0
E qu" title="Submit this to Pinterest" rel="noopener noreferrer">Pinterest0
0
Le mura furono portate a termine il venticinquesimo giorno di Elul, in cinquantadue giorni.
E quando tutti i nostri nemici lo seppero, tutte le nazioni circostanti furono prese da timore,
e provarono una grande umiliazione perché riconobbero che questa opera si era compiuta con l’aiuto del nostro Dio.
—
(Neemia 6:15-16 – La bibbia)
Serie completa pensieri sul libro di Neemia
Nonostante tutti gli ostacoli esterni ed interni posti sul cammino di Neemia e degli altri costruttori, le mura furono ricostruite in cinquantadue giorni.
Il ritmo con cui Neemia e il suo popolo lavorarono per ricostruire le mura è incredibile. Neemia aveva lasciato Susa in primavera, nel mese di Nisan e, considerando il viaggio per arrivare a Gerusalemme, potrebbe essere arrivato là intorno a metà luglio e, all’inizio dell’autunno, i lavori delle mura erano completati.
Fu un’impresa davvero straordinaria. Certamente, per ottenere questo risultato giocarono un ruolo importante la quantità di persone che lavorarono insieme con costanza e zelo. All’epoca le mura di Gerusalemme che furono ricostruite erano lunghe meno di 4 km ma si trattava comunque di un grosso lavoro per le persone coinvolte, che richiese sicuramente molto impegno e determinazione.
Furono importanti anche la fermezza di Neemia, il suo modo di resistere di fronte all’opposizione esterna ed interna, la sua rinuncia al profitto personale, il suo impegno in prima persona per la buona riuscita dell’impresa, la collaborazione tra molte persone non solo residenti a Gerusalemme ma anche provenienti dal territorio circostante.
Tutto questo contribuì all’impresa, ma Neemia si rendeva conto che tutto questo non sarebbe comunque stato sufficiente se non ci fosse stato un ingrediente determinante: la mano di Dio.
Al di là delle forze messe in campo, al di là della saggezza con cui Neemia guidò i lavori, Neemia riconobbe infatti che l’opera era stata portata a compimento con l’aiuto di Dio. Ma, cosa importante, furono soprattutto i nemici a doverlo riconoscere, provando una grande umiliazione e un grande timore. Come accadde altre volte nella storia di Israele i nemici dovettero riconoscere che Neemia e il suo popolo avevano una marcia in più, qualcosa che andava oltre le loro capacità naturali. Non fu un’impresa solo umana, fu un’impresa di Dio, che fu possibile completare solo attraverso l’intervento e il sostegno di Dio.
In un tempo in cui siamo tutti molto bravi a vantarci delle nostre capacità e a dare la colpa ad altri quando le cose vanno male, abbiamo molto da imparare da Neemia il quale seppe confidare in Dio e seppe anche dare i meriti a Dio per la sua impresa. Ma soprattutto diede un’occasione di riflessione ai nemici.
Quando coloro che non credono in Dio sono costretti ad ammettere che c’è qualcosa di diverso in noi, qualcosa di diverso nel nostro modo di agire,