Michele è un archeologo della provincia di Brindisi, formato interamente a Lecce: triennale, magistrale, scuola di specializzazione e poi dottorato. Dalla magistrale collabora con la missione archeologica italiana di Hierapolis, in Turchia, attiva dal 1957 in un sito UNESCO che richiama ogni anno circa due milioni e mezzo di visitatori.
Hierapolis non è un posto qualunque. Sorge su vasche bianche di travertino create da sorgenti termali sotterranee cariche di gas. Michele la racconta come un luogo quasi cinematografico: si scava dentro faglie sismiche, tra pareti di roccia e acqua che scorre da millenni. A volte bisogna fermarsi perché si intercetta una sacca di gas. Per capire se c’è ossigeno usano un metodo elementare: l’accendino. Se si spegne, è il momento di andarsene. Un collega glielo ha detto in modo perfetto: quando senti odore di Ferrarelle, vattene.
Nell’antichità quel gas veniva usato nei culti. Davanti al santuario di Ade i tori collassavano perché il gas ristagna in basso, mentre i sacerdoti, restando più in alto, sopravvivevano. È anche il luogo dove la tradizione colloca il martirio dell’apostolo Filippo, nel circuito delle sette città dell’Apocalisse. Dagli inferi al paradiso.
Michele smonta due miti. Il primo: con l’archeologia non si guadagna. Falso. Ci sono archeologi con ottime entrate e famiglie da mantenere. Il problema è che in Italia la partita IVA viene spesso vissuta come una colpa morale, e molti accettano appalti al ribasso, alimentando il sistema delle paghe basse. Durante il Covid, lui guadagnava di più facendo sorveglianza archeologica che da dottorando.
Il secondo mito: gli archeologi bloccano i lavori. Anche questo è falso. Se un cantiere accumula centinaia di giorni di ritardo per inefficienze organizzative e burocratiche, non puoi prendertela con chi ferma tutto due giorni per una tomba. Roma fatica ancora con la terza linea della metro. Istanbul, città storicamente comparabile, ne ha sei o sette.
Poi c’è la tecnologia. Michele lavora con fotogrammetria, droni, laser scanner, modellazione 3D e GIS. E dice una cosa netta: chi parla di futuro dell’archeologia è già in ritardo. Questo non è il futuro. È il presente. Le competenze digitali gli hanno aperto porte anche fuori dal settore, con richieste arrivate perfino da ingegneri e biologi. Eppure all’università i corsi di GIS continuano ad avere pochissimi studenti.
Sul sistema universitario è lucido e preoccupato. Il PNRR ha gonfiato il numero dei dottorati, ma i fondi calano, i progetti si restringono e le figure intermedie rischiano di sparire. Forse una minima parte entrerà in università. Gli altri saranno fuori.
Infine, il momento che gli ha fatto capire perché fa questo mestiere. Nel 2021, da solo, sul santuario, apre una piccola trincea esplorativa. Esce una ceramica nera, insolita. Il giorno dopo arriva la conferma: pasta grigia ellenistica, decisiva per datare quel muro. Da quella piccola evidenza nasce uno scavo estensivo che porterà a scoperte inattese. Una pietra minuscola che scatena una valanga.
Capitoli
0:01 — Chi è Michele
4:35 — Mito 1: con l’archeologia non si guadagna
8:19 — Mito 2: gli archeologi bloccano i lavori
13:03 — La mentalità da smontare
16:28 — Chiudere un occhio?
19:11 — Hierapolis: dagli inferi al paradiso
22:36 — Scavare con il gas letale
25:24 — Archeologia e informatica
31:22 — La cazzuola
33:18 — Una giornata in missione
40:08 — Diplomazia e finanziamenti
44:51 — Il rapporto con i locali
50:05 — Business dell’archeologia
1:05:04 — Università e dottorati PNRR
1:13:11 — Troppi dottorati o pochi fondi?
1:19:01 — Cervelli regalati all’estero
1:23:02 — Dove scaverebbe senza limiti
1:26:01 — La ceramica che cambia tutto
The Vincenzo Martemucci Show. Guarda, ascolta, giudica. Se hai una storia, un’esperienza o un punto di vista da raccontare, scrivimi.