Ma quando Cefa venne ad Antiochia, gli resistei in faccia perché era da condannare. Infatti, prima che fossero venuti alcuni da parte di Giacomo, egli mangiava con persone non giudaiche; ma quando quelli furono arrivati, cominciò a ritirarsi e a separarsi per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei si misero a simulare con lui; a tal punto che perfino Barnaba fu trascinato dalla loro ipocrisia. Ma quando vidi che non camminavano rettamente secondo la verità del vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei giudeo, vivi alla maniera degli stranieri e non dei Giudei, come mai costringi gli stranieri a vivere come i Giudei?» Noi Giudei di nascita, non stranieri peccatori, sappiamo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato. Ma se nel cercare di essere giustificati in Cristo, siamo anche noi trovati peccatori, vuol dire che Cristo è un servitore del peccato? No di certo! Infatti se riedifico quello che ho demolito, mi dimostro trasgressore. Quanto a me, per mezzo della legge, sono morto alla legge affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me. Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottenesse per mezzo della legge, Cristo sarebbe dunque morto inutilmente.
(Galati 2:11-21 - La Bibbia)
Mangiare insieme a qualcuno implica ancora oggi una condivisione, una comunione, un'intimità particolare e nel mondo antico normalmente assumeva ancora più importanza. La legge di Mosè non vietava ai Giudei di mangiare con gli stranieri ma dobbiamo tenere presente che la società Giudaica del primo secolo in cui Pietro era cresciuto era stata fortemente influenzata dalle tradizioni farisaiche. Basti pensare che la parola "fariseo" deriva da una parola che significa "colui che è separato". D'altra parte la setta dei farisei si era sviluppata proprio durante il regno degli Asmonei intorno al 150 a.c. per salvaguardare la cultura giudaica in un periodo in cui l'ellenismo stava prendendo il sopravvento.
Le regole imposte dai farisei avevano perseguito il lodevole scopo di limitare tra i Giudei l'influenza della cultura greca pagana, preservando gli usi e costumi giudaici che si basavano sulla legge di Mosè. Ma, come spesso accade, per reagire ad un male si può rischiare di finire nel male opposto, infatti le regole farisaiche avevano portato i Giudei a limitare al minimo ogni contatto con i "gentili" che erano considerati i "peccatori" per eccellenza. In conseguenza di ciò un Giudeo non sarebbe mai entrato in casa di un gentile, e meno che mai si sarebbe seduto a tavola con uno di loro!
Dal libro degli Atti sappiamo che Pietro (Cefa) era stato il primo a battezzare degli incirconcisi (si legga At 10) perché Dio gli aveva fatto comprendere in visione che non doveva avere paura di entrare in casa loro. Poi, attraverso l'azione dello Spirito Santo in loro, il Signore gli aveva confermato che agiva nei gentili nello stesso modo in cui agiva nei Giudei! Pietro era quindi stato uno dei primi a comprendere che Dio non aveva riguardi personali e accettava nel suo popolo allo stesso modo, ovvero per la sua grazia, sia Giudei (circoncisi) che gentili (incirconcisi). Per questo motivo aveva senso che Pietro non si fosse fatto nessun problema nel condividere il cibo con le persone non giudaiche della comunità di Antioch...