Il giorno seguente, volendo sapere con certezza di che cosa egli fosse accusato dai Giudei, gli tolse le catene e ordinò ai capi dei sacerdoti e a tutto il sinedrio di radunarsi; e, condotto giù Paolo, lo fece comparire davanti a loro.
Paolo, fissato lo sguardo sul sinedrio, disse: «Fratelli, fino ad oggi mi sono condotto davanti a Dio in tutta buona coscienza».
Il sommo sacerdote Anania comandò a quelli che erano vicini a lui di percuoterlo sulla bocca. Allora Paolo gli disse: «Dio percuoterà te, parete imbiancata; tu siedi per giudicarmi secondo la legge e violando la legge comandi che io sia percosso?» Coloro che erano là presenti dissero: «Tu insulti il sommo sacerdote di Dio?» Paolo disse: «Fratelli, non sapevo che fosse sommo sacerdote; perché sta scritto: "Non dirai male del capo del tuo popolo"».
Or Paolo, sapendo che una parte dell'assemblea era composta di sadducei e l'altra di farisei, esclamò nel Sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; ed è a motivo della speranza e della risurrezione dei morti, che sono chiamato in giudizio». Appena ebbe detto questo, nacque contesa tra i farisei e i sadducei, e l'assemblea si trovò divisa. Perché i sadducei dicono che non vi è risurrezione, né angelo, né spirito; mentre i farisei affermano l'una e l'altra cosa. Ne nacque un grande clamore; e alcuni scribi del partito dei farisei, alzatisi, protestarono, dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest'uomo; e se gli avesse parlato uno spirito o un angelo?» Poiché il contrasto andava crescendo, il tribuno, temendo che Paolo fosse fatto a pezzi da quella gente, comandò ai soldati di scendere e di portarlo via di mezzo a loro, e di condurlo nella fortezza.
La notte seguente, il Signore si presentò a Paolo e gli disse: «Fatti coraggio; perché come hai reso testimonianza di me a Gerusalemme, così bisogna che tu la renda anche a Roma».
---
(Atti 22:30-23:11 - La Bibbia)
Indice della serie sugli Atti degli apostoli
Tutti facciamo dei piani per il futuro ma ogni tanto può capitare che ci siano degli imprevisti che non ci permettono di realizzarli.
Sappiamo che Paolo aveva pianificato di andare a Roma (At 19:21) ma lo Spirito lo aveva condotto verso Gerusalemme dove egli non sapeva cosa lo aspettasse (At 20:22). Non ci aveva però messo molto a scoprirlo e dopo pochi giorni a Gerusalemme il tribuno Claudio Lisia era riuscito appena in tempo a strapparlo ad una folla che stava per ucciderlo. Improvvisamente i programmi di Paolo sembravano essere irrealizzabili...
Il tribuno Claudio Lisia (apprendiamo il suo nome in At 23:26) non era ancora riuscito a capire con precisione di cosa fosse accusato Paolo. Ritenne quindi necessario un confronto tra Paolo e i membri del sinedrio, il consiglio ebraico che, in epoca romana, si occupava dell'amministrazione della giustizia in Palestina.
«Fratelli, fino ad oggi mi sono condotto davanti a Dio in tutta buona coscienza». Paolo non credeva di avere alcuna colpa dal momento che, come sappiamo, aveva semplicemente accolto da buon ebreo la realizzazione delle promesse fatte ad Israele attraverso il Messia Gesù e, con questo esordio, si apprestava a rendere la sua testimonianza ai membri del sinedrio.
Ma gli interlocutori di Paolo mostrarono l'atteggiamento di chi ha giudicato ancora prima di aver esaminato i fatti nei dettagli,