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In un mondo che ama definirsi inclusivo, le realtà racconta spesso tutt'altro: tra barriere architettoniche ancora diffuse, pregiudizi fallaci e un'attenzione mediatica che sembra essersi dimenticata delle Paralimpiadi, l'inclusione per le persone con disabilità sembra ancora un obiettivo lontano da raggiungere.
Ne abbiamo discusso con Lisa Noja, Consigliera della Regione Lombardia e attivista impegnata nella difesa del diritto alla salute e nella lotta contro ogni tipo di discriminazione.
La parentesi Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali si è ormai conclusa, ma resta importante riflettere sulla differenza di copertura mediatica tra le due competizioni.
Lisa Noja critica l'emittente di Stato per aver dedicato poco spazio alle competizioni paralimpiche: «spesso era difficile persino capire dove seguirle, la presenza sui social è stata minima e perfino lo show giornaliero al braciere olimpico dell'Arco della Pace è stato rimosso». Da cosa nasce questa disparità? Le Paralimpiadi sono ancora percepite come una competizione di serie B? Anche gli sponsor hanno abbandonato il palco paralimpico, in un paradosso per porta a non considerare le persone con disabilità alla stregua di consumatori come tutti gli altri. Una rappresentazione e un pensiero che emerge anche in altri contesti, come nei locali o nel settore turistico.
Inoltre molto spesso, nel panorama televisivo, assistiamo a una narrazione "ispirazionale", una rappresentazione "emozionale", basata sull'idea che le persone con disabilità abbiano il compito di ispirare gli altri. Questo approccio, però, rischia di creare distanza invece che comprensione e, soprattutto, finisce per sminuire il lavoro, le competenze e la professionalità di molte persone con disabilità.
Lisa Noja ci invita a metterci nei panni delle persone con disabilità, a guardare il mondo attraverso i loro occhi e a individuare le barriere che spesso restano invisibili a chi non è chiamato a superarle.
By Spazio Umano APSIn un mondo che ama definirsi inclusivo, le realtà racconta spesso tutt'altro: tra barriere architettoniche ancora diffuse, pregiudizi fallaci e un'attenzione mediatica che sembra essersi dimenticata delle Paralimpiadi, l'inclusione per le persone con disabilità sembra ancora un obiettivo lontano da raggiungere.
Ne abbiamo discusso con Lisa Noja, Consigliera della Regione Lombardia e attivista impegnata nella difesa del diritto alla salute e nella lotta contro ogni tipo di discriminazione.
La parentesi Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali si è ormai conclusa, ma resta importante riflettere sulla differenza di copertura mediatica tra le due competizioni.
Lisa Noja critica l'emittente di Stato per aver dedicato poco spazio alle competizioni paralimpiche: «spesso era difficile persino capire dove seguirle, la presenza sui social è stata minima e perfino lo show giornaliero al braciere olimpico dell'Arco della Pace è stato rimosso». Da cosa nasce questa disparità? Le Paralimpiadi sono ancora percepite come una competizione di serie B? Anche gli sponsor hanno abbandonato il palco paralimpico, in un paradosso per porta a non considerare le persone con disabilità alla stregua di consumatori come tutti gli altri. Una rappresentazione e un pensiero che emerge anche in altri contesti, come nei locali o nel settore turistico.
Inoltre molto spesso, nel panorama televisivo, assistiamo a una narrazione "ispirazionale", una rappresentazione "emozionale", basata sull'idea che le persone con disabilità abbiano il compito di ispirare gli altri. Questo approccio, però, rischia di creare distanza invece che comprensione e, soprattutto, finisce per sminuire il lavoro, le competenze e la professionalità di molte persone con disabilità.
Lisa Noja ci invita a metterci nei panni delle persone con disabilità, a guardare il mondo attraverso i loro occhi e a individuare le barriere che spesso restano invisibili a chi non è chiamato a superarle.