(Testo di riferimento: Matteo 26,1-25 - La Bibbia)
Siamo arrivati all'episodio 55 della nostra serie sul vangelo di Matteo.
È un episodio con il quale entriamo nella parte finale del vangelo, gli ultimi tre capitoli, quelli che si concentrano sugli ultimi momenti di Gesù con i suoi discepoli, sul suo arresto, sul processo, sulla sua morte e sulla sua risurrezione.
In particolare in questo episodio vedremo il momento in cui Giuda decise di tradire Gesù. Cosa scatenò la sua decisione?
Quando Gesù ebbe finito tutti questi discorsi, disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua, e il Figlio dell'uomo sarà consegnato per essere crocifisso». (Matteo 26,1)
Pochi giorni prima, al suo ingresso in Gerusalemme, la folla lo aveva accolto come un re e forse qualche discepolo, nel suo cuore, aveva pensato che le cose potessero andare diversamente. Ma Gesù confermò ancora una volta che sarebbe stato crocifisso, ovvero sarebbe morto come se fosse un malfattore. L'evangelista Matteo non registra qui nessuna reazione da parte dei discepoli, ma conferma le parole di Gesù descrivendoci ciò che accadde subito dopo:
Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote che si chiamava Caiafa, e deliberarono di prendere Gesù con inganno e di farlo morire. Ma dicevano: «Non durante la festa, perché non accada qualche tumulto nel popolo». (Matteo 26, 2-4)
Ciò che Gesù aveva previsto si stava concretizzando. Dopo i confronti duri tra Gesù e i capi del popolo nei giorni precedenti, questi ultimi avevano preso la loro decisione definitiva. Gesù doveva essere tolto di mezzo in un modo o nell'altro, anche utilizzando l'inganno. Essi sapevano comunque che durante la festa, in pubblico, sarebbe stato difficile, a causa di tutte le persone che mostravano simpatia nei confronti di Gesù. Dovevano quindi trovare il modo e il momento opportuno. Come vedremo, sarà proprio un apostolo di Gesù, Giuda, a risolvere il loro problema.
A proposito di Giuda, perché decise di tradire Gesù? I vangeli non lo dicono in modo esplicito, ma ce lo fanno capire. In particolare, Matteo inserisce in questa sezione un episodio che si era verificato qualche giorno prima, mentre Gesù si trovava a Betania. Quell'episodio, probabilmente, fu per Giuda la goccia che fece traboccare il vaso.
Mentre Gesù era a Betania, in casa di Simone il lebbroso, venne a lui una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d'olio profumato di gran valore e lo versò sul capo di lui che stava a tavola. Veduto ciò, i discepoli si indignarono e dissero: «Perché questo spreco? Quest'olio si sarebbe potuto vendere caro e dare il denaro ai poveri». Ma Gesù se ne accorse e disse loro: «Perché date noia a questa donna? Ha fatto una buona azione verso di me. Perché i poveri li avete sempre con voi, ma me non mi avete sempre. Versando quest'olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura. In verità vi dico che in tutto il mondo, dovunque sarà predicato questo vangelo, anche ciò che ella ha fatto sarà raccontato in memoria di lei». (Matteo 26, 6-12)
L'episodio si era svolto proprio qualche giorno prima a Betania mentre Gesù si trovava a tavola in casa di un certo Simone detto il lebbroso.
Si noti il contrasto tra i capi del popolo descritti nel paragrafo precedente, che odiavano Gesù al punto da essere pronti a farlo morire anche con l'inganno, e il gesto d’amore straordinario fatto da quella donna. Non possiamo pensare che quella donna si permise di prendere un vaso di olio profumato appartenente al padrone di casa, ma era certamente andata lì portando con sé quel...