Mentr'egli diceva queste cose in sua difesa, Festo disse ad alta voce: «Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno».
Ma Paolo disse: «Non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronuncio parole di verità, e di buon senno. Il re, al quale parlo con franchezza, conosce queste cose; perché sono persuaso che nessuna di esse gli è nascosta; poiché esse non sono accadute in segreto. O re Agrippa, credi tu nei profeti? Io so che ci credi».
Agrippa disse a Paolo: «Con così poco vorresti persuadermi a diventare cristiano?» E Paolo: «Piacesse a Dio che con poco o con molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all'infuori di queste catene».
Allora il re si alzò, e con lui il governatore, Berenice, e quanti sedevano con loro; e, ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: «Quest'uomo non fa nulla che meriti la morte o la prigione». Agrippa disse a Festo: «Quest'uomo poteva esser liberato, se non si fosse appellato a Cesare».
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(Atti 26:24-32 - La Bibbia)
Indice della serie sugli Atti degli apostoli
Tu sei proprio fuori di testa! Chissà quante volte abbiamo sentito questa espressione. Normalmente viene pronunciata quando qualcuno considera il nostro ragionamento assurdo e privo di ogni logica. E come cristiani dobbiamo ammettere che talvolta possiamo sembrare un po' "fuori di testa" a coloro che, non avendo fede in Dio, non riescono a comprendere la nostra visione della vita e le conseguenti scelte che la accompagnano.
Fu quello che accadde quel giorno a Paolo. Infatti Porcio Festo aveva ascoltato pazientemente Paolo fino a quel momento ma l'insistenza di Paolo, non solo sulla risurrezione di Gesù ma anche sulla necessità di estendere agli uomini di tutte le nazioni le credenze di quella setta giudaica affinché i loro peccati fossero perdonati e ricevessero un'eredità da Dio, era incomprensibile per un pagano come Porcio Festo abituato al pluralismo religioso dell'impero romano che aveva, tra l'altro, permesso il Giudaismo come religione lecita.
Paolo si rendeva conto della difficoltà di comprensione che poteva avere Porcio Festo ma sapeva che il re Agrippa, essendo di religione giudaica e vivendo a Gerusalemme, aveva una conoscenza dettagliata del Giudasimo e delle sue tradizioni. D'altra parte Agrippa era un discendente della dinastia erodiana di origine idumea e sappiamo che la popolazione idumea era stata forzata a convertirsi al giudaismo da Giovanni Ircano della dinastia degli Asmonei ormai ben più di un secolo prima. Agrippa era quindi cresciuto in quel contesto.
Paolo si spinse anche un po' più in là nel suo dire perché incalzò Agrippa per portarlo ad ammettere non solo di essere formalmente di religione giudaica, ma di essere anche uno che credeva davvero nei profeti.
Agrippa non era uno sciocco e capì subito dove voleva andare a parare Paolo. Infatti se egli avesse detto di non credere nei profeti, questo gli avrebbe fatto perdere credito nei confronti dei Giudei sui quali regnava, ma se avesse ammesso di crederci, allora avrebbe dovuto anche ammettere di credere nella risurrezione (ne aveva parlato il profeta Daniele) e quindi Paolo gli avrebbe chiesto perché non poteva credere che Gesù fosse davvero risorto!
Insomma la difesa di Paolo aveva messo in un certo imbarazzo il re Agrippa. La risposta di Agrippa non fu aspra ma fu l'unica risposta possibile di chi non poteva schierarsi dalla parte di Paolo neanche se lo avesse voluto. Anche se il ragionamento di Paolo poteva avere un senso, Agrippa aveva una posizione che non gli permetteva di prendere in considerazione l'offerta di Paolo se non ad un prezzo troppo alto,