Manca poco. Ci siamo, anzi, ci risiamo. Come ogni anno, a fine gennaio, va in pista l’ormai tradizionale spettacolo magico del circo delle vanità del WEF, il World Economic Forum.Sotto la ferrea regia e conduzione del Maestro delle Cerimonie Professore Klaus Schwab, i potenti della Terra si fanno pagare dalle rispettive aziende e istituzioni una settimana di vacanza sulle candide nevi della mistica montagna di Davos, Cantone dei Grigioni, Confederazione Elvetica, ovvero Svizzera. I 600 e passa impiegati della premiata ditta WEF hanno lavorato per 12 mesi per organizzare simposi, conferenze, tavole rotonde, incontri più o meno riservati il cui scopo dichiarato è parlare del futuro del mondo, della sua economia, delle sue tecnologie, delle sue genti.L’obiettivo primario è promuovere e alimentare il cosiddetto Networking di alto livello, dando la possibilità a capi di Stato, Ministri, politici, amministratori delegati di multinazionali, accademici, tecnologi, innovatori, rappresentanti della società civile, giornalisti, giovani rampanti, leader vari del settore pubblico e privato di tenere discrete riunioni e private discussioni lontano dalle vigili e sensibili orecchie dei media. Interazioni informali che mettono in secondo piano le sempre bene coreografate sessioni ufficiali.