Sono tante le cose che non capisco. Alcune però le capisco meno di altre. Non mi capacito come possa un popolo di antica democrazia, serio, attento agli sprechi, educato al risparmio, spendere, senza batter ciglio, 36,5 milioni di franchi svizzeri per consentire al World Economic Forum, organizzazione di fatto privata, di metter in piedi lo spettacolo del circo internazionale conosciuto come Forum di Davos: cinque giorni di incontri, dibattiti e conferenze in un paesotto, che chiamarla città è un’esagerazione, sperduto nelle alpi grigionesi.Una volta all’anno Davos si trasforma nel luogo più sicuro del mondo. Lo spazio aereo, per un raggio di 46 chilometri, viene interdetto. Caccia, elicotteri e aerei dell’esercito svizzero sono sempre in servizio. Vengono definite zone ad accesso controllato e posti di blocco. Sui tetti innevati tiratori scelti in tuta mimetica, ovviamente bianca.Il tutto per proteggere i circa 2500 VIP, la “crème de la crème” dell’economia, della scienza, della politica mondiale. A complicare le cose, dopo sei anni di assenza, quest’anno, cinquantaseiesimo evento, partecipa il presidente degli Stati Uniti, l’ottimo Donald Trump. Un veterano: è la sua terza volta. Oltre a lui ci sarà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e quello israeliano Isaac Herzog. In totale, come comunicato dal WEF, parteciperanno oltre sessanta capi di Stato e di governo.