Infatti quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda. Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo.
Ora, se tu ti chiami Giudeo, ti riposi sulla legge, ti vanti in Dio, conosci la sua volontà, e sai distinguere ciò che è meglio, essendo istruito dalla legge, e ti persuadi di essere guida dei ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre, educatore degli insensati, maestro dei fanciulli, perché hai nella legge la formula della conoscenza e della verità; come mai dunque, tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu che predichi: «Non rubare!» rubi? Tu che dici: «Non commettere adulterio!» commetti adulterio? Tu che detesti gli idoli, ne spogli i templi? Tu che ti vanti della legge, disonori Dio trasgredendo la legge? Infatti, com'è scritto:
«Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri».
La circoncisione è utile se tu osservi la legge; ma se tu sei trasgressore della legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione. Se l'incirconciso osserva le prescrizioni della legge, la sua incirconcisione non sarà considerata come circoncisione? Così colui che è per natura incirconciso, se adempie la legge, giudicherà te, che con la lettera e la circoncisione sei un trasgressore della legge. Giudeo infatti non è colui che è tale all'esterno; e la circoncisione non è quella esterna, nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente; e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; di un tale Giudeo la lode proviene non dagli uomini, ma da Dio.
(Romani 2:14-29 - La Bibbia)
Indice generale della serie sulla Lettera ai Romani
La religione esteriore non accompagnata da un cambiamento interiore non ha mai avuto valore per Dio.
Anche l'antico testamento è pieno di esortazioni a cercare una relazione con Dio basata sulla fede e sull'ubbidienza. Oggi come allora, gli atti esteriori sono importanti se sono dimostrazione di una realtà interiore ma non hanno alcun significato se sono compiuti in modo meccanico. Ne è un esempio il testo di Isaia 1 in cui il Signore affermò di essere stanco dei sacrifici (v. 11) e delle inutili offerte (v.13) perché non erano accompagnati da una vera ricerca del bene e della giustizia (v.13-17).
Questa è la tesi che anche Paolo porta avanti nel brano che abbiamo appena letto. Dopo aver ricordato, nel brano precedente, che Dio non fa alcun favoritismo e che giudicherà tutti secondo il proprio peccato, l'apostolo Paolo vuole attirare proprio l'attenzione sulla necessità di una religione che non sia solo esteriore ma dimostrazione di una realtà interiore.
L'apostolo Paolo utilizzerà a questo proposito, un'espressione "circoncisione del cuore" che non costituiva una novità perché già Mosè l'aveva utilizzata secoli e secoli prima. Infatti Mosè subito dopo aver ricevuto la legge di Dio aveva avvertito i suoi connazionali Ebrei in tal senso: "Circoncidete dunque il vostro cuore e non indurite più il vostro collo" (De 10:16).
Si trattava di un'espressione che all'uomo moderno potrebbe non dire nulla ma aveva invece un significato piuttosto chiaro per i primi ascoltatori.