preferisci qualcosa di più economico, ecco che fa per te la criopreservazione del solo cervello, nella speranza che un domani possa essere trapiantato nel corpo di un qualcun altro. Ma, visto che sei così stupido da volerti farti congelare come il pesce, ci auguriamo che mai nessun corpo debba ospitare il tuo cervello. In questo caso il costo dell'assicurazione sulla vita scende a 60mila euro. Infine ci sono altre variabili da tenere in considerazione per capire a quanto ammonta il prezzo per acquistarsi l'eternità come l'età in cui diventerai il de cuius e il tuo stato di salute al momento del decesso (se muori carbonizzato non sei il candidato ideale).
    Il secondo step scatta quando Nostro Signore ti chiamerà a sé, evidentemente non più per sempre, ma per un tempo determinato. Il Paradiso può attendere, il titolo di un film è diventato uno slogan con accenti utopici. Se sei prossimo alla morte sei pregato di chiamare lo staff di Tomorrow anzitempo. Questi arriveranno e come avvoltoi aspetteranno di sentire il tuo ultimo respiro per poi freddarti (è un voluto paradosso linguistico il nostro). Se invece muori all'istante, i parenti o chi per essi avviseranno la Tomorrow anche usando un'app specifica. C'è anche un braccialetto ad uso dei soci utile in caso di morte improvvisa il quale può aiutare lo staff medico di qualsiasi ospedale a conservarti al meglio prima che arrivino i becchini della Tomorrow. Perché in realtà è di questo che si tratta: una sepoltura non nella terra, bensì nell'azoto liquido.
    Il terzo step, dopo che i tecnici ti avranno abbattuto come un merluzzo appena pescato, sarà il ricovero sine die presso una struttura sita nel villaggio svizzero di Rafz in Svizzera (in Svizzera ormai abbiamo capito che ci si va per metterci i soldi, per sciare, per morire accompagnati da Cappato e per tornare in vita). Quarto step: la risurrezione. Leggiamo sul loro sito: «Potenziale ripristino della vita. Se e quando la tecnologia medica progredirà a sufficienza, potrete essere rianimati e ringiovaniti. [...] Una volta che il riscaldamento, la riperfusione e la riparazione sono stati [...] eseguiti, tutte le procedure si uniscono in una sorta di "rianimazione" simile alla rianimazione cardiopolmonare che è composta da diverse parti che portano al "ripristino della vita" in caso di attacco cardiaco. Prima che progetti di ricerca applicati abbiano senso, è necessario svolgere molti lavori di base concettuali e teorici». Questa apprezzabile e saggia prudenza viene poi annientata dalla seguente frasetta: «Non esiste alcuna ragione biologica fondamentale per cui la rianimazione non sarà un giorno possibile». Siamo ben oltre all'elisir di lunga vita. Qui abbiamo l'elisir dell'eterna vita.
    UN PROCESSO IRREVERSIBILE (TRANNE CHE PER DIO)
    Qualche riflessione a caldo. Anzi, a freddo. Dal punto di vista biologico la morte è un processo irreversibile sul piano naturale (poi a Dio nulla è impossibile). Varcata quella soglia è impossibile tornare indietro. È un limite squisitamente fisico - i danni provocati dalla morte ai tessuti sono irreparabili - e come tale invalicabile anche dalla più futuribile tecnologia.
    Su un piano più culturale, la conservazione in freezer dell'uomo come un petto di pollo rimanda ad una visione materialista della persona umana. Come un pc che si è spento e che per riaccenderlo occorre resettarlo, cosi da riattivare il sistema operativo. In breve, una macchina, una macchina che si è rotta. Attualmente non si hanno ancora i pezzi di ricambio necessari per farla ripartire, ma non temete: prima o poi arriveranno.
    In secondo luogo la Tomorrow persegue il classico e anche lui imperituro mito della sconfitta della morte, mito proprio del transumanesimo e mito che affascina moltissimo. Infatti questa azienda conta già più di 400 abbonati - e l'abbonamento, come abbiamo visto, non costa come quello a Sky - presenti in 800 città europee e in 35 stati, anche fuori Europa. È una delle moltissime ricadute dello scientismo ottocentesco: la felicità verrà dalla scienza, un mondo senza più malattie e dolori è possibile grazie alla tecnologia. È la scienza che ci salverà, mica Cristo.
    L'IMMORTALITÀ A BUON MERCATO
    L'immortalità non viene più da Dio, né dalla gloria come insegna Foscolo, bensì dalla tecnica. La fiducia nella Scienza ha dunque soppiantato la fede in Dio. E abbiamo così tanta fiducia che possiamo scommettere centinaia di migliaia di euro nel sogno di risvegliarsi un giorno, dopo un così lungo sonno. Una fiducia potenziata nella speranza di eternarsi per sempre. Eh sì, perché, una volta ridestati dal sonno di morte, sorella morte o non potrà più nulla contro di noi, perché ogni malattia sarà debellata per sempre, oppure, in subordine, torneremo a morire per poi essere ripescati dagli inferi nuovamente dalla scienza e così via in eterno. Più che una risurrezione pare una reincarnazione ciclica sempre nello stesso corpo che, dato che ormai la morte sarà un mero accessorio della vita, potrà a fortiori anche ringiovanire grazie alla tecnologia. Se abbiamo sconfitto la morte, figurarsi la vecchiaia.
    L'ultima frontiera da scavalcare è quella appunto della morte. Venire congelati per essere restituiti un domani al caldo abbraccio della vita. Mettere tra parentesi la morte o, a rovescio, mettere in pausa l'esistenza per poi premere play e tornare ad ascoltare la musica della vita. Morire per poi vivere: sa tanto di cristianesimo, ma in realtà è solo hybris, è volere farsi come Dio e non accettare la propria finitezza umana. È una fissazione dei tempi moderni: dare la morte con aborto ed eutanasia come se si fosse Dio (e l'eutanasia è un altro artificio per illudersi di mettere in scacco la morte) e dare la vita ad un bambino con la provetta, opponendo serie resistenze alle leggi naturali volute da Dio. «L'ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte» (1 Cor. 15, 26). Ma la sconfitta della Signora con la falce avverrà per opera di Cristo, non grazie alla Tomorrow. Siamo nel pieno del mito dell'onnipotenza umana, l'uomo come signore assoluto che ha potere di vita e di morte. L'eternità è quaggiù e potrà essere acquistata con un congruo finanziamento bancario. Perché - siamo onesti - la risurrezione non è cosa certa, ma il business è sicuro.
    7 min
  • Le 8 strategie per imporre il credo LGBTQI+
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7817

    LE 8 STRATEGIE PER IMPORRE IL CREDO LGBTQI+ di Tommaso Scandroglio
    Lo scorso venerdì 17 maggio il mondo LGBT ha celebrato la consueta Giornata internazionale contro la omo-trans-bifobia. La diffusione del credo arcobaleno in quasi tutto il mondo è frutto di un'articolata strategia. Vediamo in sintesi quali strumenti sono stati utilizzati dalle lobby LGBT a partire dai primi anni Settanta.
    1) GRIDARE ALLA DISCRIMINAZIONE
    Forse è il cardine di tutta la strategia: far passare la persona omosessuale transessuale come vittima. Questo particolare status sociale permette una costante immunità dalle critiche e speciali tutele giuridiche (v. leggi sulla cd omofobia). Dal punto di vista sociale far parte di una minoranza protetta fa saltare la condizione del gay o del trans da persona "normale" a persona "speciale". Nel 2000 l'attivista Paul Varnell scriveva: «La questione fondamentale controversa sull'omosessualità non è la discriminazione, i crimini d'odio o le unioni domestiche, ma la moralità dell'omosessualità. [...] Se convincessimo le persone che l'omosessualità è pienamente morale, allora tutta la loro inclinazione a discriminare, a denigrare i gay o a opporsi al matrimonio gay scomparirebbe» (Defending Our Morality, Chicago Free Press, 16 Agosto, 2000). Dopo più di vent'anni oggi siamo ad uno step successivo: l'omosessualità come la transessualità si è ormai normalizzata dal punto di vista sociale, si è moralizzata e il gay e il trans hanno compiuto un salto evolutivo, acquisendo una condizione di privilegiati perché rifugiati sociali.
    2) LA LENTE DI INGRANDIMENTO
    La percezione collettiva deve essere ingannata in merito ai casi di discriminazione. I singoli casi devono apparire un fenomeno. Ecco allora che i media e i social devono scovare casi veri o presunti di discriminazione ed ingigantirne la portata almeno usando due modalità: la ripetizione ossessiva nel tempo del medesimo caso, facendo quindi così apparire l'eccezionalità come la norma, e la deformazione in senso peggiorativo della sua descrizione e del giudizio che ne deriva. In tal modo apparirà a tutti evidente che la cosiddetta omofobia è un'emergenza nazionale per numero di casi e per gravità (che poi i dati OSCAD dicano altro, poco importa). Pratica necessariamente connessa all'uso della lente di ingrandimento è l'esclusione di qualsiasi altro racconto di senso opposto: alle voci dissenzienti non deve essere mai dato un microfono. Non esiste il gay che ha picchiato un altro gay e non esistono gay e trans pentiti delle loro scelte.
    3) LA NARRAZIONE EPICA
    È fondamentale che il cammino per l'acquisizione delle rivendicazioni LGBT venga inserito in una narrazione coerente e dai toni epici. Ecco l'analogia assai frequente con il razzismo e la misoginia e dunque con il processo di liberazione dalla schiavitù dai parte dei neri e con quello di emancipazione delle donne. Il nemico dei primi è l'uomo bianco, il nemico delle seconde è il maschio. Invece il nemico dei gay è l'eterosessuale e quello dei trans è la coppia uomo-donna, ossia il cosiddetto binarismo. Ogni processo rivoluzionario deve partire da un certo ordine costituito che deve sovvertire e in questo caso è l'eterosessualità e il sesso biologico.
    4) LA LINGUA
    Per costruire un mondo nuovo occorrono parole nuove. Il mondo nuovo LGBT è un forziere immenso di neologismi: omofobia, omogenitorialità, binarismo, cisgender, transgender e moltissimi altri. A volte il neologismo deve sostituire una parola nemica che rimanda alla realtà, vero avversario di ogni ideologia, compresa quella arcobaleno. Paradigmatico è il caso del termine "genere" che ha ormai sostituito "sesso". Il primo è un costrutto della mente dissociato dalla realtà - ad esempio un maschio può definirsi come appartenente al genere femminile - il secondo un dato fattuale - sesso maschile e sesso femminile.
    5) CAPTATIO BENEVOLENTIAE
    Meglio conquistare alla propria causa il nemico più che ucciderlo. Ecco allora squadernare una serie di tattiche per persuaderlo a lasciare a terra le armi del combattimento. Ad esempio far leva sulle sue emozioni e quindi muoverlo alla compassione per i casi veri o presunti di discriminazione; acquisire il suo favore quando viene narrato il menage domestico di una coppia gay con tanto di bambino al seguito; muoverlo all'indignazione per le leggi di alcuni stati che sanzionano le condotte omosessuali. In ambito ecclesiale la leve maggiori sono state almeno due. Il concetto di accoglienza che dalla persona si è trasferita in mondo indebito alla condizione e alla condotta. E la valorizzazione di apparenti elementi positivi nelle relazioni omosessuali e nelle scelte di "cambiare" sesso.
    6) ELIMINAZIONE DEL NEMICO
    Se non le hai capite con le buone, le capirai con le cattive. Anche in questo caso sono almeno due le tattiche usate: la violenza fisica perpetrata a danno di manifestanti a difesa della famiglia o di centri pro-family; la persecuzione giudiziaria tramite il reato di omofobia o, laddove non esistesse questo reato, tramite i reati di diffamazione, violenza privata, calunnia, etc. Naturalmente uno dei primi effetti sperati di questa strategia intimidatoria e poi punitiva è il noto "colpirne uno per educarne cento".
    7) LA LEADERSHIP
    Per conquistare la base devi conquistare il vertice. Ecco allora il tentativo, assai riuscito, di infiltrarsi nelle cabine di regia dove si amministra il potere, declinato nei suoi vari aspetti. La politica, le università, il cinema, la musica, l'intrattenimento, la finanzia, i media, i social, lo sport sono tutti compatti nel sostenere le rivendicazioni dell'agenda arcobaleno. Sottoinsieme di questa strategia è l'uso del volto noto e del brand noto: conquistare alla causa un Mattarella - leggasi il suo discorso del 17 maggio scorso - una Ferragni, Google o la Juventus fa accelerare il processo di omosessualizzazione della società in modo impressionante.
    8) LEZIONI AI BAMBINI
    È più facile indottrinare un bambino che un adulto. Il primo è un foglio bianco su cui scrivere ciò che si vuole, il secondo ha giù una sua forma mentis più difficile da deformare. Ecco allora la campagna massiccia di infiltrazione di associazioni LGBT nelle scuole del mondo occidentale. Con la scusa dell'educazione sessuale ed affettiva si insegna che l'omosessualità è un orientamento naturale, che le identità sessuali sono tante quante le stelle nel cielo e che si può nascere in un corpo sbagliato.
    7 min

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Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo