Francesco Piccolo nel suo saggio Son qui: m’ammazzi (Einaudi 2025) rilegge tredici capolavori che, con i loro protagonisti, sono entrati nelle nostre vite e hanno segnato in maniera indelebile il nostro immaginario, contribuendo a legittimare il mito della maschilità e la cultura virile. Se l’impressione che abbiamo degli uomini è che siano potenti, arroganti, violenti, egoisti e famelici, allora, di questi uomini, ve ne sarà traccia anche nelle opere chiave della nostra letteratura, quelle che hanno in qualche modo contribuito a consolidare una certa idea di maschio. Francesco Piccolo nel monologo tratto dal suo saggio ci racconta alcuni di questi personaggi radicati nell’immaginario culturale e formativo delle nostre generazioni e delle future. Dall’Innominato di Manzoni, al Principe di Salina, fino al Bell’Antonio di Brancati e Milton di Fenoglio: maschi, tutti sempre uguali a sé stessi, vigliacchi e furiosi, gelosi e violenti, al centro di romanzi che hanno costruito il canone della letteratura italiana. L’affondo sulla contemporaneità è su Zeno Cosini, arrogante e fragile al tempo stesso, irrazionale che si finge ponderato, ma soprattutto, come ogni uomo che si rispetti, tarlato dal desiderio, che una volta piantato in testa non schioda più e fa compiere i gesti più sciocchi e sconsiderati.