In epoca fascista, le donne erano identificate come "angeli del focolare", il che spiega perché l'idea che le donne partecipassero a varie competizioni fosse difficile da conciliare.
Il regime investiva molto nello sport, sia a scopo propagandistico che come mezzo di educazione delle masse. Nonostante ciò, negli anni Venti il fascismo tentò di aprire la strada all'emancipazione femminile, anche se nessuno degli obiettivi fu raggiunto. D'altra parte, negli anni Trenta, le restrizioni all'emancipazione femminile divennero ancora più marcate. In questo contesto, due casi furono importanti per la cronaca stessa: da un lato, il caso delle "giovinette", un gruppo di calcio femminile che decise di sfidare le norme sociali, e dall'altro, il caso di Ondina Valla. Il caso di Ondina Valla (vincitrice degli 80 metri a ostacoli alle Olimpiadi del 1936) contiene diverse contraddizioni, perché da un lato il regime voleva utilizzare il successo dell'atleta a fini propagandistici, ma dall'altro le contraddizioni si riflettevano nel volto di una figura che non rispecchiava l'ideale di donna che si voleva imporre.