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Ci sono persone che nella tua vita hanno fatto la differenza. Semplicemente perchè ti hanno dato qualcosa...
Un consiglio.
Una competenza.
Un frase che ti torna in mente ancora oggi.
Nelle storie, quella figura ha un nome preciso: il Mentore e in questo episodio di Wonderoom esploriamo una delle figure archetipiche più potenti descritte da Christopher Vogler ne Il viaggio dell’eroe.
In questa puntata scoprirai:
Parleremo di esempi concreti come Obi-Wan Kenobi, Merlino, la Fata Madrina, Morpheus, Mr. Miyagi, Rafiki e molti altri, per capire cosa hanno in comune e perché funzionano.
Se stai scrivendo un romanzo, una sceneggiatura, una web serie o stai costruendo la tua narrazione personale... premi play.
Benvenuto in Wonderoom!
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Corso Online "A caccia di idee"
Microdrama: la fine delle storie o il loro futuro?
Hai 60 secondi.
Sessanta secondi per catturare l’attenzione prima che qualcuno scrolli via. Se non bastano… la tua storia non esiste.
Benvenuto nell’era del microdrama.
In questo episodio di Wonderoom esploriamo il nuovo formato narrativo che sta rivoluzionando il modo in cui consumiamo le storie: episodi da 30 a 90 secondi, verticali, seriali, costruiti su conflitto immediato ed emozione amplificata.
Ma la vera domanda non è cos’è il microdrama.
La vera domanda è:
👉 cosa rivela su come raccontiamo oggi?
In questo episodio scoprirai:
Il microdrama è solo una moda passeggera?
O è uno specchio che ci costringe a eliminare il superfluo e tornare all’essenziale?
Se scrivi, racconti storie o vuoi capire dove sta andando la narrazione contemporanea… questo episodio è per te!
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In questo episodio di Wonderoom facciamo un ripasso di una delle figure archetipiche più affascinanti e destabilizzanti della narrazione: lo Shapeshifter, così come descritto da Christopher Vogler ne Il viaggio dell’eroe.
Un archetipo che non serve a dare risposte, ma a far vacillare certezze.E che costringe l’eroe (e noi con lui) a rimettere in discussione fiducia, desiderio e proiezioni.
In questo episodio scoprirai:
Premi play se vuoi capire perché, nelle storie (e spesso nella vita) il vero rischio non è amare…ma fidarsi.
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Viviamo immersi in un flusso continuo di micro-urgenze: mail, messaggi, notifiche, risposte da dare subito. Quando restiamo troppo a lungo dentro quel flusso, tutto sembra improvvisamente vitale.
Ogni piccolo errore diventa una minaccia. Ogni ritardo una colpa. Ogni silenzio un possibile disastro.
In questo episodio di Wonderoom parliamo di una frase scomoda, ma necessaria:
👉 “Lavorare di continuo è un’affascinante forma di pigrizia.”
Non perché non si faccia nulla.
Ma perché, a volte, il lavoro incessante diventa un guscio: ci tiene occupati, ma non ci fa crescere.
In questa puntata scoprirai:
Troverai anche 3 domande pratiche da usare davvero, ogni volta che senti di essere intrappolata/o nel fare continuo, per capire se quello che stai facendo ti sta facendo crescere… o ti sta solo tenendo occupata/o.
Questo non è un episodio motivazionale.
È un episodio utile a prendere lucidità.
Premi play se senti che: sei sempre “sul pezzo” ma sempre stanca/o, tutto sembra urgente, ma niente davvero essenziale, stai lavorando tanto, ma hai perso il senso della direzione.
Forse non sei in ritardo.
Forse stai facendo il lavoro invisibile che serve davvero.
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Worldbuilding nella realtà: come i brand, le community e i progetti costruiscono mondi abitabili
Negli ultimi episodi abbiamo parlato di mondi narrativi: di regole, limiti, conseguenze.
Di perché alcune storie funzionano e altre crollano. In questo episodio facciamo un passo in più.
Perché gli stessi meccanismi che ti fanno abitare un mondo di fiction sono all’opera ogni giorno nella realtà che ti circonda.
Nei brand che scegli.
Nelle community in cui entri.
Nei progetti a cui dedichi tempo, energia e fiducia.
In questa puntata parliamo di worldbuilding applicato alla vita reale, senza demonizzarlo e senza moralismi. Non per “smascherare un trucco”, ma per imparare a riconoscere come funziona.In questo episodio scoprirai:
Parliamo anche di esempi concreti, di scelte reali, di identità, appartenenza, confini.
E chiudiamo il cerchio collegando tutto a Rabbit Hole, per mostrare cosa significa (davvero) costruire un mondo coerente nel tempo.
👉 Questo episodio non ti insegna a scrivere una storia. Ti insegna a leggere i mondi in cui vivi ogni giorno. E a scegliere, con più lucidità, dove stare.
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Quando pensiamo al worldbuilding immaginiamo mappe, regole, dettagli, spiegazioni.
Ma i mondi narrativi che ricordiamo davvero fanno un’altra cosa: prendono posizione.
In questo episodio di Wonderoom facciamo un passo in più rispetto alla Parte 1 e parliamo di worldbuilding non come tecnica descrittiva, ma come dispositivo narrativo emotivo.
In questo episodio esploriamo:
Vediamo esempi concreti da film e serie:
E infine, il ponte con la vita reale: anche un podcast, una community, un progetto creativo sono mondi narrativi.
E comunicano qualcosa ancora prima dei contenuti.
👉 Che tipo di mondo stai costruendo per chi entra?
Premi play e iniziamo da lì.
👉 Scegli i tuoi contenuti gratuiti da scaricare cliccando QUI!
Perché alcune storie continuano a funzionare anche quando rallentano, cambiano tono o si prendono dei rischi?
E perché altre, pur partendo da idee brillanti, a un certo punto si sgonfiano?
La risposta non è (solo) nella trama.
È nel worldbuilding.
In questo episodio di Wonderoom smontiamo l’idea ingenua che costruire un mondo significhi “inventare tante cose” e andiamo al cuore della questione:
👉 un mondo narrativo funziona quando impone regole, limiti e conseguenze.
In questa puntata parliamo di:
Spoiler utile:
Se una storia non funziona, spesso il problema non è cosa succede.È dove succede.
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Ogni volta che finisce una grande serie succede sempre la stessa cosa.
Qualcuno piange.
Qualcuno si arrabbia.
Qualcuno dice: “Non doveva finire così.”
È successo con Stranger Things. È successo prima con Lost, Game of Thrones, Harry Potter, Il Signore degli Anelli.
E non perché gli autori abbiano sbagliato, ma perché a un certo punto le storie smettono di essere solo storie. Diventano luoghi emotivi in cui abitiamo.
In questo episodio di Wonderoom non ti dirò se il finale di Stranger Things è giusto o sbagliato.
Ne faremo una più interessante: cosa succede, a livello narrativo, quando una storia non deve più stupire… ma imparare a lasciar andare?
In questa puntata analizziamo:
Questo episodio è pensato per chi ama Stranger Things, ma soprattutto per chi racconta storie (o vuole farlo).
Ascolta l’episodio completo e poi dimmi: se dovessi riassumere in una sola parola come ti ha fatto sentire il finale di Stranger Things, quale sarebbe?
Scrivimelo nei commenti.
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Questo episodio non è solo una lezione.
È un gioco narrativo guidato.
In questa puntata di Wonderoom ti accompagno in una sfida:
👉 inventare una storia dall’inizio alla fine rispondendo a 10 domande precise.
Niente preparazione.
Niente idea “geniale” da avere prima.
Carta, penna (o note del telefono) e disponibilità a giocare.
Durante l’episodio attraversiamo tutto l’arco narrativo di una storia senza ansia da prestazione.
Cosa ottieni alla fine dell’episodio
Come funziona il gioco
🎁 Il regalo di fine anno
Se entro il 6 gennaio mi mandi un piccolo feedback su Wonderoom QUI, ti invierò:
Perché tutto quello che facciamo in questo episodio è solo una piccola parte del metodo completo che uso per aiutare autori, autrici e creativi a scrivere storie che arrivano fino alla parola “Fine”.
Se hai una storia in testa da troppo tempo.
Se continui a rimandare.
Se ti blocchi sempre all’inizio.
👉 Questo episodio è il tuo punto di partenza.
Premi play e inizia a giocare!
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Stranger Things viene spesso liquidata così:
“Ha funzionato perché gioca con la nostalgia degli anni ’80.”
Ma se fosse solo questo, non saremmo qui a parlarne dopo dieci anni.
In questo episodio di Wonderoom Parliamo di perché Stranger Things è diventata una storia che le persone sentono propria.
Dentro l’episodio esploriamo:
Premi play.
Ti aspetto nel sottosopra!
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