Giunse anche a Derba e a Listra; e là c'era un discepolo, di nome Timoteo, figlio di una donna ebrea credente, ma di padre greco. Di lui rendevano buona testimonianza i fratelli che erano a Listra e a Iconio.
Paolo volle che egli partisse con lui; perciò lo prese e lo circoncise a causa dei Giudei che erano in quei luoghi; perché tutti sapevano che il padre di lui era greco. Passando da una città all'altra, trasmisero ai fratelli, perché le osservassero, le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani che erano a Gerusalemme. Le chiese dunque si fortificavano nella fede e crescevano ogni giorno di numero.
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(Atti 16:1-5 - La Bibbia)
Indice della serie sugli Atti degli apostoli
Dobbiamo ammettere che molto spesso noi cristiani non abbiamo la flessibilità mentale necessaria per applicare i principi biblici alle varie situazioni della vita in cui ci troviamo. Tutti (o quasi) siamo bravi a distinguere il bianco dal nero, ma non è sempre facile capire cosa fare quando ci si trova nelle zone grigie, anzi sono sicuro che molti negherebbero persino l'esistenza di zone grigie.
L'apostolo Paolo in questo brano ci dimostra invece una sapienza particolare nell'applicare i principi in maniera flessibile a seconda della situazione specifica, una saggezza che viene da Dio.
Sappiamo infatti che nel capitolo 15 Paolo aveva mostrato grande determinazione nel difendere il principio secondo cui non si dovesse imporre la circoncisione ai gentili come requisito per la salvezza e, se leggiamo la lettera di Paolo ai Galati abbiamo la conferma che egli lottò con tutte le sue forze per non circoncidere Tito che era greco (Ga 2:3) quando altri avevano insistito perché lo fosse.
Eppure in questo caso, senza che nessuno lo forzasse a farlo, egli circoncise Timoteo prima di portarlo con sé in missione.
Perché Paolo si comportò così? Perché la situazione era completamente diversa.
Dal testo appare chiaro che Timoteo, pur non essendo circonciso, era già parte della chiesa ed era ben voluto dai fratelli di Listra e di Iconio che gli rendevano una buona testimonianza. Possiamo quindi essere sicuri del fatto che non c'erano pressioni da parte della chiesa per fare circoncidere Timoteo! D'altra parte questo era coerente con le decisioni che erano state prese qualche tempo prima a Gerusalemme.
Quindi la motivazione che spinse Paolo a circoncidere Timoteo era di natura diversa da quella discussa a Gerusalemme.
È facile intuire che Paolo avesse due preoccupazioni, una esterna ed una interna. Dal punto di vista della testimonianza verso l'esterno, egli era preoccupato della testimonianza verso i Giudei che non avevano ancora creduto in Gesù come Messia e che vivevano in quei luoghi. Sul fronte interno alla chiesa, invece, egli non voleva che, visitando le chiese, passasse un messaggio sbagliato circa le decisioni prese a Gerusalemme. Cercherò di spiegare meglio questi concetti.
Il testo è piuttosto chiaro nel mettere in evidenza una particolarità di Timoteo che aveva il padre greco e la madre ebrea. Ovviamente il padre greco non lo aveva fatto circoncidere ma sua madre, così come sua nonna (vedi 2 Tim 1:5), era una credente e lo aveva istruito fin da bambino attraverso le scritture (2 Ti 3:15). Di conseguenza, pur non essendo circonciso, Timoteo era cresciuto più come un proselito Giudeo che come un gentile!
Al giorno d'oggi una persona con la madre ebrea, indipendentemente dal padre, verrebbe considerato ebreo secondo la tradizione giudaica, ma gli studiosi non concordano sul fatto che fosse già così nel primo secolo. Tuttavia il comportamento di Paolo ci fa pensare che i Giudei avrebbero comunque guardato con sospetto il figlio di una donna ebrea che non si fosse fatto circoncidere. Poteva sembrare disprezzo verso il popolo a cui appartenev...