Da cultura ad addestramento: quando la scuola ha perso la sua anima Un tempo, la famiglia e la comunità esercitavano una forte influenza sulle giovani generazioni, trasmettendo valori come l’impegno, il sacrificio e la responsabilità. I figli percepivano chiaramente dai genitori e dagli adulti di riferimento l’importanza dello studio, del lavoro e dell’autosufficienza.
L’avvento della società di massa e del consumismo ha modificato profondamente questo contesto. I media e la pubblicità hanno iniziato a promuovere il culto del divertimento, del gratificarsi immediatamente e del possesso di beni materiali. Il messaggio implicito rivolto ai giovani è che contano di più il piacere e la gratificazione personale, rispetto agli sforzi e ai sacrifici per costruirsi un futuro.
Di conseguenza, i genitori si sono trovati ad affrontare figli sempre più esposti all’influenza di questi messaggi esterni. Hanno faticato, e faticano tuttora, a contrastare l’attrattiva delle sirene del consumismo e dei media, facendo leva su valori più tradizionali.
Questa situazione ha reso molti genitori più deboli e incerti, portandoli spesso ad accontentare i desideri dei figli pur di non entrare in conflitto. Ne è derivato un calo generale dell’autodisciplina, dell’impegno nello studio e del senso di responsabilità nelle giovani generazioni.
In sintesi, possiamo dire che consumismo e società dei media hanno eroso progressivamente l’autorità educativa della famiglia e della comunità, diffondendo un messaggio incentrato più sul godimento immediato che non sullo sviluppo personale attraverso l’impegno e il sacrificio. Un cambiamento che ha messo in difficoltà molti genitori.
Negli ultimi trent’anni, il consumismo ha cambiato profondamente anche il mondo della scuola e dell’istruzione. Si possono individuare alcuni trend principali:
In primo luogo, è importante notare che l’adozione di logiche aziendali e di mercato nella gestione dell’istruzione ha portato a un aumento della competizione tra le scuole e tra gli studenti. In particolare, la creazione di marchi distintivi e la ricerca di una maggiore visibilità hanno spesso portato alla promozione di determinati tipi di studenti o di programmi, a discapito di altri. Questo fenomeno ha accentuato le disuguaglianze di accesso all’istruzione e ha reso più difficile per i giovani di estrazione modesta accedere a scuole di qualità.
Eccoti alcuni esempi concreti per spiegare questo concetto:
Le scuole private d’élite danno maggiore visibilità ai loro studenti di eccellenza che vincono olimpiadi o concorsi, cosa che attira altre famiglie benestanti e rende più esclusiva l’istituzione. Questo però rende più difficile per gli studenti meno dotati o meno abbienti di accedervi.
Le scuole tendono a promuovere i corsi più “di moda”, come quelli STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), che attirano più iscrizioni e fondi. Questo porta a tagliare corsi umanistici o professionalizzanti, limitando le opportunità per chi non è portato per le materie scientifiche.
Programmi come l’arricchimento scolastico o le classi internazionali vengono pubblicizzati dalle scuole per aumentare il loro appeal, ma richiedono costi aggiuntivi che solo famiglie agiate possono permettersi. Le risorse vengono quindi dirottate soprattutto verso certe tipologie di studenti.
Scuole e università prestigiose selezionano studenti non solo in base ai meriti accademici ma anche al potenziale di “brand contributor”, aumentando le loro possibilità di accedere a borse di studio e programmi specifici.Risulta evidente questi esempi mostrano come l’adozione di una logica di mercato nel sistema scolastico abbia spesso avvantaggiato studenti già privilegiati a discapito di chi parte da condizioni svantaggiate, accentuando le disparità di accesso all’istruzione di qualità. Spero questi casi concreti chiariscano bene il concetto.