Dopo questi fatti Paolo si mise in animo di andare a Gerusalemme, passando per la Macedonia e per l'Acaia. «Dopo essere stato là», diceva, «bisogna che io veda anche Roma». Mandati in Macedonia due dei suoi aiutanti, Timoteo ed Erasto, egli si fermò ancora per qualche tempo in Asia.
In quel periodo vi fu un gran tumulto a proposito della nuova Via. Perché un tale, di nome Demetrio, orefice, che faceva tempietti di Diana in argento, procurava non poco guadagno agli artigiani. Riuniti questi e gli altri che esercitavano il medesimo mestiere, disse: «Uomini, voi sapete che da questo lavoro proviene la nostra prosperità; e voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato molta gente non solo a Efeso, ma in quasi tutta l'Asia, dicendo che quelli costruiti con le mani, non sono dèi. Non solo vi è pericolo che questo ramo della nostra arte cada in discredito, ma che anche il tempio della grande dea Diana non conti più, e che sia perfino privata della sua maestà colei che tutta l'Asia e il mondo adorano».
Essi, udite queste cose, accesi di sdegno, si misero a gridare: «Grande è la Diana degli Efesini!» E tutta la città fu piena di confusione; e trascinando con sé a forza Gaio e Aristarco, macedoni, compagni di viaggio di Paolo, si precipitarono tutti d'accordo verso il teatro. Paolo voleva presentarsi al popolo, ma i discepoli glielo impedirono. Anche alcuni magistrati dell'Asia, che gli erano amici, mandarono a pregarlo di non avventurarsi nel teatro. Intanto, chi gridava una cosa, chi un'altra; infatti l'assemblea era confusa; e i più non sapevano per quale motivo si fossero riuniti. Dalla folla fecero uscire Alessandro, che i Giudei spingevano avanti. E Alessandro, fatto cenno con la mano, voleva tenere un discorso di difesa davanti al popolo. Ma quando si accorsero che era ebreo, tutti, per quasi due ore, si misero a gridare in coro: «Grande è la Diana degli Efesini!»
Allora il segretario, calmata la folla, disse: «Uomini di Efeso, c'è forse qualcuno che non sappia che la città degli Efesini è la custode del tempio della grande Diana e della sua immagine caduta dal cielo? Queste cose sono incontestabili; perciò dovete calmarvi e non fare nulla in modo precipitoso; voi infatti avete condotto qua questi uomini, i quali non sono né sacrileghi, né bestemmiatori della nostra dea. Se dunque Demetrio e gli artigiani che sono con lui hanno qualcosa contro qualcuno, ci sono i tribunali e ci sono i proconsoli: si facciano citare gli uni e gli altri. Se poi volete ottenere qualcos'altro, la questione si risolverà in un'assemblea regolare. Infatti corriamo il rischio di essere accusati di sedizione per la riunione di oggi, non essendovi ragione alcuna con la quale poter giustificare questo tumulto». Detto questo, sciolse l'assemblea.
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(Atti 19:21-41 - La Bibbia)
Indice della serie sugli Atti degli apostoli
Immaginiamo di essere circondati da migliaia e migliaia di persone che alzano la voce e gridano contro di noi. Come ci sentiremmo? Credo che il solo pensiero basti a terrorizzarci.
Quel giorno ad Efeso Gaio e Aristarco, macedoni, compagni di viaggio di Paolo fecero questa terribile esperienza. Furono trascinati nel teatro di Efeso che era enorme e poteva contenere fino a circa 24000 persone, paragonabile quindi ad uno stadio di calcio dei nostri tempi...
Dovettero sopportare una folla inferocita che urlava "Grande è la Diana degli Efesini!". Alessandro un ebreo che voleva tenere un discorso in difesa dei discepoli, proprio perché era ebreo, e quindi considerato affine a coloro che avevano portato quegli insegnamenti ad Efeso, scatenò ancora di più le ire dei presenti. Addirittura continuarono a gridare «Grande è la Diana degli Efesini!