Monia Ciocioni Podcast

Uscire dal freeze


Listen Later

Lo sguardo si fissa nel vuoto. I pensieri rallentano fino a fermarsi. Il corpo diventa pesante, immobile, come se qualcuno avesse staccato la corrente. Sei lì, ma non del tutto. E mentre accade, una voce dentro ti accusa: muoviti, reagisci, perché resti bloccata così?

Quella voce non ha capito cosa sta succedendo. Perché quello che stai vivendo non è pigrizia, non è mancanza di carattere. È il freeze. E ha radici profonde quanto la vita stessa.

La terza risposta

Tutti conosciamo attacco e fuga. Sono le due risposte allo stress di cui si parla sempre: il corpo che si carica per affrontare la minaccia o per scappare. Ma ce n’è una terza, più arcaica, che entra in gioco quando le prime due sembrano impossibili: l’immobilizzazione.

È la stessa risposta che fa “fingere la morte” all’animale braccato quando non può più né combattere né correre. Il sistema nervoso, attraverso il ramo dorsale del nervo vago, abbassa tutto: battito, energia, presenza. Si spegne per proteggerti da ciò che percepisce come ingestibile.

Nel corpo umano questo si traduce in quella sensazione di blocco, di distacco, di nebbia. Non stai scegliendo di non agire. Il tuo sistema ha scelto per te, e l’ha fatto per tenerti al sicuro nel modo più antico che conosce.

Capire questo cambia tutto. Perché finché ti accusi di essere debole, aggiungi vergogna al blocco. Quando invece riconosci il freeze per quello che è — una risposta di sopravvivenza — puoi smettere di combatterti e iniziare ad accompagnarti fuori.

Il movimento come via d’uscita

Dal freeze non si esce con la testa. Non puoi pensare “ora mi sblocco” e sbloccarti, perché il blocco è esattamente nella parte del sistema che i pensieri non raggiungono.

Si esce dal basso, dal corpo, dal movimento. Anche minimo. Muovere le dita dei piedi. Premere i piedi contro il pavimento e sentire il contatto. Alzarsi e camminare per la stanza. Scuotere le mani, le braccia. Sono gesti piccoli, ma dicono al sistema nervoso una cosa precisa: il corpo può muoversi, quindi non sei più in trappola. Ed è da lì che l’energia ricomincia a circolare.

Il movimento è il segnale che riaccende la corrente.

Il rituale: Incenso e Balance

Quando sento arrivare il blocco — o quando ne sto uscendo e voglio aiutare il corpo a tornare presente — uso l’olfatto come ancora.

L’Incenso ha una qualità che trovo insostituibile in questi momenti: è profondo, radicante, ti riporta nel corpo senza scuoterti. Lo respiro lentamente, lasciando che l’aroma mi ancori al qui e ora, mentre muovo piano piedi e mani.

Poi Balance, la miscela radicante per eccellenza: una goccia sotto i piedi o sui polsi. Il nome dice già tutto — riportare equilibrio, riportare terra sotto un sistema che si era staccato. L’olfatto arriva diretto al sistema limbico, più in fretta di qualsiasi parola, e diventa il segnale costante che il corpo impara a riconoscere: ora puoi tornare.

Tre cose da portare con te

La prima: il freeze non è debolezza. È la risposta di sopravvivenza più antica che hai, e fa esattamente il suo lavoro.

La seconda: non esci dal blocco pensando. Esci muovendoti — anche solo le dita dei piedi. Il movimento riaccende il sistema.

La terza: l’olfatto è un’ancora che riporta il corpo nel presente. Incenso e Balance, respirati lentamente, dicono al sistema nervoso che il pericolo è passato.

E ora dimmi: quando ti capita di bloccarti, qual è il primo piccolo movimento che riesci a fare? A volte è proprio lì che inizia il ritorno.

🎧 Ascolta l’episodio completo qui sotto — e se non vuoi perderti i prossimi, iscriviti.



This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit moniaciocioni.substack.com
...more
View all episodesView all episodes
Download on the App Store

Monia Ciocioni PodcastBy Monia Ciocioni